Pubblicato in: Sab, Ott 20th, 2012

Disturbi dell’apprendimento/La Scuola per i DSA: passi da gigante grazie alla 170/2010

Il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecce, la dott.ssa Marcella Rucco, interviene nel dibattito già avviato la scorsa settimana dal nostro giornale.  

Il dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecce, la dott.ssa Marcella Rucco, spiega il grande passo in avanti compiuto dalla legislazione italiana nel momento in cui ha scandagliato la realtà dei Dsa, distinguendoli del tutto, anche nei meccanismi d’intervento dei do­centi, dalle disabilità mentali. “Non è un disturbo che viene considerato tale da determinare interventi di sostegno – afferma infattila Diri­gente -. I dsa sono riconosciuti dalla 170 come situazioni di criticità rispetto agli apprendimenti basilari e la legge prevede che la scuola presti una particolare attenzione a questa patologia, ben diversa dalle disabilità”.

Tuttavia la recente normativa, individuando precisamente le caratteristiche dei disturbi dell’ap­prendimento, “prevede a tal pro­posito delle misure compensative o integrative rispetto alla normale attività didattica. Il corpo docente deve quindi avere l’accortezza di intervenire con forme di supporto, che possono essere direttamente collegate ad una migliore orga­nizzazione dell’attività didattica, ad una maggiore flessibilità nella composizione dei gruppi ma anche all’ausilio di strumenti interattivi e tecnologici, che possano facilitare il processo di apprendimento dello studente”.

“Gli strumenti compensativi – come leggiamo nel testo di legge – sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria”. Le misure dispensative sono invece “interventi che con­sentono all’alunno o allo studente di non svolgere alcune prestazioni che, a causa del disturbo, risultano particolarmente difficoltose e che non migliorano l’apprendimen­to.

Per esempio, non è utile far leggere a un alunno con dislessia un lungo brano, in quanto l’esercizio, per via del disturbo, non migliora la sua prestazione nella lettura”. “La scuola, se prima in qualche modo aveva sottovalutato queste problematiche, ricollegandole ad una forma di disattenzione ed irrequietezza del ragazzo – conclude la dott.ssa Rucco – prende finalmente atto di questi disturbi, ben definiti anche dal punto di vista clinico, e cerca di operare una modalità didattica più funzionale a questi ragazzi: è questo il nocciolo in cui ri­siede l’importanza della legge 170 del2010”.

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