Pubblicato in: Gio, Ott 11th, 2012

Disturbo dell’apprendimento come accorgersene? Cosa fare?

Didattica e DSA/Già in famiglia occorre fare molta attenzione prima di rivolgersi a un consulente specialista. evitare di confondere le difficoltà con la svogliatezza.  

“Il disturbo dell’apprendimento in uno studente di scuola media si in­dividua anzitutto attraverso una len­tezza nella lettura ad alta voce, che incide sulla comprensione del testo: trovando difficoltà nel decodificare i segni, si dà meno importanza a ciò che si legge”. Annamaria Agrimi, docente di scuola secondaria di I grado nell’istituto comprensivo “Galateo-Frigole” di Lecce, elenca i segnali più eclatanti che inne­scano l’ipotesi di disturbi specifici dell’apprendimento. “Riguardo disgrafia e disortografia, si possono rilevare dall’inversione di lettere e simboli, dagli errori ortografici troppo frequenti, dalla mancanza quasi totale di punteggiatura. Spes­so a questo si associa la discalculia, la difficoltà a memorizzare soprat­tutto le tabelline”.

Le avvisaglie sono molte, ma per riconoscerle occorre esercizio. “I genitori, soprattutto se hanno avuto altri figli, possono notare delle differenze, ma sono gli insegnanti le menti di confronti in grado di individuare il problema. L’errore che comunque i familiari dovreb­bero evitare è quello di scambiare le reali difficoltà del bambino con una mancanza di volontà o svoglia­tezza, colpevolizzandolo e punen­dolo”. Ovviamente, nel momento in cui subentra un sospetto di dsa, è necessario richiedere una consu­lenza specialistica affinché venga effettuata una diagnosi che con­senta agli insegnanti di intervenire e ai bambini di usufruire di alcuni diritti spettanti per legge. “La figura dell’insegnante di sostegno – spiega la docente – non è prevista per i di­slessici puri, perché le loro capacità cognitive rientrano nella norma; in alcune regioni, però, vengono stan­ziati fondi per nominare insegnanti che aiutino i bambini”.

I professori hanno un ruolo fonda­mentale anche nell’integrazione dei bambini con disturbi dell’apprendi­mento: “devono far capire al resto della classe che si può lavorare in un modo diverso, utilizzando una didattica inclusiva che preveda lavori di gruppo, strumenti multi­mediali e interattivi che possano favorire tipi di apprendimento alter­nativi”. Inoltre, previa autorizzazio­ne dei genitori, “si potrebbe – con­clude la prof.ssa Agrimi – portare il resto della classe a conoscenza del problema che il compagno affronta perché i bambini, quando capisco­no il disagio, vengono incontro e sviluppano quel sentimento solidale che dovrebbe essere alla base di ogni gruppo”. 

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