Disturbo dell’apprendimento come accorgersene? Cosa fare?
Didattica e DSA/Già in famiglia occorre fare molta attenzione prima di rivolgersi a un consulente specialista. evitare di confondere le difficoltà con la svogliatezza.
“Il disturbo dell’apprendimento in uno studente di scuola media si individua anzitutto attraverso una lentezza nella lettura ad alta voce, che incide sulla comprensione del testo: trovando difficoltà nel decodificare i segni, si dà meno importanza a ciò che si legge”. Annamaria Agrimi, docente di scuola secondaria di I grado nell’istituto comprensivo “Galateo-Frigole” di Lecce, elenca i segnali più eclatanti che innescano l’ipotesi di disturbi specifici dell’apprendimento. “Riguardo disgrafia e disortografia, si possono rilevare dall’inversione di lettere e simboli, dagli errori ortografici troppo frequenti, dalla mancanza quasi totale di punteggiatura. Spesso a questo si associa la discalculia, la difficoltà a memorizzare soprattutto le tabelline”.
Le avvisaglie sono molte, ma per riconoscerle occorre esercizio. “I genitori, soprattutto se hanno avuto altri figli, possono notare delle differenze, ma sono gli insegnanti le menti di confronti in grado di individuare il problema. L’errore che comunque i familiari dovrebbero evitare è quello di scambiare le reali difficoltà del bambino con una mancanza di volontà o svogliatezza, colpevolizzandolo e punendolo”. Ovviamente, nel momento in cui subentra un sospetto di dsa, è necessario richiedere una consulenza specialistica affinché venga effettuata una diagnosi che consenta agli insegnanti di intervenire e ai bambini di usufruire di alcuni diritti spettanti per legge. “La figura dell’insegnante di sostegno – spiega la docente – non è prevista per i dislessici puri, perché le loro capacità cognitive rientrano nella norma; in alcune regioni, però, vengono stanziati fondi per nominare insegnanti che aiutino i bambini”.
I professori hanno un ruolo fondamentale anche nell’integrazione dei bambini con disturbi dell’apprendimento: “devono far capire al resto della classe che si può lavorare in un modo diverso, utilizzando una didattica inclusiva che preveda lavori di gruppo, strumenti multimediali e interattivi che possano favorire tipi di apprendimento alternativi”. Inoltre, previa autorizzazione dei genitori, “si potrebbe – conclude la prof.ssa Agrimi – portare il resto della classe a conoscenza del problema che il compagno affronta perché i bambini, quando capiscono il disagio, vengono incontro e sviluppano quel sentimento solidale che dovrebbe essere alla base di ogni gruppo”.















