Pubblicato in: Gio, Ott 11th, 2012

Disturbo dell’apprendimento come accorgersene? Cosa fare?

Batterie di esercizi per potenziare le funzioni pregiudicate  

I disturbi specifici dell’apprendimento sono deficit correlati ai contenuti didattici tradizionali: il leggere, lo scrivere ed il “far di conto”. Essi si concretizzano infatti nella dislessia (difetto del “leggere”), nella disgrafia (difetto nello “scrivere”), nella discalculia (difetto del “far di conto”). In termini più specifici, essi si manifestano nelle seguenti difficoltà. La dislessia è un difetto della lettura che, in termini molto generali, si manifesta nell’incapacità di leggere cor­rettamente le parole, o perché non si sanno convertire le lettere nei suoni corrispondenti (difetto nella conversione grafema-fonema) o perché non si comprende il significato delle parole.

La disgrafia consiste invece nella incapacità di scrivere correttamente le parole, o perché il soggetto presenta difficoltà nel tradurre i suoni verbali in segni grafici (difetto della conversione fonema-grafema), o perché non comprende il significato delle parole che legge.

La discalculia, infine si manifesta nell’incapacità di leggere e scrivere corretta­mente i numeri e di eseguire correttamente le operazioni aritmetiche. In ogni caso, perché si possa parlare di disturbo specifico dell’ap­prendimento è necessario che il soggetto che manifesta il deficit non rilevi danni neurologi­ci, non si trovi in situazioni di svantaggio o di deprivazione culturale e non presenti difficoltà emotive o ritardi mentali. Allo stesso tempo, il disturbo può essere rilevato esclusivamente attraverso appositi test e si può diagnosticare soltanto quando, in essi, il soggetto consegue risultati significativamente inferiori ai punteggi realizzati, nei medesimi test, da soggetti della sua stessa età che non presentano il disturbo.

A livello didattico, il recupero del deficit richiede senz’altro il confronto dell’allievo con batterie di esercizi che potenzino le funzioni pregiu­dicate. Al riguardo, esistono le pubblicazioni ed i manuali delle case editrici specializzate che offrono al docente materiali preziosi e ben organizzati. Allo stesso tempo, però, è necessario che, durante le esercitazioni su tali materiali, l’insegnante metta in atto tutta una serie di strategie relazionali finalizzate a soste­nere nell’allievo i vissuti di autoefficacia e il potenziamento della motivazione.

L’autoeffica­cia (definita dal Bandura come la convinzione che il soggetto ha di essere capace di eseguire adeguatamente un compito) può essere poten­ziata mettendo il bambino nella condizione di esperire il successo e la riuscita in compiti progressivamente più complessi (dall’elabora­zione di semplici fonemi, alla costruzione di parole, al confronto con le non parole – parole prive di significato).

La motivazione (intesa come potenziamento della disponibilità del bambino ad investire energie ed impegno personale nell’esecuzione dei compiti) può essere potenziata tanto sostenendo gli aspetti estrinseci della stessa (lodi ed apprezzamenti dell’insegnante, ricompense elargite alla fine della prestazione, che premiano non soltanto la riuscita, ma anche l’impegno); ma anche le componenti intrinseche, legate al potenziamen­to del piacere che il bambino può ricavare dal semplice esercizio nei compiti considerati in se stessi.

A tal riguardo, uno strumento che può potenziare la motivazione intrinseca consiste nel rendere consapevole il bambino, anche con appositi disegni, delle cose che egli riuscirà a fare se svolgerà in maniera dovuta quanto l’insegnante gli chiede.

Marco Piccinno

 

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