Pubblicato in: Sab, Ott 6th, 2012

Don Franco Mannarini: “Una cosa sola ho chiesto al Signore…”

È TORNATO ALLA CASA DEL PADRE LO SCORSO PRIMO OTTOBRE. L’ARCIVESCOVO IN CATTEDRALE: PER LUI LA NOVITÀ DELL’INCONTRO CON IL SIGNORE CHE HA AMATO ED È STATA L’ULTIMA RAGIONE DELLA SUA VITA.

Dall’Omelia funebre di mons. D’Ambrosio 

“MONS. RUPPI LO PRESENTERÀ AL SIGNORE” 

“Ieri mattina nell’ultima mia visita mi ha chiesto la comunione” . 

1. Siamo qui in questo tempio santo, la Chiesa Cattedrale, per affidare al Dio che risuscita e dà vita, il corpo mortale del nostro fratello carissimo Mons. Franco Mannarini.

Questa Chiesa per molti anni ha sperimentato e goduto le ansie e la passione per il Vangelo da annunziare e le anime da salvare del nostro caro don Franco. Qui ha vissuto la ricchezza del suo sacerdozio con generosa dedizione per oltre 40 anni, con un intelligente e puntuale annunzio della Parola, con vivace e testimoniante carità, vissuta come attenzione e sostegno ai piccoli, ai poveri, agli anziani.

Le opere da lui portate avanti sono la concreta conferma di queste parole.

Ha aiutato i suoi fedeli e il laicato a camminare nella fede, a vivere con serena disponibilità la partecipazio­ne responsabile alla vita e alla crescita della comunità, a gustare la liturgia come fonte e culmine della vita della Chiesa.

Scelto dal compianto Arcivescovo Mons. Cosmo Francesco Ruppi come suo Vicario Generale è stato un fidato, fedele, sagace, di­screto e sapiente collaboratore per l’intero arco dell’episcopato del compianto Pastore.

Amo pensare all’incontro nella Casa del Padre tra Mons. Ruppi e don Franco. Non man­cheranno al Pastore defunto le parole giuste e convincenti per presentare al Padre il suo fidato amico e collaboratore.

2. Ora èla Paroladi Dio poc’anzi proclamata a dare conforto al dolore dei familiari e al nostro per il distacco da un fratello a noi caro e suscitare la certa speranza che la vita a questo defunto non è stata tolta ma trasformata.

Questa certezza non è una nostra arrogante presunzione. Viene da Lui, dal Cristo: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna… Colui che mangia me, vivrà per me” (Gv 6, 54.57).

 

È il Corpo di Cristo Gesù è stato viatico per don Franco. Ieri mattina nell’ultima mia visita mi ha chiesto la comunione che non avevo portato, mi era stato detto che non riusciva ad inghiottire più nulla.

Con fede ha partecipato alla nostra preghiera e ha ricevuto l’Eucaristia dicendo per l’ultima volta il suo amen: Io credo Signore che tu sei vita e mi darai vita.

Deve essere consolante per voi familiari e con­fortante per la nostra fede, la parola di Giobbe ascoltata nella prima lettura: “Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non (un altro) da straniero” (Gb 19, 26-27).

Quante volte nella celebrazione della Liturgia delle Ore, questo nostro fratello ha pregato e invocato con le parole del Salmo 26: “Una cosa sola ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita… per contemplare la bellezza del Signore”.

In una delle ultime visite don Franco mi ha ripetuto in latino alcune parole dell’apostolo Paolo: “Cupio dissolvi et esse cum Cristo”, “Desidero, bramo morire per essere con Cristo”.

Quale il posto che il Signore, glielo chiediamo con fede e insistenza, riserva al nostro fratello che lo ha amato, servito, annunziato per tutta la sua vita?

La risposta è nel brano dell’Apocalisse procla­mato nella seconda lettura.

La scomparsa del mondo presente e dal mondo presente non ci chiude al nulla, apre e fa posto a una nuova creazione, dove non ci sono più le potenze ostili a Dio. C’è invece un cielo nuovo e una terra nuova. Il mondo nuovo non sarà più il teatro di azione del peccato e della morte. Il Regno di Dio penetrerà e vivificherà ogni cosa. La nostra dimora saràla Gerusalem­me nuova, la città santa dove godremo di una perfetta comunione con Dio.

Per don Franco ora ogni limite viene spezzato, ogni male scompare: “Né lutto, né lamento, né affanno”. “Ecco io faccio nuove tutte le cose”: per don Franco ora c’è la sorprendente novità dell’incontro con il Signore che ha amato ed è stato l’ultima ragione della sua vita.

 + Domenico D’Ambrosio

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