DON GIGI FANCIANO, 50 ANNI DI SERVIZIO
1962 – 1° Luglio – 2012/Giubileo sacerdotale/La comunità parrocchiale del Sacro Cuore di Lecce festeggia l’anniversario dell’Ordinazione del suo Pastore e grata innalza lodi e preghiere.
Chissà quante volte don Gigi, ascoltando suonare le campane della sua attuale parrocchia del Sacro Cuore di Gesù di Lecce, ritorna con la mente ed il cuore alla campana che porta il nome di sua madre, donna Tota. Perché nella sua parrocchia di origine, San Francesco d’Assisi di Lecce, le campane portano i nomi dei loro donatori, come donna Tota e come A.C. (l’Azione Cattolica). “Don Gigi Fanciano con impegno e tenacia ha eretto questo luogo di culto, consacrato da Mons. Mincuzzi il 21 Novembre 1982”: così recita la targa esposta nella chiesa che, partendo da uno spoglio locale, don Gigi ha anche materialmente costruito. I parrocchiani di allora, pur essendo trascorso un notevole lasso di tempo dalla sua presenza, ricordano, con un trasporto di autentica commozione ed affetto, la sua dinamicità comunitaria che ha determinato la nascita e lo sviluppo di diversi gruppi: dall’Azione Cattolica ragazzi al gruppo catechistico e al nutrito coro, dal gruppo teatrale all’Équipes Notre Dame delle coppie, il tutto attraversato dalla consacrazione di singole persone e famiglie al Sacro Cuore di Maria e dal sostegno alle famiglie per le adozioni internazionali.
Oltre al suo dinamismo, però, emerge in don Gigi “l’autorevolezza e la precisione di un uomo buono dal quale c’è sempre da imparare”, così si esprime Ugo Stanca, sacrestano del Sacro Cuore di Gesù. Un sacerdote che “svela in modo prorompente la sua sensibilità paterna, accompagnata dalla sua forte capacità di ascolto nella riservatezza del sacramento penitenziale”. In questo modo lo descrive Maria Caricasole Nuzzaci responsabile catechistica della Parrocchia. È sempre la profonda sensibilità spirituale che fonda, poi, il rapporto con il Coro parrocchiale “Schola Cantorum Sacro Cuore di Lecce”. La ‘sintonia spirituale’ cui fa riferimento la direttrice del coro, Cristina Calvani, è intesa, armonia nella musica come espressione di preghiera. Ma sono “le ginocchia consumate dalla preghiera”, di cui parla il diacono Antonio Casarano a fotografare un “sacerdote semplice, vero, tutto chiesa, carcere e preghiera”. Il rapporto filiale, poi, tra Maria Rosaria Manzo Andriani, referente dell’“Associazione cattolica di preghiera e missione Miriam” all’interno del Sacro Cuore, e don Gigi rappresenta il filo conduttore di un rapporto consolidato con il gruppo di preghiera fondato ventisei anni addietro dall’attuale Presidente Salvatore Giuri. Un ringraziamento particolare, infine, viene dal ‘braccio operativo’ della carità parrocchiale, il Gruppo di Volontariato Vincenziano. L’impegno personale di don Gigi, come dichiara la responsabile Sara Positano, ha garantito loro di operare in locali più dignitosi e consoni, nell’ambito della loro vocazione laicale, al servizio dei poveri della Parrocchia.
Cappellano Carcerario: promotore e anima della Comunità Speranza
Quarantasette anni di sincera amicizia e di stretta collaborazione con don Gigi nel volontariato carcerario sono di difficile sintesi nella narrazione della prof.ssa Santina Montinaro; ma Santina, come tutti la chiamano, esprime con intenso sentimento più di quello che le parole dicono.
Con passione e piena abnegazione è il ‘motore’ dell’unica associazione di volontariato carcerario operante sul territorio di Lecce e provincia: la “Comunità Speranza”. Fondata più di quindici anni addietro da ‘don Gigi nesciu” (come è chiamato dai detenuti), il quale da allora ne è Presidente, è la matura propagazione dell’impegno come cappellano del carcere, quale è don Gigi da trentotto anni. Con l’obiettivo di sensibilizzare alla solidarietà nei confronti dei carcerati, mirando a superare posizioni di diffidenza nella cultura della dignità di ogni persona, svolge continua attività di accoglienza, sostegno, formazione per il reinserimento sociale dei detenuti. La stretta collaborazione fra Santina e mons. Fanciano all’interno dell’Associazione trova, poi, il fulcro nel progetto editoriale ‘Piano di Fuga’, rivista bimensile interamente realizzata all’interno delle mura carcerarie.
Don Gigi “anima della Comunità Speranza”, chiarisce Santina, “coltiva regolarmente il rapporto spirituale, umano, formativo, lavorativo” con i venticinque membri dell’Associazione. Fare della carcerazione un motivo di crescita, ricordando che il carcere è conseguenza di un malessere morale, civile e sociale, è la motivazione dell’intenso lavoro per il recupero di una liberazione spirituale e materiale di coloro che sono spesso emarginati. La raccolta di beni tramitela Parrocchia, la presenza quotidiana presso i detenuti,la Giornataannuale del Carcerato istituita dalla Comunità Speranza la prima domenica di marzo, insieme alle altre attività, tracciano l’“inarrivabilità” del Sacerdote Gigi.
Anna Rosaria Piccinni- già direttore del Carcere di Lecce- /Non solo sostegno ai detenuti ma anche ai bambini e alle famiglie
L’intesa immediata che si è stabilita tra noi risale ad una medesima idea di fondo: la certezza della possibilità di riabilitazione e reinserimento della persona, anche quando ha sbagliato. Conoscevo di fama don Gigi già al mio arrivo, dopo aver direttola Casa Circondarialedi Brindisi. La sua forte personalità, il suo carattere battagliero, il suo spirito di iniziativa ne facevano un uomo al passo con i tempi e aperto al nuovo. Questo ci ha consentito, da subito, di entrare in sintonia e, dalla stima reciproca, è nata una collaborazione di unità di intenti e obiettivi. Pur nella dialettica caratteriale, si è costruito un rapporto di franchezza e trasparenza reciproche che ha permesso lo sviluppo di progetti all’avanguardia, grazie anche al momento legislativo favorevole.
Dalla Giornata del Carcerato alla Festa della Befana, dalla Festa della Mamma alla Festa del Papà, le diverse iniziative hanno sempre visto al centro l’accoglienza e l’interazione con i bambini, grazie alla Comunità Speranza: non più solo sostegno al detenuto, ma al detenuto in relazione alla sua famiglia. É stata, però, la sensibilità particolare di Don Gigi a fare di lui il pilastro della vita del carcere, caratterizzando la figura del Ministro di culto come figura di riferimento non solo spirituale, ma anche psicologica, materiale e familiare.
Con Don Gino Sergio, affinità e affetto sinceri e profondi
Tra mons. Luigi Sergio, per tutti don Gino, parroco della Chiesa di San Guido di Lecce, e mons. Luigi Fanciano vi è un’amicizia di 56 anni inevitabilmente condizionata da un’affinità e un affetto profondi, ma le parole di don Gino nei confronti del “fratello” Gigi sono permeate di intensa lucidità. Dalla comune esperienza di formazione sacerdotale a Molfetta, sebbene distanziata di un paio d’anni, all’incarico di vice-parroci a Lecce, entrambi per dodici anni, la vita dei due amici fraterni si snoda seguendo un medesimo percorso totalmente votato al ministero. Nella differenza caratteriale fra i due c’è la chiave di lettura di un rapporto di complementarietà così solido e duraturo. Pur nella comune realtà di vocazione comunitaria ecclesiale e spirituale, il percorso di vita di don Gigi si sviluppa poi in un carisma, quello carcerario, che lo porta ad affermare di avere due parrocchie: quella attuale del Sacro Cuore di Gesù e quella dei fratelli detenuti. Il “burbero benefico”, continua don Gino, nasconde un’indole di donazione e di semplicità di grande spessore. Non tralascia, don Gino, la sfumatura goliardica e divertente della loro amicizia, raccontando di quando a Fiuggi si sono qualificati come segretario e autista del loro amico Vescovo di Ugento, don Vito De Grisantis, peraltro alla sua presenza, in occasione della visita ad un’abbazia!
Sempre e completamente dedito alla formazione spirituale, il ‘curriculum vitae’ del parroco-don Gigi è inseparabile dall’uomo-don Gigi. Dalla vocazione maturata in una famiglia profondamente cattolica, sotto la scuola e l’esempio di don Gerardo Danese, il cammino spirituale di mons. Luigi Fanciano si fortifica e arricchisce grazie alla guida del suo maestro don Ugo De Blasi. Cammino che vede i due amici Gigi e Gino accomunati nella spiritualità francescana, improntata, tra l’altro, al distacco dai beni materiali.
Concludendo il suo racconto, don Gino, ribadisce, con delicatezza, la forza d’animo di un amico che sa tradurre il forte impatto caratteriale in reale e profondo incontro interiore.
Famiglia patriarcale/Donna Tota, punto di attrazione e incontro
L’apparente lapsus della sig.ra Magli nel definire i Fanciano una famiglia patriarcale, svela la connotazione di un nucleo familiare orfano prematuramente della figura paterna fisica, ma non genitoriale. È qui la chiave di lettura di una paternità, quella di don Gigi, che caratterizza tutto il suo operato di uomo e parroco. Da “donna Tota punto di attrazione ed incontro”, si dipana il ricordo pluridecennale di un esempio di unità e generosità familiare che attraversa la vita dei quattro ragazzi, a cominciare dalla primogenita Vanna, riferimento genitoriale già dalla morte del padre. La gestione autorevole e ferma di mamma Tota, di solido cattolicesimo praticato e vissuto, imprime nei figli un deciso carattere di forte relazionalità e dedizione fraterna, giungendo alla completa accettazione filiale da parte di don Gigi della gestione materna nella fase della malattia. “Penso io alla mamma”: in questo modo il figlio Gigi rassicura i fratelli e così, con completa dedizione, farà!
Pagina a cura di Giuseppina Capozzi















