Don Mario, Prete d’altri tempi ma col pc sotto il braccio
Don Vetrugno, in Seminario durante la Seconda Guerra Mondiale. Tanta nostalgia di Arnesano.
“Nel Febbraio del ‘44, gli Alleati occuparono il Seminario e mi accompagnarono a casa dove continuai a “studiare”, come mi consigliò il Vescovo Alberto Costa in attesa della licenza liceale”.
Così dalla culla alla tomba, anzi sino al cielo, il sacerdote è accanto ai fedeli, guida, conforto, ministro di salute, distributore di grazia e di benedizioni”, con questa frase ripresa dalla Lettera Enciclica “Ad Catholici Sacerdottii” di Papa Pio XI, don Mario Vetrugno di Novoli, ci congeda al termine di una piacevole chiacchierata nella sua casa in via Moline, dove vive con le sorelle Francesca e Mimina.
“Sono un prete d’altri tempi è vero, ci dice, ma non ho mai smesso di aggiornarmi e di essere al passo con le innovazioni”, mentre ci mostra il suo pc.
Entrato in Seminario ha attraversato, tra Lecce e Molfetta, tutta la Seconda guerra mondiale. E gli anni nel Seminario maggiore?
Nel febbraio del 1944, gli alleati occuparono il Seminario e mi accompagnarono a casa dove continuai a “studiare” come mi consigliò il Vescovo Alberto Costa in attesa della licenza liceale. Insieme con l’amico novolese don Francesco Tarantini. Poi tornammo nella città barese e furono anni veramente difficili. Alcune volte ci venivano a trovare i familiari e ci portavano generi alimentari; si soffriva la fame. Le cose cambiarono con gli aiuti americani.
Qualche amico di corso che non ha mai dimenticato?
Sono stati tanti e tra loro figure di vera umanità e santità: don Giuseppe Mazzei (Carmiano), don Salvatore Fiorentino (Calimera), don Angelo Catarozzolo (Mesagne), Oronzo Simone (Altamura), don Pietro Giannoccaro (Alberobello), gli indimenticabili leccesi don Ugo De Blasi, don Sandro Rotino, don Guglielmo Paladini, don Oronzo Perulli.
Quali furono le sue figure carismatiche di sacerdoti?
Certamente, frequentando la mia chiesa di Sant’Antonio Abate, l’animatore don Gioacchino Rizzo e il parroco don Francesco De Tommasi, e poi l’Arciprete don Oronzo Madaro, hanno segnato la mia scelta vocazionale.
Come fu vissuto il Concilio Vaticano II?
Furono anni d’impegno e di studio. Si discutevano i documenti e si condividevano con i fedeli. Nel 1963 fui invitato dal Vescovo Francesco Minerva e partecipai in San Pietro ad una Santa messa con rito mozarabico.
Che cosa farebbe se potesse tornare indietro nel tempo!
Rifarei la stessa scelta di prete, per stare insieme con il popolo di Cristo, condividendone le gioie e i dolori.
Che cosa rimpiange?
L’Azione Cattolica ad Arnesano, le gite e gli incontri con i confratelli don Alessandro Spagnolo, don Oronzo Mazzotta, don Vito Miglietta.
Ci allontaniamo lasciando don Mario e le inseparabili sorelle, alla recita dell’Angelus quotidiano.

















