Don Tonino Bello, per non sentirci mai soli
Presidente della Fondazione/L’intervento del Dott. Giancarlo Piccinni durante un Convegno svoltosi a Lecce qualche settimana fa.
Parlare di don Tonino è per me, come per tutti coloro che lo hanno conosciuto, rivivere davvero una Presenza che ci ricollega direttamente alla presenza di Dio nella nostra Storia perché da più tempo definiamo i profeti quali portatori dell’amore di Dio, segno tangibile che Egli non lascia sola la sua gente ed anche grazie a don Tonino abbiamo la certezza che Dio non si è dimenticato di questo mondo.
Senza nulla togliere ai nostri sacerdoti, ai nostri vescovi che anche durante la messa domenicale continuano ad istruirci ed accompagnarci nella fede, don Tonino ci ha insegnato ad amare la Chiesa, i pastori, i sacerdoti a volergli bene e poi ha insegnato ad amare la nostra terra.
Malgrado possa il nostro Salento apparire come una terra povera egli si sforzava di far comprendere che invece si tratta di una terra bella, incontaminata, un po’ sconosciuta, ma che ha delle propensioni molto particolari. Inizialmente sembrava che lo dicesse per senso di appartenenza, infatti si sentiva parte importante di questo straordinario territorio asserendo: “La nostra terra è tanto povera quanto bella come lo è mia madre”, ebbene, gli uomini grandi hanno la capacità di estrapolare la verità dalle cose che hanno di fronte.
Oggi la sua tomba è divenuta un santuario della convivialità ove si incontrano tutti, collocata all’interno di un cimitero pubblico, quale punto strategico, riunisce paradossalmente persone che altrimenti mai vi si sarebbero recate se per esempio fosse stato posto all’interno di una chiesa. Oggi, invece, in questo modo si rende possibile quella convivialità che diversamente non si sarebbe potuta sperimentare.
















