Don Tonino Bello: la scelta degli ultimi…segreto della sua santità
Sappiamo, don Enzo, che lei ha avuto modo di collaborare da laico con l’allora parroco don Tonino Bello. Come è nato il vostro rapporto e a quale periodo risale?
La nostra collaborazione non risale a quando lui era parroco. L’ho conosciuto già quando era ancora vice rettore nel seminario di Ugento. Io abitavo proprio di fronte al seminario, motivo per il quale ho potuto frequentarlo con una certa costanza. Successivamente ho avuto modo di collaborare con lui negli anni ‘70 fino a quando è stato nominato arciprete a Tricase. Nella parrocchia di San Giovanni Bosco, ci dava una mano per organizzare i cineforum e per pubblicare un giornale parrocchiale per il quale spesso ha scritto degli articoli.
Un giornale che trattava principalmente cosa?
Era un periodico che si chiamava “Vita nostra” e trattava di tutto, si passava dalla politica alle barzellette, allo sport alle curiosità paesane.
C’è un ricordo particolare che lei conserva nel suo animo?
Il ricordo più vivo che ho di lui è il suo essere disponibile sempre e con tutti, rispettoso delle idee di tutti anche in alcuni momenti storici particolari in cui le forti tensioni ideologiche ogni tanto sfociavano in piccoli episodi di violenza tra ragazzi. Eravamo in pieno ’68. E ad Ugento gli estremisti di destra, quelli di sinistra, da Mao a Che Guevara erano un bel numero: don Tonino riusciva a dialogare con tutti, ci poteva anche essere la discussione accesa, ma una volta finita, continuava ad essere amico di tutti e amico più di prima.
Da ciò che ci ha detto si evince che don Tonino aveva particolare sensibilità per l’uso pastorale dei mass media?
Si, era sensibilissimo a tutti i media, a qualunque mezzo che potesse trasmettere messaggi positivi, valori cristiani.















