Pubblicato in: Dom, Apr 28th, 2013

Don Tonino Bello: la scelta degli ultimi…segreto della sua santità

Don Enzo, ci dica quale delle virtù di don Tonino l’ha particolarmente colpita?

Una cosa che tengo a sottolineare sempre è che don Tonino non è diventa­to un uomo straordinario quando è stato eletto vescovo. È sempre stato così, la sua attenzione per gli ultimi c’è sempre stata, era nel suo Dna quel modo di fare, non è che sia diventato così improvvisa­mente, da vescovo, difensore dei deboli, assolutamente no. Da presule è semplice­mente diventato più evidente quello che già faceva da prete di provincia, nel na­scondimento dei paesini del Capo di Leu­ca. L’attenzione ai giovani l’ha sempre avuta ed è per loro che era diventato un grande sportivo. Portava i ragazzi – sia quelli del seminario sia quelli dell’ora­torio – a giocare a pallone e anche lui si gettava nella mischia con loro. Ha inse­gnato ai ragazzi di Ugento a giocare a pallavolo. Una cosa che in pochi sanno è che è stato proprio lui a far nascere quel movimento pallavolistico che negli anni ’80 ha portato i Falchi Ugento nella massima categoria del volley italiana. 

Qual è l’eredità spirituale che don Tonino ha lasciato a chi lo ha conosciu­to?

La sua non è una eredità solo spiri­tuale, era una questione di attenzione, di voglia di fare. Tra le altre cose tengo anche a precisare che la famosa frase “la vita è bella” è proprio di don Tonino. Usava questa frase con i suoi seminari­sti, e diceva “la vita è bella, spendila a caro prezzo, al prezzo più alto”. Ho da­vanti a me un libro pubblicato due anni fa e che vi invito a leggere. L’autore è Antonio Scarascia, seminarista ai tem­pi di don Tonino rettore. Ha pubblicato una serie di corrispondenze tra il rettore e i suoi seminaristi. Tra le righe di quelle lettere si trovano racconti di vita quoti­diana tra le mura del seminario. Emerge un altro aspetto del futuro vescovo degli ultimi: il giovane prete che faceva su e giù per l’Italia per accompagnare il suo vescovo al Concilio. Il libro di Scarascia si intitola “La vita è bella”. 

In questi 20 anni trascorsi dalla sua morte, una marea di pubblicazioni ha fatto conoscere il carisma speciale di quest’uomo di Chiesa. A che cosa attribuisce il fatto che rimanga tanto attuale il suo messaggio e la sua te­stimonianza?

Don Tonino, quarant’anni fa era già il prete del futuro, era un conservatore ma un conservatore futurista, lui con­servava il passato ma il suo sguardo era aperto, soprattutto ai problemi, al sociale.

Quali erano i riferimenti fondamenta­li dell’impostazione pastorale di don Tonino?

Ripensandoci bene credo che l’at­tenzione agli ultimi fosse la priorità pa­storale. E per certi aspetti lo trovo molto vicino all’attuale Papa. La stessa frase “non fatevi rubare la speranza” di Papa Francesco penso che sia molto affine a quella di don Tonino “la vita è bella, spendetela a caro prezzo, al prezzo più alto”. È il suo invito costante a non ar­rendersi mai, a non darsi mai per vinti, ad andare avanti perché anche dalle si­tuazioni peggiori si può uscire nel modo migliore e lui era straconvinto di questo e lo trasmetteva. Trasmetteva l’entusia­smo di vivere. 

È in corso il processo di Beatificazio­ne. Secondo lei don Tonino è santo?

Faccio un’osservazione che potreb­be sembrare fuori luogo: non sono mai riuscito a pregare sulla tomba di don To­nino come sulla tomba di un morto. Ho pregato sulla sua tomba sempre come si prega un santo. Non mi è mai sfiora­ta l’idea di andare a recitare sulla sua tomba “l’eterno riposo”; sin dal primo momento sono andato sulla sua tomba a pregare con il Padre Nostro. Sicura­mente aveva anche lui i suoi lati nega­tivi, come tutti noi, ma credo che il suo essere positivo fosse molto più alto delle piccole fragilità. 

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