Don Tonino Bello: la scelta degli ultimi…segreto della sua santità
Don Enzo, ci dica quale delle virtù di don Tonino l’ha particolarmente colpita?
Una cosa che tengo a sottolineare sempre è che don Tonino non è diventato un uomo straordinario quando è stato eletto vescovo. È sempre stato così, la sua attenzione per gli ultimi c’è sempre stata, era nel suo Dna quel modo di fare, non è che sia diventato così improvvisamente, da vescovo, difensore dei deboli, assolutamente no. Da presule è semplicemente diventato più evidente quello che già faceva da prete di provincia, nel nascondimento dei paesini del Capo di Leuca. L’attenzione ai giovani l’ha sempre avuta ed è per loro che era diventato un grande sportivo. Portava i ragazzi – sia quelli del seminario sia quelli dell’oratorio – a giocare a pallone e anche lui si gettava nella mischia con loro. Ha insegnato ai ragazzi di Ugento a giocare a pallavolo. Una cosa che in pochi sanno è che è stato proprio lui a far nascere quel movimento pallavolistico che negli anni ’80 ha portato i Falchi Ugento nella massima categoria del volley italiana.
Qual è l’eredità spirituale che don Tonino ha lasciato a chi lo ha conosciuto?
La sua non è una eredità solo spirituale, era una questione di attenzione, di voglia di fare. Tra le altre cose tengo anche a precisare che la famosa frase “la vita è bella” è proprio di don Tonino. Usava questa frase con i suoi seminaristi, e diceva “la vita è bella, spendila a caro prezzo, al prezzo più alto”. Ho davanti a me un libro pubblicato due anni fa e che vi invito a leggere. L’autore è Antonio Scarascia, seminarista ai tempi di don Tonino rettore. Ha pubblicato una serie di corrispondenze tra il rettore e i suoi seminaristi. Tra le righe di quelle lettere si trovano racconti di vita quotidiana tra le mura del seminario. Emerge un altro aspetto del futuro vescovo degli ultimi: il giovane prete che faceva su e giù per l’Italia per accompagnare il suo vescovo al Concilio. Il libro di Scarascia si intitola “La vita è bella”.
In questi 20 anni trascorsi dalla sua morte, una marea di pubblicazioni ha fatto conoscere il carisma speciale di quest’uomo di Chiesa. A che cosa attribuisce il fatto che rimanga tanto attuale il suo messaggio e la sua testimonianza?
Don Tonino, quarant’anni fa era già il prete del futuro, era un conservatore ma un conservatore futurista, lui conservava il passato ma il suo sguardo era aperto, soprattutto ai problemi, al sociale.
Quali erano i riferimenti fondamentali dell’impostazione pastorale di don Tonino?
Ripensandoci bene credo che l’attenzione agli ultimi fosse la priorità pastorale. E per certi aspetti lo trovo molto vicino all’attuale Papa. La stessa frase “non fatevi rubare la speranza” di Papa Francesco penso che sia molto affine a quella di don Tonino “la vita è bella, spendetela a caro prezzo, al prezzo più alto”. È il suo invito costante a non arrendersi mai, a non darsi mai per vinti, ad andare avanti perché anche dalle situazioni peggiori si può uscire nel modo migliore e lui era straconvinto di questo e lo trasmetteva. Trasmetteva l’entusiasmo di vivere.
È in corso il processo di Beatificazione. Secondo lei don Tonino è santo?
Faccio un’osservazione che potrebbe sembrare fuori luogo: non sono mai riuscito a pregare sulla tomba di don Tonino come sulla tomba di un morto. Ho pregato sulla sua tomba sempre come si prega un santo. Non mi è mai sfiorata l’idea di andare a recitare sulla sua tomba “l’eterno riposo”; sin dal primo momento sono andato sulla sua tomba a pregare con il Padre Nostro. Sicuramente aveva anche lui i suoi lati negativi, come tutti noi, ma credo che il suo essere positivo fosse molto più alto delle piccole fragilità.















