Don Tonino… Uomo di Dio, Servo per Amore
LA SUA TEOLOGIA SPIRITUALE
SERVO DEI POVERI
Don Tonino Bello nasce ad Alessano il 18/03/1935 e viene consacrato sacerdote l’8 dicembre del 1957. Si laurea in Sacra Teologia alla Pontificia Università Lateranense di Roma e viene incaricato prima come vice rettore e poi come rettore del Seminario di Ugento. Il 10/08/1982 viene eletto vescovo delle diocesi di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, alle quali si aggiunse anche quella di Ruvo. A partire dal suo motto episcopale “Audiant humiles et laetentur” (ascoltino gli umili e si rallegrino), è chiaro il punto di vista di don Tonino, che ha speso una vita al servizio dei poveri e degli ultimi. “Compito del cristiano è coniugare carità e giustizia. Amare i poveri, gli esclusi, coloro che si trovano in difficoltà, le categorie a rischio insomma che troviamo intorno a noi: dai minori agli handicappati, dagli anziani alle prostitute, dai tossici ai malati di Aids, la gente divisa, le famiglie spaccate.
Sono poveri anche alcuni nostri fratelli allo sbando, dei quali nessuno si preoccupa, quelli che non trovano una spalla su cui appoggiare il capo dopo le loro fatiche”, si legge nella dissertazione scritta per il magistero in Scienze Religiose da Egidio Mello, dal titolo Linee di teologia spirituale nel magistero di don Tonino Bello “1935-1993”, non ha come scopo principale quello di presentare il personaggio, quanto quello di mettere in rilievo il suo pensiero, anche e soprattutto attraverso i suoi scritti.
Con il suo stile e il suo linguaggio originale, don Tonino ci comunica la novità della sua proposta contemplativa fortemente radicata sulla Parola di Dio e sulla conoscenza del Vangelo, fonte primaria per un impegno amorevole a favore dei poveri. Per lui, è documentato nella ricerca, “la preghiera non è soltanto Contemplazione, ma anche Azione, per diventare così, sulla base di quei valori umani e spirituali che ogni uomo possiede dentro di sé, Contempl-attività”, un neologismo proprio e originale del sacerdote.
La vita spirituale del cristiano, quindi, deve riuscire a guardare a Dio e all’uomo bisognoso, così da liberarsi dall’egoismo e dai bisogni indotti, andando incontro alla risoluzione dei problemi degli ultimi tramite un analisi lucida e razionale. Proprio per questo il volontariato viene visto non come soluzione, ma come prevenzione del bisogno a favore dei cosiddetti “nuovi poveri” e cioè “quelle persone che non riuscivano a inserirsi nel tessuto sociale: le persone senza fissa dimora, gli immigrati, gli extracomunitari, i detenuti, gli handicappati fisici e psichici e gli anziani”. Agli inizi degli anni Ottanta, infatti, il volontariato contestualizzò la propria azione all’interno di strategie operative caratterizzate da scelte di tipo preventivo-educativo.
Eugenia Quarta
















