Dopo di noi. A Lecce una realtà
Quando la famiglia non ci sarà più…per i disabili soli un sostegno necessario.
Ciclicamente la cronaca è latrice di drammatici fatti, in cui un padre, una madre, un fratello compiono atti estremi nei confronti di un familiare disabile grave, per lo più adulto. Spesso si tratta di genitori ormai anziani che vedono, ingravascente aetate e con l’eventualità della loro morte, avvicinarsi il baratro dell’abbandono a sé dei propri figli gravemente disabili. “Cosa sarà di lei/lui, dopo che sarò morto?” è la frase che il più delle volte funge da molla per gesti tanto disperati.
Sono genitori che si arrabbiano, che scendono in piazza per rivendicare politiche in difesa dei loro ragazzi, genitori che si ammalano, di depressione, di stanchezza, di malanni fisici; genitori che non vedono speranza.
La questione del cosiddetto dopo di noi è, dunque, di primaria emergenza. La legge 162/98 prevede la definizione di piani personalizzati di soccorso in favore di persone con handicap grave e riconosce la possibilità di programmare sostegno alla persona e familiare come prestazioni integrative degli interventi realizzati dagli enti locali a favore delle persone con handicap di particolare entità, mediante forme di assistenza domiciliare e di aiuto personale, anche della durata di 24ore. Ma su questo fronte la legge è sostanzialmente inapplicata, lasciando solitamente il compito di accudire il disabile a un altro familiare – il più delle volte un fratello – alla morte dei genitori.
Così è bene iniziare dal dire cosa non è il “Dopo di noi”: non è un ricovero, non è un istituto, non è un lazzaretto, non è un lager.
È un modo per salvare la maggior parte possibile della vita in famiglia quando essa non c’è più; per tutelate la dignità e l’autonomia personale per quanto consentito; la migliore maniera per vivere fuori dalla famiglia per chi vuole, e può, conquistare una certa indipendenza; per continuare a vivere con un genitore, magari anziano, quando ciò non è più possibile a casa, e privo di adeguato supporto.
Mille i problemi da affrontare: la struttura fisica (la casa), gli impianti tecnici specifici, il personale, i fruitori, il comitato di controllo, il patrimonio sociale, i rapporti con gli Enti, l’accreditamento, le convenzioni.
Le principali caratteristiche del “dopo di noi” sono: l’essere “aperto”, visitabile, perché le persone con disabilità devono poter uscire e quelle senza disabilità entrare a loro piacimento; avere dimensioni familiari, al più una dozzina di ospiti; essere ubicato in un luogo tranquillo, ma non estraneo alla città, magari riunendo in un unico posto anche altri servizi per la cittadinanza; poter integrare anche qualche genitore come volontario e, magari, ospitare la sede di alcune Associazioni di volontariato.





















