Pubblicato in: Lun, Mag 20th, 2013

Dopo di noi. A Lecce una realtà

INTERVISTA/ALCINO SICULELLA: DAL 18 DICEMBRE 2011 UNA RISORSA IN PIÙ PER LA NOSTRA CITTÀ

UN FIORE ALL’OCCHIELLO PER IL TERRITORIO

 “È finalizzato ad accogliere in forma comunitaria i soggetti le cui famiglie non possano provvedere all’assistenza dei loro congiunti”.

La struttura “Dopo di noi” di Lecce è un fiore all’occhiello dei servizi socio-as­sistenziali e non solo della provincia. È veramente ben fatta, anche perché sia il presidente dell’ambito che l’ingegnere progettista av­vertono sulla propria pelle la problematica, in quanto geni­tori di disabili. Essa, pertanto, è stata curata con una cornu­copia e dovizia di particolari e di accuratezza, dall’aria condizionata ai dovuti servi­zi, all’arredamento, alle sup­pellettili fino al lenzuolame.

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Al prof. Alcino Oronzo Si­culella, ricercatore Univer­sitario presso il Dipartimen­to di Storia, Società e Studi sull’uomo dell’Università del Salento, poniamo qual­che domanda sui presupposti e le conseguenze del cogente enigma del “Dopo di noi” e sulla relativa struttura fonda­ta a Lecce.

Professore, perché si parla di famiglia con di­sabilità e perché il Cen­tro “Dopo di noi”?

La nascita di un figlio di­sabile è tale non solo per la madre ed il padre, ma per l’intero nucleo familiare. I genitori hanno investi­to nella procreazione tutte le speranze, hanno trasferito gli ideali di un futuro che essi intendono costruire per chi continuerà a portare il loro nome. Il neonato determina indubbiamente il crollo di tanti sogni e quindi la neces­sità di un adattamento ad una contingenza della vita, che si presenta complessa.

Inizialmente si tende al rifiuto della realtà e del pren­dere atto delle condizioni di  disabilità del figlio. Se la famiglia viene sostenuta per superare questo primo momento si devono fare i conti con un hic et nunc che è al di là della retorica dell’integrazione. Ancora oggi presenta incomputabi­li difficoltà, perché si pos­sa effettivamente garantire la parità di diritti, sia agli affetti da disabilità sia al nucleo di appartenenza.

La rete di sostegno, che si rea­lizza attorno ad esso, fruisce di una serie di soggetti che entrano nel “dopo di noi”, dal privato sociale ai servizi pubblici, al volontariato e a tutto il terzo settore. Essi cercano di creare le condizioni, come diceva Ma­ria Montessori, per ripristi­nare la normalità e far re­cepire la diversità come una delle condizioni della varietà della vita umana.

Nelle famiglie con disabi­lità c’è, dunque, logora­mento fisico per la fatica esistenziale e sussiste il problema del “poi”. Quali normative vigenti supportano le politiche a sostegno di esse e del “Dopo di noi”?

Il Regolamento Regionale n.4 del 2007 ha previsto lo spazio del “Dopo di noi” per coadiuvare a livello psico-fisico e relazionale non solo gli utenti portatori di handi­cap, ma anche i nuclei fami­liari che temporaneamente o definitivamente non sono in tutto o in parte in grado di provvedere al sostegno del disabile. In regione Puglia è previsto un “dopo di noi” per ogni ambito dei servizi socio-sanitari. In realtà, per quel che mi consta, ne è partito uno solo, da più di un anno, nell’ambito territoriale – so­ciale di Lecce.

Infatti, il 18 dicembre 2011 è stato inaugurato il centro per disabili privi di assistenza familiare, sito in via Cimarosa. A cosa è finalizzata questa struttura e quali sono i suoi obiettivi?

La struttura, che è stata affidata in gestione al Con­sorzio Europa Servizi di Formazione del Terzo settore (C.E.S.F.eT.) di Lecce, è fina­lizzata ad accogliere in forma comunitaria, quindi con ser­vizio erogato 24 ore su 24, i soggetti le cui famiglie non possano provvedere del tutto o parzialmente all’assistenza dei loro congiunti. Gli inte­ressati rivolgono domanda all’ambito di Lecce, al suo segretariato sociale, che se­leziona i casi.

Per ognuno di essi viene avviata una Svam in collaborazione con i servi­zi socio-sanitari dell’Asl, che devono intervenire per garan­tire le prestazioni sanitarie essenziali e specialistiche, in collegamento con le for­me riabilitative specifiche. Il consorzio, invece, garantisce le forme socio-assistenziali ed educative con personale specializzato, assistente ge­nerico e professionisti OS. Il tutto è affidato ad una laurea­ta in Scienze dell’Educazione. I servizi che vengono erogati nel corso della giornata sono tutti socio-educativi.

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Il Centro può accogliere 10 unità, al momento sono 9, ed ha anche due posti co­siddetti di sollievo destinati a soggetti per i quali le fami­glie richiedono l’ospitalità e l’assistenza per un periodo di tempo limitato a 20 giorni, un mese, consentendo ad esse di fruire di cure sanitarie, ter­mali o di altra natura. Al mattino, forma di ge­mellaggio della struttura è la collaborazione con il Centro Polivalente di via Vecchia Carmiano, che è parimenti  gestito dal C.E.S.F.eT, e, nel pomeriggio, sono disponibili tutti i servizi assistenziali spe­cifici per la persona.

Il Centro è dotato anche di un servizio psicologico di sostegno alle famiglie disa­bili, con il quale si interviene per supportare, specie nella fase di prima accoglienza, tutte le derivanti situazioni di difficoltà, perché in modo peculiare nel genitore che si occupa del soggetto o nei co­niugi che hanno tale incom­benza sorgono molto spesso i principi della sindrome dell’abbandono, sentendo gravare sulle proprie spalle il rimorso di affidare il figlio ad una struttura che non sia familiare.

A cura di Sonia Marulli

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