Dopo di noi. A Lecce una realtà
INTERVISTA/ALCINO SICULELLA: DAL 18 DICEMBRE 2011 UNA RISORSA IN PIÙ PER LA NOSTRA CITTÀ
UN FIORE ALL’OCCHIELLO PER IL TERRITORIO
“È finalizzato ad accogliere in forma comunitaria i soggetti le cui famiglie non possano provvedere all’assistenza dei loro congiunti”.
La struttura “Dopo di noi” di Lecce è un fiore all’occhiello dei servizi socio-assistenziali e non solo della provincia. È veramente ben fatta, anche perché sia il presidente dell’ambito che l’ingegnere progettista avvertono sulla propria pelle la problematica, in quanto genitori di disabili. Essa, pertanto, è stata curata con una cornucopia e dovizia di particolari e di accuratezza, dall’aria condizionata ai dovuti servizi, all’arredamento, alle suppellettili fino al lenzuolame.
Al prof. Alcino Oronzo Siculella, ricercatore Universitario presso il Dipartimento di Storia, Società e Studi sull’uomo dell’Università del Salento, poniamo qualche domanda sui presupposti e le conseguenze del cogente enigma del “Dopo di noi” e sulla relativa struttura fondata a Lecce.
Professore, perché si parla di famiglia con disabilità e perché il Centro “Dopo di noi”?
La nascita di un figlio disabile è tale non solo per la madre ed il padre, ma per l’intero nucleo familiare. I genitori hanno investito nella procreazione tutte le speranze, hanno trasferito gli ideali di un futuro che essi intendono costruire per chi continuerà a portare il loro nome. Il neonato determina indubbiamente il crollo di tanti sogni e quindi la necessità di un adattamento ad una contingenza della vita, che si presenta complessa.
Inizialmente si tende al rifiuto della realtà e del prendere atto delle condizioni di disabilità del figlio. Se la famiglia viene sostenuta per superare questo primo momento si devono fare i conti con un hic et nunc che è al di là della retorica dell’integrazione. Ancora oggi presenta incomputabili difficoltà, perché si possa effettivamente garantire la parità di diritti, sia agli affetti da disabilità sia al nucleo di appartenenza.
La rete di sostegno, che si realizza attorno ad esso, fruisce di una serie di soggetti che entrano nel “dopo di noi”, dal privato sociale ai servizi pubblici, al volontariato e a tutto il terzo settore. Essi cercano di creare le condizioni, come diceva Maria Montessori, per ripristinare la normalità e far recepire la diversità come una delle condizioni della varietà della vita umana.
Nelle famiglie con disabilità c’è, dunque, logoramento fisico per la fatica esistenziale e sussiste il problema del “poi”. Quali normative vigenti supportano le politiche a sostegno di esse e del “Dopo di noi”?
Il Regolamento Regionale n.4 del 2007 ha previsto lo spazio del “Dopo di noi” per coadiuvare a livello psico-fisico e relazionale non solo gli utenti portatori di handicap, ma anche i nuclei familiari che temporaneamente o definitivamente non sono in tutto o in parte in grado di provvedere al sostegno del disabile. In regione Puglia è previsto un “dopo di noi” per ogni ambito dei servizi socio-sanitari. In realtà, per quel che mi consta, ne è partito uno solo, da più di un anno, nell’ambito territoriale – sociale di Lecce.
Infatti, il 18 dicembre 2011 è stato inaugurato il centro per disabili privi di assistenza familiare, sito in via Cimarosa. A cosa è finalizzata questa struttura e quali sono i suoi obiettivi?
La struttura, che è stata affidata in gestione al Consorzio Europa Servizi di Formazione del Terzo settore (C.E.S.F.eT.) di Lecce, è finalizzata ad accogliere in forma comunitaria, quindi con servizio erogato 24 ore su 24, i soggetti le cui famiglie non possano provvedere del tutto o parzialmente all’assistenza dei loro congiunti. Gli interessati rivolgono domanda all’ambito di Lecce, al suo segretariato sociale, che seleziona i casi.
Per ognuno di essi viene avviata una Svam in collaborazione con i servizi socio-sanitari dell’Asl, che devono intervenire per garantire le prestazioni sanitarie essenziali e specialistiche, in collegamento con le forme riabilitative specifiche. Il consorzio, invece, garantisce le forme socio-assistenziali ed educative con personale specializzato, assistente generico e professionisti OS. Il tutto è affidato ad una laureata in Scienze dell’Educazione. I servizi che vengono erogati nel corso della giornata sono tutti socio-educativi.
Il Centro può accogliere 10 unità, al momento sono 9, ed ha anche due posti cosiddetti di sollievo destinati a soggetti per i quali le famiglie richiedono l’ospitalità e l’assistenza per un periodo di tempo limitato a 20 giorni, un mese, consentendo ad esse di fruire di cure sanitarie, termali o di altra natura. Al mattino, forma di gemellaggio della struttura è la collaborazione con il Centro Polivalente di via Vecchia Carmiano, che è parimenti gestito dal C.E.S.F.eT, e, nel pomeriggio, sono disponibili tutti i servizi assistenziali specifici per la persona.
Il Centro è dotato anche di un servizio psicologico di sostegno alle famiglie disabili, con il quale si interviene per supportare, specie nella fase di prima accoglienza, tutte le derivanti situazioni di difficoltà, perché in modo peculiare nel genitore che si occupa del soggetto o nei coniugi che hanno tale incombenza sorgono molto spesso i principi della sindrome dell’abbandono, sentendo gravare sulle proprie spalle il rimorso di affidare il figlio ad una struttura che non sia familiare.
A cura di Sonia Marulli

















