Pubblicato in: Gio, Mar 14th, 2013

Scuola e famiglia: nuova tensione educativa

Dopo elezioni/ Urgente rafforzare l’impegno di formare nuovi cittadini.

“L’habitus sociale del 18enne non è tanto il prodotto degli apprendimenti quanto la conseguenza dei modelli di vita che gli adolescenti apprendono nei luoghi del tempo libero”.  

Le preoccupazioni per l’incer­tezza delle attuali prospet­tive politiche suggeriscono agli insegnanti della scuola pubblica ed, in particolare, ai professori degli istituti secondari superiori, di interrogarsi per verificare se l’insegnamento pubblico può dare ancora qualche contributo alla forma­zione del buon cittadino. È convinzione comune che, in passato, la scuola abbia avuto un ruolo fonda­mentale nel fare assumere a coloro che la frequentavano stili di vita social­mente apprezzabili.

Questa convinzione oggi si è affievo­lita, sino ad assumere i tenui contorni della speranza. Molte famiglie si limi­tano a sperare che nelle nostre scuole pubbliche gli insegnanti riescano ancora a contribuire a far dei giovani di oggi dei buoni cittadini di domani. Ma è una speranza, questa, che avreb­be bisogno d’un contesto nazionale notevolmente diverso da quello che i mass media prospettano quotidiana­mente perché possa rigenerare l’antico entusiasmo degli insegnanti a sentirsi costruttori di moralità, oltre che di­spensatori di saperi disciplinari.

Una legge dello Stato, che porta la data del 16 gennaio 2013, ha riconosciuto che oggi il modo di porsi dei giovani nella società civile, i loro atteggiamen­ti, non rappresentano soprattutto gli esiti della formazione scolastica., ma costituiscono il frutto d’una sorta di ibrida commistione fra la formazione scolastica e gli stili di vita che gli adolescenti ed i giovani apprendono, talvolta anche inconsapevolmente, per semplice imitazione spontanea, nei diversi luoghi in cui si svolge la vita di relazione.

Non si sbaglia se si dice che l’habitus sociale del diciottenne non è tanto il prodotto degli apprendimenti che gli studenti traggono nel tanto poco tempo (6 ore su 24) che trascor­rono nelle aule, quanto la conseguenza dei modelli di vita che gli adolescenti apprendono durante le lunghe ed ege­moni ore del giorno e della notte, nei luoghi del tempo libero, delle relazioni amicali.

La consapevolezza di questa realtà sociale, per fortuna, non ha affievolito la tensione educativa degli insegnanti delle scuole pubbliche, la generalità dei quali non ha mai voluto pensare che la funzione del docen­te sia limitata a far apprendere agli studenti conoscenze di dati e di date, abilità e competenze nelle materie di studio, ma ha cercato, e cerca ancora, di contribuire con il proprio modo di atteggiarsi in aula con gli alunni, a fare apprezzare agli adolescenti l’in­tramontabile valore sociale del vivere onestamente, del non portare offesa ad alcuno e di agire in modo da fare attribuire a ciascuno quanto gli spetti.

Gli insegnanti di storia, in particolare, utilizzano l’insegnamento della ma­teria “Cittadinanza e Costituzione ma il fatto che questa disciplina non viene valutata con un voto autonomo, ne affievolisce il valore, tanto da aver fatto dire ad un insegnante che i giova­ni considerano tale disciplina non più impegnativa di quanto l’apprendimen­to della religione cattolica può esserlo per gli studenti che non hanno scelto l’insegnamento della R.C. 

Fabio Scrimitore

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