Scuola e famiglia: nuova tensione educativa
Dopo elezioni/ Urgente rafforzare l’impegno di formare nuovi cittadini.
“L’habitus sociale del 18enne non è tanto il prodotto degli apprendimenti quanto la conseguenza dei modelli di vita che gli adolescenti apprendono nei luoghi del tempo libero”.
Le preoccupazioni per l’incertezza delle attuali prospettive politiche suggeriscono agli insegnanti della scuola pubblica ed, in particolare, ai professori degli istituti secondari superiori, di interrogarsi per verificare se l’insegnamento pubblico può dare ancora qualche contributo alla formazione del buon cittadino. È convinzione comune che, in passato, la scuola abbia avuto un ruolo fondamentale nel fare assumere a coloro che la frequentavano stili di vita socialmente apprezzabili.
Questa convinzione oggi si è affievolita, sino ad assumere i tenui contorni della speranza. Molte famiglie si limitano a sperare che nelle nostre scuole pubbliche gli insegnanti riescano ancora a contribuire a far dei giovani di oggi dei buoni cittadini di domani. Ma è una speranza, questa, che avrebbe bisogno d’un contesto nazionale notevolmente diverso da quello che i mass media prospettano quotidianamente perché possa rigenerare l’antico entusiasmo degli insegnanti a sentirsi costruttori di moralità, oltre che dispensatori di saperi disciplinari.
Una legge dello Stato, che porta la data del 16 gennaio 2013, ha riconosciuto che oggi il modo di porsi dei giovani nella società civile, i loro atteggiamenti, non rappresentano soprattutto gli esiti della formazione scolastica., ma costituiscono il frutto d’una sorta di ibrida commistione fra la formazione scolastica e gli stili di vita che gli adolescenti ed i giovani apprendono, talvolta anche inconsapevolmente, per semplice imitazione spontanea, nei diversi luoghi in cui si svolge la vita di relazione.
Non si sbaglia se si dice che l’habitus sociale del diciottenne non è tanto il prodotto degli apprendimenti che gli studenti traggono nel tanto poco tempo (6 ore su 24) che trascorrono nelle aule, quanto la conseguenza dei modelli di vita che gli adolescenti apprendono durante le lunghe ed egemoni ore del giorno e della notte, nei luoghi del tempo libero, delle relazioni amicali.
La consapevolezza di questa realtà sociale, per fortuna, non ha affievolito la tensione educativa degli insegnanti delle scuole pubbliche, la generalità dei quali non ha mai voluto pensare che la funzione del docente sia limitata a far apprendere agli studenti conoscenze di dati e di date, abilità e competenze nelle materie di studio, ma ha cercato, e cerca ancora, di contribuire con il proprio modo di atteggiarsi in aula con gli alunni, a fare apprezzare agli adolescenti l’intramontabile valore sociale del vivere onestamente, del non portare offesa ad alcuno e di agire in modo da fare attribuire a ciascuno quanto gli spetti.
Gli insegnanti di storia, in particolare, utilizzano l’insegnamento della materia “Cittadinanza e Costituzione ma il fatto che questa disciplina non viene valutata con un voto autonomo, ne affievolisce il valore, tanto da aver fatto dire ad un insegnante che i giovani considerano tale disciplina non più impegnativa di quanto l’apprendimento della religione cattolica può esserlo per gli studenti che non hanno scelto l’insegnamento della R.C.
Fabio Scrimitore














