Dopo il caso della ragazza 11enne/Se la famiglia si alleasse con la scuola…
La settimana si è aperta con una notizia che ha fatto il giro di tutte le testate giornalistiche: una ragazza salentina incinta a poco più di soli undici anni. Si sarebbero poi rivelate solo dicerie malevoli di un paese della provincia di Lecce esercitatosi nell’arte antica della diffamazione. È questo episodio, però, una opportunità di riflessione su un fenomeno che non è sufficientemente considerato, ma chiaramente rilevato da una indagine commissionata da Paidoss, l’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza.
Questa ha svelato che nell’ultimo anno il numero di ragazzi e ragazze che hanno avuto il primo rapporto sessuale prima dei 14 anni è quasi raddoppiato, passando dal 10% del 2012 al 19% odierno. A dichiararlo sono stati i giovani intervistati, 1400 ragazzi tra i 15 e i 25 anni, che solo nel 12% dei casi ha dichiarato di voler aspettare un’età più matura prima di affrontare la prima esperienza sessuale. Una percentuale, questa, in diminuzione sia rispetto al 2011 (43%), sia rispetto al 2012 (23%). Questo fenomeno potrebbe essere l’ulteriore tassello di quel processo che gradualmente ha spostato il centro del vivere della società da una dimensione etica e valoriale a quella estetica, intesa in senso restrittivo, cioè dell’immagine.
Senza retorica non si avrà difficoltà ad ammettere che siamo in un tempo in cui tutto è vendibile e tutto è comprabile, basta che sia proposto attraverso la giusta immagine. E tutto dura l’attimo di uno scatto da postare su Facebook dove, alla fine, appare che si viva l’immagine della realtà piuttosto che la realtà in sé. Tutti siamo immersi in una sorta di perenne set cinematografico dove la scena è annullabile, ripetibile o vissuta come mai esistita. Si agisce, cioè, senza che si pensi a quanto nella realtà “reale” ha conseguenze permanenti.
Il dato degli adolescenti che anticipano il momento del primo rapporto sessuale alla primissima fase di questa importantissima e delicati età di transizione scaturisce, a nostro modo di vedere, anche per una genitorialità vissuta talvolta in modo distratto – pure per la difficoltà dei tempi di crisi che costringono molti ad occupare la mente nella soluzione di problemi quotidiani – piuttosto che malintesa.
Il mito dell’eterna giovinezza, ricorrente purtroppo nella nostra italica storia, fa sì che l’esempio “modellizzante” non sia esattamente quello più opportuno da proporre a ragazzi in crescita. Se il genitore ostenta un ventaglio valoriale di un certo tipo si potrà pensare che, anche solo per imitazione, i figli potranno uniformarsi. Ma al di là di queste analisi, che potranno trovare o meno condivisione in chi ci legge, il dato oggettivo è quello che ancora una volta Paidoss mette sotto i nostri occhi: una sessualità troppo precoce è caratterizzata anche da una pericolosa disinformazione che ha per conseguenza una scarsa prevenzione: il 65% circa dei giovani ritiene che la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili non sia un problema esclusivamente femminile, ma di coppia, ma la realtà dei fatti è che sia ragazzi che ragazze sanno poco dell’argomento.
Il 73% non conosce almeno 5 delle principali malattie sessualmente trasmissibili, il 33% crede che la loro incidenza sia trascurabile e solo il 35% dei ragazzi e il 29% delle ragazze dichiarano di utilizzare una adeguata prevenzione per sottrarsi ad eventuali contagi. Solo il 23% delle ragazze e il 46% dei ragazzi si sono sottoposti ad una visita specifica prima dei 18 anni e il 56% non penserebbe mai di farlo. L’88% non sa nemmeno dove può trovare, nella sua città, un consultorio cui rivolgersi in caso di necessità. La scuola potrebbe costituire una prima soluzione: informare e formare i ragazzi su questi temi per favorire la riflessione critica su certe scelte che restano nella libertà del soggetto, ma in modo consapevole.
Loredana Di Cuonzo
















