Dopo il Referendum di Bologna…
Tra Scuola Statale e non Statale/L’unica sfida sia sulla qualità.
Negli ultimi mesi un dibattito rovente ha investito e spaccato la città di Bologna: quello relativo alla battaglia referendaria per abolire i finanziamenti comunali alle scuole dell’infanzia paritarie private. Persino personaggi del mondo dello spettacolo si sono mobilitati e schierati (consapevolmente?) a favore del Sì.
Tutto questo ci obbliga a una riflessione: si tratta veramente del timore che vengano stornate dalla scuola pubblica le esigue risorse di cui dispone oppure si tratta solo di una riemersa campagna demagogica contro la scuola paritaria privata? Se dovesse prevalere il fronte del Sì, la città di Bologna che con successo ha sempre favorito un sistema scolastico integrato delle scuole dell’infanzia, mostrandosi progressista e proiettata in una dimensione europea, capace di reggere il confronto con Paesi come la Francia e la Spagna, esprimerebbe sicuramente un regresso “medioevale”.
Tali conseguenze negative coinvolgerebbero, inesorabilmente, la scuola paritaria in generale. Bologna rappresenta, quindi, un banco di prova da cui si vorrebbe far partire un’offensiva per affossare la scuola “non statale”. È poi vero che scuola statale sia, sempre e comunque, sinonimo di democrazia e di qualità? Non ci sono forse docenti inoperosi, “stabilizzati” nella scuola pubblica, che hanno garantito la loro sicurezza piuttosto che la qualità del servizio all’utenza, assimilati, in virtù di un sistema scolastico per niente meritocratico, a colleghi zelanti e dediti al loro ruolo di educatori? Mi fermo qui, perché l’indignazione verso eclatanti ingiustizie mi porterebbe fuori strada.














