Dopo la GMG…La Testimonianza: una forza centrifuga di spiritualità
Salentini di ritorno dalla “Festa più grande del mondo”.
La Giornata Mondiale della Gioventù ha colpito un’altra volta nel segno. Non è assolutamente vero che questa iniziativa così grande e coinvolgente (e quindi, per alcuni, dispersiva e priva di semi da coltivare a casa), non lasci traccia nel giovane e non generi cambiamenti nella vita quotidiana di chi si impregna in diocesi o nella propria parrocchia. Se opportunamente alimentato e sostenuto, questo incontro speciale col Santo Padre e con Gesù produce frutti di un sapore che solo chi resta giovane nel cuore e nello spirito può comprendere…a qualunque età.
E sono frutti che restano. Alla quinta GMG dopo Roma (2000), Toronto (Canada, 2002), Colonia (Germania, 2005), Madrid (Spagna, 2011) saltando solo quella di Sidney (Australia, 2008), quella di Rio de Janeiro è stata per me una nuova occasione di confronto e di discernimento, aiutato dalle parole semplici e incisive che Papa Francesco ha donato ai giovani provenienti da 190 paesi del mondo convenuti nella “cidade maravilhosa”. “Non fatevi rubare la speranza… coraggio, non temete… Abbiate fiducia… Gesù perdona ogni cosa…!”. Papa Fancesco, parla al mondo parlando al mondo interiore dei giovani, li invita a non abbattersi, ad avere fede, a rialzarsi, a continuare a pregare, a sperare, a “diventare costruttori di un mondo più fraterno”.
Parole che i giovani vorrebbero sempre sentirsi dire: dall’amico, dai propri genitori, dal prete, dal Vescovo. Parole non solo per i giovani “di casa nostra”, ma per tutti i giovani, che in questo periodo di incertezza e disorientamento sono sempre più alla ricerca di modelli veri e duraturi da imitare.
Parole intense anche quelle non direttamente rivolte ai giovani, ma a chiunque si occupa di loro o li ha nel cuore: “aiutiamo i giovani, ascoltiamo i loro sogni, i loro successi, le loro difficoltà. Questo significa starcene seduti ad ascoltare lo stesso ritornello, ma con una musica, un’identità diversa. La pazienza di ascoltare, questo vi chiedo di tutto cuore. Dobbiamo saper perdere il tempo con loro, è faticoso ma è molto più gratificante godere del raccolto”.
Gli incontri con i bambini di strada, la nostra presenza nelle favelas di Petropolis e San Paolo, i tanti momenti con i volontari e le comunità locali, l’ospitalità nelle famiglie di Niteroi, la S. Messa per strada, la festa con gli italiani emigrati in Brasile e le ricchezze culturali di un paese contraddittorio ma profondamente devoto hanno aggiunto all’esperienza quel “di più” che ha insaporito ogni attimo vissuto dei quasi 20 giorni fuori casa, creando inoltre amicizie e complicità tra i 21 partecipanti della nostra diocesi e i 260 complessivi della Puglia. Al ritorno, una delle cose più difficili è stato rispondere alle numerose domande: “com’è stata Rio”? Com’è stata cosa? La città? Il Brasile? L’aereo?
Non è il cambiamento climatico, una nuova lingua, i conti fatti sul telefonino per cambio nella moneta locale, il nuovo fuso orario, il cibo particolare, i km macinati sotto il sole (e sotto la pioggia), le notti nel sacco a pelo, i lunghi e faticosi spostamenti a descrivere il cuore di questa esperienza a rendere particolare un evento già di per sé molto speciale… tutto questo permette di “speziarla” un po’ marcando il senso di precarietà e di avventura…così si vive una GMG: non è una vacanza, è un pellegrinaggio.
E che pellegrinaggio! Una “forza centrifuga” di spiritualità e di contenuti che certamente può portare frutti incoraggianti. Così, la “Festa più grande del Mondo”, che ai più appare forse come fatta di luci colorate, di luoghi invidiati e bellissimi, di palchi esagerati e di momenti con grandi affluenze in diretta televisiva in verità è la Festa dello Spirito, è la festa di chi, con quello spirito, resta giovane. Come Gesù, che non invecchia mai. Stare con lui rende giovani e freschi, il suo contatto stimola l’anima, il corpo e la mente e… mette le ali, per davvero.
Un’esperienza scomodante e intensa, difficile nel corpo che deve adattarsi ad alcune situazioni a cui non siamo abituati, un toccasana per la mente e per lo spirito che trovano in questa iniziativa un’illuminante manifestazione della condizione umana e cristiana, oltre la nostra rete locale con le iniziative dal sapore di caffè brasiliano. Lì, tra 3.700mila persone, anche tu hai una missione. E mentre percepisci che sei “nulla” davanti a quella massa oceanica, senti al contempo di far parte di quell’esercito in ricerca con la tua stessa sete di Dio: e capisci di essere forte perché non sei solo.
Emanuele Perlangeli
















