Pubblicato in: Sab, Giu 14th, 2014

Dura Lex… Siamo troppi ma lavoriamo in pochi

L’intervento del Presidente dell’Associazione dei Giovani Avvocati della Provincia di Lecce.

Dicono sia “il fascino della toga”. In verità molti finiscono per fare l’avvocato perché (e finché) non trovano il posto fisso . 

Symbol of law and justice, law and justice concept, focus on the scales

In occasione della recente astensione dalle udienze una famosa associazione di magistrati ha addossato all’elevato numero degli avvocati la causa dei ritardi della giustizia, affermando che – semplifico – tanti avvocati sul mercato fanno sì che i clienti trovino sempre qualcuno di­sponibile ad avviare una causa, aggravando così i ruoli dei giudici. Dubito seriamente che la causa dei ritardi sia questa, ma non è questa la sede per discutere dei massimi sistemi. È vero però che siamo tanti, forse troppi, a Lecce come in Italia. Gli avvocati a Lecce, in­fatti, sono quasi 5000. Quanti di questi realmente esercitino non lo saprei dire. Di fatto le facce che si vedono in tribunale sono sempre le stesse, è difficile per un giovane avvocato farsi stra­da, oggi più di ieri. Il mercato è saturo ma ogni anno si pre­sentano oltre mille ragazzi per sostenere l’esame e mediamen­te un 30% lo supera. Dicono sia “il fascino della toga”. In verità molti finiscono per fare l’avvocato perché (e finché) non trovano il posto fisso. Ci sono quelli che esercitano part-time, perché magari insegnano in qualche scuola. E poi ci sono quelli che lo fanno per passio­ne, perché difendere i diritti è la più alta missione, la più gratificante. Ma anche chi lo fa per passione si deve scontrare con la dura realtà del portafo­glio: iniziare una professione in generale non è mai facile, ma iniziare la professione di avvo­cato sta diventando proibitivo. Le problematiche sono tante ma principalmente un giovane av­vocato che non abbia alle spalle uno studio già avviato deve fare i conti coi costi: la nuova legge professionale impone l’iscri­zione obbligatoria alla cassa di previdenza, la sottoscrizione di una polizza assicurativa per responsabilità professionale e una per responsabilità civile. A questo si aggiungono i costi di una struttura (lo studio, con necessario computer e connes­sione a internet, chiavetta per firma digitale e Pec obbligato­ria) e della mobilità: da quando sono state eliminate le sezioni distaccate di Tribunale e alcuni uffici del Giudice di Pace della provincia, tutti gli avvocati salentini ormai confluiscono su Lecce anche solo per una notifica, con gli ovvi problemi che ciò comporta.

Luisa Carpentieri

Qualcuno potrebbe dire che questa è se­lezione naturale. Per me non lo è. Per me la selezione naturale dovrebbe essere data dall’in­telligenza e dalle capacità personali, non dai soldi. La mia associazione, al tavolo ministeriale che si è tenuto sull’argomento, ha proposto che la limitazione all’accesso alla professione avvenga fin dall’università, prevedendo percorsi specifici per chi voglia diventare avvocato, e finanche il numero chiuso per l’accesso alla facoltà di giurisprudenza. È sicuramente una via da intra­prendere, ma le criticità di tipo economico legate all’avvio del­ la professione che ho segnalato più sopra certamente restano. Limitare l’accesso imponendo dei filtri di tipo economico, oltre ad essere moralmen­te sbagliato, è contrario al principio di pari opportunità e di uguaglianza previsto dalla nostra Costituzione e nonchè al principio di libertà di accesso al mercato e di libera concor­renza all’interno di esso, che è uno dei pilastri su cui si fonda l’Unione Europea. Si dovrebbe invece far partecipare all’esa­me solo chi ha effettivamente fatto la pratica professionale, limitando il numero di prati­canti che può essere seguito da un singolo avvocato, attivando dei seri controlli da parte dei Consigli dell’Ordine e disincen­tivando l’iscrizione di comodo mentre si fa altro (ad esempio, mentre si prepara il concorso in magistratura o da notaio). Così forse all’esame parteciperebbe chi è stato in udienza, chi ha scritto atti durante la pratica e non chi si troverà a fare l’esame per ripiego. Così, a mio avviso, potremo avere domani degli avvocati forse minori di numero ma certamente più preparati e più appassionati.

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