Pubblicato in: Gio, Giu 20th, 2013

È l’ora dei processi. Via da Lecce chi non ama la maglia

Lega Pro/Epilogo drammatico condito da atti di violenza da condannare. 

E così, il Lecce dovrà giocare anche il prossimo campio­nato in Lega Pro. Un altro anno d’inferno, proprio come infernale è stato il finale della sfida di domenica scorsa pareggiata (1-1) dal Carpi che, quin­di, è stato promosso in serie B. Un pomeriggio triste e doloroso in cui è successo di tutto: dalla tentata aggres­sione ad opera di un gruppo di ultras (circa 200) nei confronti dei giocatori leccesi (che, però, sono riusciti a farla franca, rifugiandosi in tempo nello spogliatoio) , fino alla semi- distruzio­ne di buona parte delle strutture dello stadio di Via del Mare.

Difatti, fallito l’assalto ai giocatori, quei 200 violenti ultras ne hanno combinate di tutti i colori, provocando scontri con gli stuarts (alcuni di loro sono stati pic­chiati a sangue), distruggendo panchi­ne e vetrate d’accesso al sottopassag­gio spogliatoi, frantumando cartelloni e postazioni per le riprese tv, colpendo con calci e pugni fotografi e operatori televisivi, ingaggiando assurdi corpo a corpo con funzionari della Lega e con agenti delle forze dell’ordine.

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All’e­sterno dello stadio, poi, questo gruppo di facinorosi ha dato fuoco a tre auto (una della polizia), ha lanciato sassi contro macchine e pullman di tifosi parcheggiati nello spiazzo, ha colpito con pietre e con mezzi contundenti alcuni poliziotti tanto che nove di loro sono stati costretti a far ricorso alle cure dei sanitari dell’ospedale Vito Fazzi.

Una vera e propria guerriglia, per giunta ripresa minuto per minuto dalla tv nazionale (in diretta, perché trasmetteva la partita fra Lecce e Carpi) e, successivamente, riproposta nelle varie edizioni serali di tutte le più importanti televisioni italiane. Uno spettacolo vergognoso che ha solleva­to, nelle ore successive, lo sdegno non solo dei salentini rimasti a casa, ma anche dei tantissimi leccesi residenti in quasi tutte le città d’Italia, intenti a seguire lo sviluppo della finalissima play off per la conquista della serie B fra Lecce e Carpi.

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Da non creder­ci: tutto ciò è stato provocato da un gruppo di scalmanati che, così agendo, hanno infangato il buon nome di una citta (Lecce) da sempre considerata culla di civiltà e di sportività. Difatti, anche dopo la profonda amarezza per la mancata promozione in B, i veri ti­fosi leccesi hanno applaudito i gioca­tori del Carpi rimasti sorpresi e colpiti nell’animo da tanta signorilità e, come detto, anche da così nobile sportività da evidenziate dai supporters gial­lorossi.

Domenica scorsa, insomma, è stata scritta una brutta pagina di cronaca nera, le cui conseguenze sono state e saranno dolorosissime. Oltre ad aver infangato, come detto, il buon nome di Lecce, la giustizia sportiva ha emesso le prime sentenze, squalifi­cando per 4 turni e a porte chiuse (da scontare l’anno prossimo) lo stadio di Via del Mare.

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Ed ancora: le prime in­dagini delle forze dell’ordine per fare completa luce su come sono avvenuti i fatti, hanno portato all’arresto di un tifoso giallorosso, residente nel Brin­disino, e all’individuazione di altri 15- 20 facinorosi, nei cui confronti , quan­to prima, saranno prese drastiche de­cisioni. Anche il Comune, proprietario dello stadio, ha fatto sapere di volersi costituire parte civile, richiedendo a quei 200 scalmanati tifosi-ultras il pagamento dei danni per la ristruttura­zione del Via del Mare.

Ed infine, ma a mio parere molto importante, i fat­tacci avvenuti domenica scorsa hanno messo definitivamente fuori causa un possibile ripescaggio del Lecce in B in caso di mancata iscrizione di qualche squadra non all’altezza di corrisponde­ re alle condizioni poste dalla Lega.

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Danni, solo tanti danni sono stati causati, dunque, dal pomeriggio- guer­riglia di domenica scorsa. Danni e reazioni inconsulte ( ma non giustifi­cabili) messe in atto da una minima parte di tifosi in segno di protesta per l’assurdo comportamento di un Lecce che, dopo un avvio scoppiettante, è andato pian piano scomparendo, fi­nendo per essere considerato solo una squadra di bassa qualità.

Le amarezze e le delusioni che i tifosi hanno rice­vuto e sopportato sono state numerose e, per giunta, condite da partite giocate malissimo da un gruppo di calciatori che non hanno mostrato attaccamento ai colori sociali. Giocatori mercenari e non meritevoli di nessuna attenuante.

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Dovranno solo andar via da Lecce. Ed anche presto. Pertanto, farà molto bene il presidente Savino Tesoro – così come ha promesso – a fare un repulisti generale di questa masnada di pseudo giocatori che si considerano professionisti, ma che di fatto si sono manifestati soltanto miserevoli mer­cenari.

Per cancellare le amarezze e l’onta subite quest’anno, la società do­vrà allestire, per la prossima stagione, una squadra completamente nuova. Insomma, dopo le brutture di questo campionato, un po’ di pulizia sarà in­dispensabile per ridare dignità ad una città ed a una tifoseria profondamente offese nel loro orgoglio da una squa­dra senza anima e senza cuore e da un gruppo di violenti e scalmanati ultras.

Umberto Verri

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