È l’ora dei processi. Via da Lecce chi non ama la maglia
Lega Pro/Epilogo drammatico condito da atti di violenza da condannare.
E così, il Lecce dovrà giocare anche il prossimo campionato in Lega Pro. Un altro anno d’inferno, proprio come infernale è stato il finale della sfida di domenica scorsa pareggiata (1-1) dal Carpi che, quindi, è stato promosso in serie B. Un pomeriggio triste e doloroso in cui è successo di tutto: dalla tentata aggressione ad opera di un gruppo di ultras (circa 200) nei confronti dei giocatori leccesi (che, però, sono riusciti a farla franca, rifugiandosi in tempo nello spogliatoio) , fino alla semi- distruzione di buona parte delle strutture dello stadio di Via del Mare.
Difatti, fallito l’assalto ai giocatori, quei 200 violenti ultras ne hanno combinate di tutti i colori, provocando scontri con gli stuarts (alcuni di loro sono stati picchiati a sangue), distruggendo panchine e vetrate d’accesso al sottopassaggio spogliatoi, frantumando cartelloni e postazioni per le riprese tv, colpendo con calci e pugni fotografi e operatori televisivi, ingaggiando assurdi corpo a corpo con funzionari della Lega e con agenti delle forze dell’ordine.
All’esterno dello stadio, poi, questo gruppo di facinorosi ha dato fuoco a tre auto (una della polizia), ha lanciato sassi contro macchine e pullman di tifosi parcheggiati nello spiazzo, ha colpito con pietre e con mezzi contundenti alcuni poliziotti tanto che nove di loro sono stati costretti a far ricorso alle cure dei sanitari dell’ospedale Vito Fazzi.
Una vera e propria guerriglia, per giunta ripresa minuto per minuto dalla tv nazionale (in diretta, perché trasmetteva la partita fra Lecce e Carpi) e, successivamente, riproposta nelle varie edizioni serali di tutte le più importanti televisioni italiane. Uno spettacolo vergognoso che ha sollevato, nelle ore successive, lo sdegno non solo dei salentini rimasti a casa, ma anche dei tantissimi leccesi residenti in quasi tutte le città d’Italia, intenti a seguire lo sviluppo della finalissima play off per la conquista della serie B fra Lecce e Carpi.
Da non crederci: tutto ciò è stato provocato da un gruppo di scalmanati che, così agendo, hanno infangato il buon nome di una citta (Lecce) da sempre considerata culla di civiltà e di sportività. Difatti, anche dopo la profonda amarezza per la mancata promozione in B, i veri tifosi leccesi hanno applaudito i giocatori del Carpi rimasti sorpresi e colpiti nell’animo da tanta signorilità e, come detto, anche da così nobile sportività da evidenziate dai supporters giallorossi.
Domenica scorsa, insomma, è stata scritta una brutta pagina di cronaca nera, le cui conseguenze sono state e saranno dolorosissime. Oltre ad aver infangato, come detto, il buon nome di Lecce, la giustizia sportiva ha emesso le prime sentenze, squalificando per 4 turni e a porte chiuse (da scontare l’anno prossimo) lo stadio di Via del Mare.
Ed ancora: le prime indagini delle forze dell’ordine per fare completa luce su come sono avvenuti i fatti, hanno portato all’arresto di un tifoso giallorosso, residente nel Brindisino, e all’individuazione di altri 15- 20 facinorosi, nei cui confronti , quanto prima, saranno prese drastiche decisioni. Anche il Comune, proprietario dello stadio, ha fatto sapere di volersi costituire parte civile, richiedendo a quei 200 scalmanati tifosi-ultras il pagamento dei danni per la ristrutturazione del Via del Mare.
Ed infine, ma a mio parere molto importante, i fattacci avvenuti domenica scorsa hanno messo definitivamente fuori causa un possibile ripescaggio del Lecce in B in caso di mancata iscrizione di qualche squadra non all’altezza di corrisponde re alle condizioni poste dalla Lega.
Danni, solo tanti danni sono stati causati, dunque, dal pomeriggio- guerriglia di domenica scorsa. Danni e reazioni inconsulte ( ma non giustificabili) messe in atto da una minima parte di tifosi in segno di protesta per l’assurdo comportamento di un Lecce che, dopo un avvio scoppiettante, è andato pian piano scomparendo, finendo per essere considerato solo una squadra di bassa qualità.
Le amarezze e le delusioni che i tifosi hanno ricevuto e sopportato sono state numerose e, per giunta, condite da partite giocate malissimo da un gruppo di calciatori che non hanno mostrato attaccamento ai colori sociali. Giocatori mercenari e non meritevoli di nessuna attenuante.
Dovranno solo andar via da Lecce. Ed anche presto. Pertanto, farà molto bene il presidente Savino Tesoro – così come ha promesso – a fare un repulisti generale di questa masnada di pseudo giocatori che si considerano professionisti, ma che di fatto si sono manifestati soltanto miserevoli mercenari.
Per cancellare le amarezze e l’onta subite quest’anno, la società dovrà allestire, per la prossima stagione, una squadra completamente nuova. Insomma, dopo le brutture di questo campionato, un po’ di pulizia sarà indispensabile per ridare dignità ad una città ed a una tifoseria profondamente offese nel loro orgoglio da una squadra senza anima e senza cuore e da un gruppo di violenti e scalmanati ultras.
Umberto Verri




















