È morto un clochard: domande impietose
C’è un turbamento che ti rode dentro. Nel profondo. Puoi anche cercare consolazioni nel pensare che comunque… i volontari, l’attività caritativa, i servizi sociali, le sue scelte… Ma l’inquietudine riemerge. Forte, densa di verifiche interiori, carica d’interrogativi, di domande sui ruoli delle istituzioni, sui suoi rifiuti di cura, su una voglia di libertà che può addirittura condurre a una fine enormemente penosa, resa ancora più angosciante dall’assenza di un’affettuosa presenza. Garantita la rituale definizione, post mortem, che “era buono”.
Con il classico “coccodrillo”, sia pure scritto con atteggiamento sincero dopo l’estrema notizia. Intanto, la cronaca riporta che per letto, meglio per giaciglio, egli aveva un cartone sul marciapiede dei portici, che la salute incerta comunque non gli impediva di condire con arguzia il casuale colloquiare con il volontario che s’interessava di lui, che aveva una dignità che emergeva dal profondo nel cercare di tirare a campare. E, soprattutto, che spesso manca la doverosa attenzione verso gli “ultimi”. E che solo un sincero atteggiamento di autentica revisione individuale e comunitaria può far rifiorire la Speranza…
Adolfo Putignano
















