E ora la Xylella minaccia anche ciliegi e mandorli
A colloquio con Pantaleo Piccinno, Presidente di Coldiretti Lecce.
“La malattia appare eradicabile perché ha ormai interessato areali troppo vasti. Dovremo difendere le parti di Salento non ancora interessate dalla malattia e sperare che andamenti climatici possano aiutare al contenimento del batterio”.
L’albero di ulivo nume tutelare del nostro territorio, le cui radici scavano il terreno di una storia di seimila anni e le cui origini, proprio come i suoi tronchi, si intrecciano tra la tradizione ebraico cristiana e la mitologia greca, oggi è minacciato dal batterio killer “Xylella Fastidiosa”, che potrebbe portare alla desertificazione del Salento.
Ma l’allarme seppur giustificato non può svellere la tradizione di generazioni di ovicoltori, fecondo olio sociale del sud. Parliamo del problema direttamente con il dott. Pantaleo Piccinno, Presidente della Coldiretti di Lecce.
Dott. Piccinno, esattamente cos’è la “Xylella Fastidiosa”?
La Xylella Fastidiosa è un batterio la cui presenza si riscontra nei vasi xilematici di alcune specie vegetali.
Quali sono le cause della sua presenza sugli ulivi del nostro territorio?
La presenza della xylella fastidiosa nel nostro territorio è stata accertata, poco più di un anno addietro, come risultato delle indagini scientifiche innescatesi a seguito del riscontro di evidenti fenomeni di disseccamento di interi uliveti in una ampia area a sud di Gallipoli; è da tener presente che è la prima volta che si riscontra in Europa la presenza di tale batterio, presente invece da circa 150 anni nel continente americano. Da indagini effettuate dal dott. Donato Boscia del Cnr di Bari, è risultata una coincidenza tra le traccie genetiche della xylella rinvenuta nel Salento e quelle della omologa riscontrata in Costarica. Se ne desume che la xylella è presente nel Salento come agente esterno introdotto con la importazione di piante tropicali infette provenienti dalla Costarica con destinazione zona di Gallipoli. Tale ipotesi è suffragata dal recente rinvenimento in Lombardia di piante di caffè ad uso ornamentale affette da xylella, provenienti dalla Costarica, via Rotterdam. Nel Salento il batterio introdotto ha trovato le migliori condizioni climatiche per una rapida espansione.
Oltre agli ulivi ha colpito o potrebbe colpire altre piante o alberi?
La presenza del batterio è stata rilevata oltre che nell’olivo anche in alcune fruttifere come il ciliegio, nel mandorlo, in piante ornamentali ed anche in arbusti e piante spontanee della macchia mediterranea.
Quali sono le principali conseguenze di questa malattia sia per quanto riguarda gli alberi di ulivo, che la produzione dell’olio?
Il batterio è presente nei vasi xilematici della pianta; la sua proliferazione all’interno degli stessi determina l’interruzione del flusso linfatico con conseguente disseccamento della parte del ramo superiore; progressivamente il batterio scende in senso contrario al flusso ascendente della linfa e determina così il progressivo disseccamento della pianta. Non c’è alcuna incidenza sulla salubrità delle olive e quindi dell’olio prodotto, ma con il progressivo ammaloramento dell’albero di ulivo si riduce fino ad annientare la capacità di produrre olive e quindi olio.
Nel Salento, quali sono i territori maggiormente colpiti?
Il fenomeno si è riscontrato per la prima volta nell’area a sud di Gallipoli, dove ha ora assunto dimensioni disastrose;si sta propagando a sud su tutto l’arco jonico fino ad arrivare a Leuca. Focolai più o meno grandi sono stati riscontrati anche in gran parte del Salento leccese fino a nord di Lecce.
Di che dimensioni ambientali ed economiche è la portata di questo fenomeno?
Le reali dimensioni del fenomeno ed i relativi impatti ambientali, sociali ed economici, non sono ancora quantificabili. Il precedente storico della California del sud, ove il batterio colpì a fine ‘800 la pianta della vite e ne determinò la totale scomparsa, allarma ed angoscia.
Qual è il confine tra l’evento naturale imprevedibile e l’errore umano declinato nelle forma della mancata prevenzione o dell’intervento intempestivo?
La problematica fitosanitaria è figlia di una globalizzazione che ancora non si riesce a controllare. Evidenti appaiono le falle nel sistema di controllo fitosanitario europeo delle importazioni di materiale vegetale proveniente dai paesi extra europei. C’è anche l’aggravante che le importazioni di piante hanno raggiunto volumi impressionanti, e non vengono ancora predisposti all’ingresso sistemi di quarantena.
Quali soluzioni si stanno adottando?
Siamo ancora in attesa della definizione della perimetrazione della zona infetta e della emanazione del decreto ministeriale che contenga gli obblighi da rispettare in tale area, con particolare riferimento alla lotta all’insetto vettore che è responsabile della propagazione del batterio.
C’è la possibilità di debellare la malattia in modo definitivo ed evitare ulteriori contagi?
Purtroppo la malattia appare difficilmente eradicabile perché ha ormai interessato areali troppo vasti ed estremamente compositi. Dovremo difendere le parti di Salento non ancora interessate dalla malattia e sperare, magari, che andamenti climatici con invernate meno dolci possano aiutare al contenimento naturale del batterio. Si ha fiducia che i ricercatori pugliesi sappiano trovare quello che i colleghi americani non sono riusciti a trovare in tanti anni di ricerca, e cioè una soluzione scientifica che consenta di debellare la malattia, o almeno di convivere con essa, mantenendo la buona salute e la produttività delle piante di olivo.


















