Pubblicato in: Dom, Dic 14th, 2014

E ora la Xylella minaccia anche ciliegi e mandorli

A colloquio con Pantaleo Piccinno, Presidente di Coldiretti Lecce. 

olive

“La malattia appare eradicabile perché ha ormai interessato areali troppo vasti. Dovremo difendere le parti di Salento non ancora interessate dalla malattia e sperare che andamenti climatici possano aiutare al contenimento del batterio”. 

L’albero di ulivo nume tutelare del nostro ter­ritorio, le cui radici scavano il terreno di una storia di seimila anni e le cui origini, proprio come i suoi tronchi, si intrec­ciano tra la tradizione ebrai­co cristiana e la mitologia greca, oggi è minacciato dal batterio killer “Xylella Fasti­diosa”, che potrebbe portare alla desertificazione del Sa­lento.

Piccinno

Ma l’allarme seppur giustificato non può svellere la tradizione di generazioni di ovicoltori, fecondo olio sociale del sud. Parliamo del problema direttamente con il dott. Pantaleo Piccinno, Presidente della Coldiretti di Lecce.

Dott. Piccinno, esattamen­te cos’è la “Xylella Fasti­diosa”?

La Xylella Fastidiosa è un batterio la cui presenza si ri­scontra nei vasi xilematici di alcune specie vegetali.

Quali sono le cause della sua presenza sugli ulivi del nostro territorio?

La presenza della xylella fastidiosa nel nostro territo­rio è stata accertata, poco più di un anno addietro, come risultato delle indagini scientifiche innescatesi a se­guito del riscontro di eviden­ti fenomeni di disseccamento di interi uliveti in una ampia area a sud di Gallipoli; è da tener presente che è la pri­ma volta che si riscontra in Europa la presenza di tale batterio, presente invece da circa 150 anni nel continen­te americano. Da indagini effettuate dal dott. Donato Boscia del Cnr di Bari, è ri­sultata una coincidenza tra le traccie genetiche della xylella rinvenuta nel Salento e quelle della omologa ri­scontrata in Costarica. Se ne desume che la xylella è pre­sente nel Salento come agen­te esterno introdotto con la importazione di piante tropi­cali infette provenienti dalla Costarica con destinazione zona di Gallipoli. Tale ipo­tesi è suffragata dal recente rinvenimento in Lombardia di piante di caffè ad uso or­namentale affette da xylella, provenienti dalla Costarica, via Rotterdam. Nel Salento il batterio introdotto ha trovato le migliori condizioni clima­tiche per una rapida espan­sione.

Oltre agli ulivi ha colpito o potrebbe colpire altre pian­te o alberi?

La presenza del batte­rio è stata rilevata oltre che nell’olivo anche in alcune fruttifere come il ciliegio, nel mandorlo, in piante orna­mentali ed anche in arbusti e piante spontanee della mac­chia mediterranea.

Quali sono le principali con­seguenze di questa malattia sia per quanto riguarda gli alberi di ulivo, che la produ­zione dell’olio?

Il batterio è presente nei vasi xilematici della pianta; la sua proliferazione all’in­terno degli stessi determina l’interruzione del flusso linfa­tico con conseguente dissec­camento della parte del ramo superiore; progressivamente il batterio scende in senso contrario al flusso ascenden­te della linfa e determina così il progressivo disseccamento della pianta. Non c’è alcu­na incidenza sulla salubrità delle olive e quindi dell’olio prodotto, ma con il progres­sivo ammaloramento dell’al­bero di ulivo si riduce fino ad annientare la capacità di produrre olive e quindi olio.

olivi

Nel Salento, quali sono i ter­ritori maggiormente colpiti?

Il fenomeno si è riscontra­to per la prima volta nell’a­rea a sud di Gallipoli, dove ha ora assunto dimensioni disastrose;si sta propagando a sud su tutto l’arco jonico fino ad arrivare a Leuca. Focolai più o meno grandi sono stati riscontrati anche in gran parte del Salento leccese fino a nord di Lecce.

Di che dimensioni ambien­tali ed economiche è la portata di questo fenome­no?

Le reali dimensioni del fenomeno ed i relativi im­patti ambientali, sociali ed economici, non sono ancora quantificabili. Il precedente storico della California del sud, ove il batterio colpì a fine ‘800 la pianta della vite e ne determinò la totale scomparsa, allarma ed an­goscia.

Qual è il confine tra l’even­to naturale imprevedibile e l’errore umano declinato nelle forma della mancata prevenzione o dell’inter­vento intempestivo?

La problematica fitosa­nitaria è figlia di una glo­balizzazione che ancora non si riesce a controllare. Evidenti appaiono le falle nel sistema di controllo fitosanita­rio europeo delle importazioni di materiale vegetale prove­niente dai paesi extra europei. C’è anche l’aggravante che le importazioni di piante hanno raggiunto volumi impressio­nanti, e non vengono ancora predisposti all’ingresso sistemi di quarantena.

Quali soluzioni si stanno adottando?

Siamo ancora in attesa del­la definizione della perimetra­zione della zona infetta e della emanazione del decreto mini­steriale che contenga gli obbli­ghi da rispettare in tale area, con particolare riferimento alla lotta all’insetto vettore che è responsabile della propaga­zione del batterio.

C’è la possibilità di debellare la malattia in modo definitivo ed evitare ulteriori contagi?

Purtroppo la malattia ap­pare difficilmente eradicabile perché ha ormai interessato areali troppo vasti ed estre­mamente compositi. Dovremo difendere le parti di Salento non ancora interessate dalla malattia e sperare, magari, che andamenti climatici con invernate meno dolci possano aiutare al contenimento naturale del batterio. Si ha fidu­cia che i ricercatori pugliesi sappiano trovare quello che i colleghi americani non sono riusciti a trovare in tanti anni di ricerca, e cioè una soluzio­ne scientifica che consenta di debellare la malattia, o al­meno di convivere con essa, mantenendo la buona salute e la produttività delle piante di olivo.

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