È passato da… Mater Ecclesiae-Castromediano/“Non sono nonno. Sono padre di tutti voi”
IL PARROCO/“NON LASCEREMO SOLI I POVERI”
Quali erano le attese della comunità parrocchiale alla vigilia della Visita Pastorale?
Abbiamo atteso e pregustato questo momento di comunione con il nostro Vescovo Domenico da molto tempo. L’importante era incontrarsi con Lui, il Pastore. Già in alcune occasioni avevamo avuto la gioia di conoscerlo, ma questa volta è stato diverso, è stato con noi in famiglia. Ho voluto proprio che la comunità vivesse questa Visita nella semplicità, nella sincerità, nell’affetto filiale, toccando con mano la bellezza dell’incontro tra il Pastore e il suo gregge. Le attese potevano essere tante: ma a noi interessava essere confermati nella fede, essere nuovamente ricaricati di speranza e riscoprire nel volto del Buon Pastore la gioia di essere comunità.
E il Vescovo ci ha spronato a riappropriarci della dimensione cristiana della vita: no all’indifferenza, alla chiusura, ad un cristianesimo di facciata e si invece alla comunione, alla corresponsabilità. Condividere tutto il vissuto dell’esistenza: ripartire dai momenti più significativi della vita: il nascere, l’amicizia, l’amore, la sofferenza, il lutto; per vivere il mistero dell’Incarnazione di Gesù nella nostra vita, nella famiglia, nella Comunità. Nessuno deve sentirsi solo nel cammino della vita; ognuno deve coniugare la fede di Gesù con l’impegno quotidiano di fraternità sincera verso tutti. Vangelo e vita (quella concreta) in una profonda simbiosi. Dal Gesù Eucarestia presente nel Tabernacolo al Gesù presente nel popolo, nei poveri.
Che comunità ha trovato il Pastore? Quali i punti di forza? E quali le criticità?
Sento di poter affermare che il Vescovo Domenico è stato bene in mezzo a noi e noi con Lui. Abbiamo avvertito guardando i suoi occhi l’amore verso il Signore e verso di noi. La nostra Comunità è come una grande famiglia là dove alcuni sono arrivati da alcuni decenni e molti si sono aggiunti nel corso degli ultimi anni. È una Comunità in crescita, giovane i cui abitanti provengono da diverse parti d’Italia, soprattutto dal Sud Salento. Questa eterogeneità da un lato è da ritenersi una ricchezza per il tessuto sociale, dall’altro è un limite perché ancora non tutti sono riusciti ad amalgamarsi nell’ambito comunitario. Per alcune famiglie in particolare, manca il senso di appartenenza e questo porta alcuni a non essere presenti nei momenti più forti dell’Anno Liturgico, in quanto legati alla propria famiglia e alle proprie tradizioni. Un altro elemento poco favorevole è la vicinanza alla Città di Lecce per cui soprattutto i ragazzi e i giovani evadono da Castromediano per trovare spazi più allettanti nella movida cittadina.
Nonostante queste difficoltà, la Parrocchia è in cammino e vuole essere sempre “la fontana del villaggio” zampillante per tutti. La nostra ricchezza sono i bambini, i ragazzi. Gli incontri settimanali di catechismo sono partecipati da circa 400-500 ragazzi. Grazie all’opera generosa dei catechisti la quasi totalità conclude l’iter catechistico con la celebrazione della Cresima. E partendo dai piccoli che si riesce a coinvolgere in parte gli adulti, i genitori nella vita comunitaria. È andata crescendo in questi anni l’attenzione e le testimonianze della carità, verso i fratelli più poveri grazie all’opera costante della Caritas Parrocchiale, dell’Associazione Insieme, della Fratres e degli altri gruppi. È una comunità che prega, che celebra e che canta grazie anche all’animazione costante del Coro Joannes.
Il passaggio del Pastore porterà i suoi frutti. Quali sono i suoi auspici da Parroco di questa Comunità?
Sono consapevole che i nostri buoni propositi senza l’aiuto dello Spirito Santo finiranno nuovamente nel cassetto. Siamo rafforzati dalla protezione di Maria Madre della Chiesa. Dobbiamo ripartire da Gesù, vivere il Vangelo sine glossa del Tabernacolo alla vita, alle periferie dei luoghi e dei cuori. Fare nostre le parole di Papa Francesco “Camminare-Edificare- Confessare”. Le parole del Vescovo ci spronano ad uscire dai nostri cliché di pensiero per aprirci all’incontro con tutti. Non dobbiamo avere paura degli altri ed essere pronti al dialogo e al confronto.
Altro impegno è quello di riscoprire la vera identità dei laici non solo ad intra ma soprattutto fuori della Chiesa: nella vita sociale, politica, sindacale. Prendendo sul serio l’invito dell’Arcivescovo, è necessario incentivare l’esperienza pastorale della Rettoria “Gesù Maestro” cercando una più profonda comunione con tutta la Comunità parrocchiale. L’impegno primario sarà rivolgere una maggiore attenzione ai poveri che crescono anche nel nostro territorio. Non possiamo lasciarli soli e favorendo un rapporto più sinergico con l’Amministrazione Comunale e gli altri enti venire incontro ai loro bisogni: “Una Chiesa povera per i poveri” come ci ripete Papa Francesco.
Christian Tarantino


















