Pubblicato in: Ven, Apr 17th, 2015

Nuovo Fenomeno/E se anche gli immigrati lasciano il Salento?

Bulgari a Monteroni/Parla Dora, da 11 anni in Italia. Fa la badante ma presto potrebbe andar via. 

NEGLI ULTIMI MESI ALMENO 10 FAMIGLIE SE NE SONO ANDATE 

“Anche se mi dispiacerebbe tantissimo lasciare le persone care che mi vogliono bene, non è escluso che tra un mese o due vada via perché purtroppo la vita sta diventando difficile a causa della mancanza di lavoro”.  

Dora è una don­na di origine bulgara che come tante altre persone ha do­vuto affrontare l ’ e s p e r i e n z a dell’emigrazio­ne dal suo Paese, lasciando così la sua famiglia. Arrivata nel Salento, non è stato faci­le per lei ricostruire una vita in un luogo sconosciuto, ma pian piano c’è riuscita. Dora è una persona semplice che non vuole essere chiamata “signo­ra”, che oggi vive del suo la­voro di badante a Monteroni, dove ha trovato una comuni­tà che l’ha accolta come una seconda famiglia. Purtroppo, però, la precarietà del lavoro sta raggiungendo un livello troppo pesante da sopportare e con un velo di malinconia, un pizzico di rabbia e di ras­segnazione, ne parla con noi, confidandoci con assoluta sin­cerità e umiltà i suoi pensieri.

Dora, da quanto tempo ti trovi nel Salento e come mai hai scelto di rimanere a vivere a Monteroni?

Sono a Monteroni da 11 anni. Quando decidi di emi­grare è necessario rivolgerti a qualcuno che conosci poiché non hai una casa, un lavoro, non sai parlare la lingua del paese ospitante. Così ho fatto e grazie ad alcune persone del mio paese che erano già nel Salento prima di me, ho avuto modo di potermi ambientare.

11 anni sono tanti… ti senti inserita nella comunità di Monteroni?

Sì, sono tanti 11 anni. Qui sono sola, la mia famiglia è ri­masta nel paese di origine ma ho tanti amici che mi sono stati vicino per molto tempo e in mo­menti difficili sono stati tanti. Ho affrontato sia momenti belli che brutti. Un riferimento par­ticolare merita la comunità re­ligiosa di Monteroni che reputo sia formata da un nucleo me­raviglioso di persone, cordiali e buone. L’impressione che ho di questa comunità è che è una meraviglia di ricchezza umana. Mi trovo benissimo qui e mi sento inserita.

Hai mai pensato di ritorna­re nel tuo paese di origine o di cambiare città o Nazio­ne?

Anche se mi dispiacerebbe tantissimo lasciare le persone care che mi vogliono bene, non è escluso che tra un mese o due vada via perché purtroppo la vita sta diventando difficile a causa della mancanza di lavo­ro.

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Molti tuoi connazionali stanno emigrando dal Sa­lento per lo stesso motivo?

Sì, chi riesce, chi ne ha la minima possibilità se ne va. Solo a Monteroni io conosco più di 10 famiglie che se ne sono andate negli ultimi mesi. Fino a due o tre anni fa il lavoro più o meno c’era, ultimamente è diminuito non solo per gli stra­nieri ma per tutti. Credo, che la colpa non sia di nessuno, piutto­sto è del sistema.

Cosa intendi dire quan­do ti riferisci al sistema?

Dal mio punto di vista, il problema lavorativo è accen­tuato dalla posizione geogra­fica del Salento che accoglie ingenti flussi di immigrati e quelli che sono illegali si ac­contentano del lavoro nero o poco retribuito. Si genera così una concorrenza scor­retta, condizioni disumane di lavoro e rapporti scorret­ti: se io lavoro per 500 euro, un altro disposto a lavorare per 300 prenderà il mio po­sto. Questo gioco all’asta al ribasso è concesso a chi vive in alloggi gratuiti ma non se lo può permettere chi deve sostenere un affitto, con spe­se, tasse, contributi. Arrivo al punto. Il popolo proveniente dall’est è arrivato regolar­mente sulla frontiera italiana e dopo tanti anni di sacrifici per essersi ricostruito una vita, non riesce più ad anda­re avanti per la mancanza di lavoro generato dalla crisi e dalla concorrenza sleale.

Dove emigrano gli stra­nieri di cui parli?

La maggior parte di loro, i più giovani vanno in Germania, Svizzera o Regno Unito (Londra), perché questi sono ancora dei paesi che ri­cevono gli stranieri e danno loro le condizioni per vivere molto più adatte rispetto ad altre Nazioni, il resto delle persone se ne ritorna a casa, nella Nazione di origine.

La vita ti ha messo tante volte in difficoltà e con grande dignità e corag­gio hai sempre saputo affrontare le prove a te destinate. Cosa hai im­parato da queste espe­rienze, cosa ti rimarrà dentro al cuore anche se tu dovessi andare via un giorno?

Per quello che ho vissuto posso ammettere che ci sono persone buone e persone cat­tive, indipendentemente dalla provenienza e dal portafo­glio. Ad esempio, nel rappor­to di lavoro la scorrettezza mi è capitata di vederla sia da parte del datore di lavoro sia da parte del lavoratore stra­niero. Non voglio essere par­ziale e non voglio offendere nessuno perché sono consa­pevole che il valore di una persona non si misura dal colore della pelle, dai linea­menti del viso, dai vestiti che indossa, dall’oro. Quello che porta ognuno di noi dentro rappresenta la vera ricchez­za. Se uno è povero di dentro non servono ricchezze perché rimarrà sempre povero.

Pagine a cura di Fatima Grazioli e Maria Rosaria Contaldo

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