Nuovo Fenomeno/E se anche gli immigrati lasciano il Salento?
Bulgari a Monteroni/Parla Dora, da 11 anni in Italia. Fa la badante ma presto potrebbe andar via.
NEGLI ULTIMI MESI ALMENO 10 FAMIGLIE SE NE SONO ANDATE
“Anche se mi dispiacerebbe tantissimo lasciare le persone care che mi vogliono bene, non è escluso che tra un mese o due vada via perché purtroppo la vita sta diventando difficile a causa della mancanza di lavoro”.
Dora è una donna di origine bulgara che come tante altre persone ha dovuto affrontare l ’ e s p e r i e n z a dell’emigrazione dal suo Paese, lasciando così la sua famiglia. Arrivata nel Salento, non è stato facile per lei ricostruire una vita in un luogo sconosciuto, ma pian piano c’è riuscita. Dora è una persona semplice che non vuole essere chiamata “signora”, che oggi vive del suo lavoro di badante a Monteroni, dove ha trovato una comunità che l’ha accolta come una seconda famiglia. Purtroppo, però, la precarietà del lavoro sta raggiungendo un livello troppo pesante da sopportare e con un velo di malinconia, un pizzico di rabbia e di rassegnazione, ne parla con noi, confidandoci con assoluta sincerità e umiltà i suoi pensieri.
Dora, da quanto tempo ti trovi nel Salento e come mai hai scelto di rimanere a vivere a Monteroni?
Sono a Monteroni da 11 anni. Quando decidi di emigrare è necessario rivolgerti a qualcuno che conosci poiché non hai una casa, un lavoro, non sai parlare la lingua del paese ospitante. Così ho fatto e grazie ad alcune persone del mio paese che erano già nel Salento prima di me, ho avuto modo di potermi ambientare.
11 anni sono tanti… ti senti inserita nella comunità di Monteroni?
Sì, sono tanti 11 anni. Qui sono sola, la mia famiglia è rimasta nel paese di origine ma ho tanti amici che mi sono stati vicino per molto tempo e in momenti difficili sono stati tanti. Ho affrontato sia momenti belli che brutti. Un riferimento particolare merita la comunità religiosa di Monteroni che reputo sia formata da un nucleo meraviglioso di persone, cordiali e buone. L’impressione che ho di questa comunità è che è una meraviglia di ricchezza umana. Mi trovo benissimo qui e mi sento inserita.
Hai mai pensato di ritornare nel tuo paese di origine o di cambiare città o Nazione?
Anche se mi dispiacerebbe tantissimo lasciare le persone care che mi vogliono bene, non è escluso che tra un mese o due vada via perché purtroppo la vita sta diventando difficile a causa della mancanza di lavoro.
Molti tuoi connazionali stanno emigrando dal Salento per lo stesso motivo?
Sì, chi riesce, chi ne ha la minima possibilità se ne va. Solo a Monteroni io conosco più di 10 famiglie che se ne sono andate negli ultimi mesi. Fino a due o tre anni fa il lavoro più o meno c’era, ultimamente è diminuito non solo per gli stranieri ma per tutti. Credo, che la colpa non sia di nessuno, piuttosto è del sistema.
Cosa intendi dire quando ti riferisci al sistema?
Dal mio punto di vista, il problema lavorativo è accentuato dalla posizione geografica del Salento che accoglie ingenti flussi di immigrati e quelli che sono illegali si accontentano del lavoro nero o poco retribuito. Si genera così una concorrenza scorretta, condizioni disumane di lavoro e rapporti scorretti: se io lavoro per 500 euro, un altro disposto a lavorare per 300 prenderà il mio posto. Questo gioco all’asta al ribasso è concesso a chi vive in alloggi gratuiti ma non se lo può permettere chi deve sostenere un affitto, con spese, tasse, contributi. Arrivo al punto. Il popolo proveniente dall’est è arrivato regolarmente sulla frontiera italiana e dopo tanti anni di sacrifici per essersi ricostruito una vita, non riesce più ad andare avanti per la mancanza di lavoro generato dalla crisi e dalla concorrenza sleale.
Dove emigrano gli stranieri di cui parli?
La maggior parte di loro, i più giovani vanno in Germania, Svizzera o Regno Unito (Londra), perché questi sono ancora dei paesi che ricevono gli stranieri e danno loro le condizioni per vivere molto più adatte rispetto ad altre Nazioni, il resto delle persone se ne ritorna a casa, nella Nazione di origine.
La vita ti ha messo tante volte in difficoltà e con grande dignità e coraggio hai sempre saputo affrontare le prove a te destinate. Cosa hai imparato da queste esperienze, cosa ti rimarrà dentro al cuore anche se tu dovessi andare via un giorno?
Per quello che ho vissuto posso ammettere che ci sono persone buone e persone cattive, indipendentemente dalla provenienza e dal portafoglio. Ad esempio, nel rapporto di lavoro la scorrettezza mi è capitata di vederla sia da parte del datore di lavoro sia da parte del lavoratore straniero. Non voglio essere parziale e non voglio offendere nessuno perché sono consapevole che il valore di una persona non si misura dal colore della pelle, dai lineamenti del viso, dai vestiti che indossa, dall’oro. Quello che porta ognuno di noi dentro rappresenta la vera ricchezza. Se uno è povero di dentro non servono ricchezze perché rimarrà sempre povero.
Pagine a cura di Fatima Grazioli e Maria Rosaria Contaldo
















