Pubblicato in: Ven, Nov 29th, 2013

Eccezionale/La traslazione delle Reliquie di San Nicola da Myra a Bari rivive per le strade di Squinzano

LA DEVOZIONE/E SE IL CULTO SALENTINO FOSSE PIÙ ANTICO DI QUELLO DI BARI?

È veramente lungo il filo che lega Squinzano al suo Santo Patrono, San Nicola di Mira. Non sarà più lungo di quello dei fedeli baresi, ma forse non è neanche più corto. Certo è che la devozione per San Nicola a Squinzano è nata per effetto dell’efficace predicazione, av­venuta molto prima dell’anno 1000, dei padri Basiliani, che si erano sistemati nelle contrade di Squinzano, creando diverse “grancie”, fino poi ad avere il loro centro più importante del Salento, e forse dell’Italia Meridionale, nell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, costruita nel XII sec. dai Normanni, a metà strada fra Squinzano e Casalabate. La vicenda italiana dei padri Basilia­ni, un ordine monastico nato nel Vicino Oriente, è collegata alla lotta contro la iconoclastia, la dottrina e l’azione di chi nei territori dell’Impero Bizantino, nei secoli VIII e IX, avversava il culto religioso e l’uso delle immagini sacre.

La “lotta contro le immagini” cominciò nel 727 con l’imperatore d’Oriente Leone III (717-741), che adottò provvedimenti di limitazioni del culto e dell’uso delle immagini sacre (le icone). La decisione imperiale scaturiva dalla necessità di togliere pretesti all’incalzante propaganda musulmana che accusava i cristiani di idolatria, ma anche per la preoccupazione della crescen­te influenza sul popolo dei monaci (soprattutto i Basiliani) e dei monasteri, nei quali si trovavano immagini venerate con particolare devozione. Alcuni vescovi aderirono alle tesi dell’imperatore, altri resistettero, determinando tra i fedeli due fazioni contrapposte: gli iconoclasti, contrari al culto delle imma­gini, e gli iconoduli, i difensori del culto delle immagini sacre.

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Il 19 gennaio 729, a seguito di un gesto estremo di un iconoclasta che sfregiò un’immagine di Cristo, scoppiò una rivolta che l’imperatore di Costantinopoli fece reprime­re nel sangue. Fu l’inizio di una vera e propria persecuzione contro chi aveva a cuore il culto e la devota venerazione delle immagini sacre. Sui provvedi­menti dell’imperatore Leone III e sui contrasti sorti fra i cristiani d’Oriente, che ebbero ripercussioni anche in alcune diocesi dell’Italia bizantina, presero posizione i Papi di Roma, Gregorio II (715-731) e Gregorio III (731-741), che non solo protestarono contro l’imperatore d’Oriente ma fecero dichiarare la legittimità del culto delle immagini nel sinodo romano del 731. Le risposte dell’imperatore Leone III furono immediate: la confisca delle rendite della Chiesa romana nei territori bizantini in Italia (Esarcato di Ravenna e Italia Meridionale), l’inasprimento della persecuzione già in atto e la sottomissione delle diocesi al patriarcato di Costantinopoli. Con l’imperatore Costantino V (741-775), figlio di Leone III, la lotta iconoclastica si inasprì e il nuovo im­peratore fece proclamare il divieto del culto e dell’uso delle immagini da uno pseudo Concilio ecumenico del 754, tenutosi a Costantinopoli.

Ma, il popolo e i monaci non si sottomisero, nonostante le misure persecutorie dell’impera­tore varate nel 764 che imponevano la distruzione non solo delle immagini, ma anche delle reliquie dei Santi e l’imposizione di rinunciare ad esse con un giuramento. La lotta iconoclastica degli imperatori d’Oriente andò avanti fino all’843, quando l’imperatrice Santa Teodora (reggente per il figlio minore Mi­chele III, dall’842 all’856) ristabilì la pace religiosa, facendo condannare da un concilio l’iconoclastia e restaurando solennemente il culto delle immagini nelle chiese bizantine. Intanto i monaci Basiliani per sottrarsi alle persecuzioni degli imperatori d’Oriente fuggirono dal territorio dell’Impero e si rifugiarono sulle coste dell’Italia Meridionale, in particolare della Puglia e della Sicilia. Arrivarono anche nel Salento e, secondo una leggenda, arrivarono con i loro barconi, carichi di icone e di reliquie dei loro Santi, su una spiaggia fra Brindi­si e San Cataldo, badando a tenersi lontani dai porti battuti dalle navi mercan­tili dell’Oriente. Sbarcarono con il loro carico “sacro” e affondarono le barche a qualche centinaio di metri dalla riva.

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Qualche sommozzatore ha raccontato, infatti, di aver visto nelle secche sabbiose di fronte all’attuale Lido Cerrate delle barche pietrificate dal tempo. Certo è che questo approdo, indicato dalla leggenda, per lo sbarco dei Basiliani in Italia è, in linea d’aria, solamente ad un tiro di schioppo dall’Abbazia di Santa Maria di Cerrate. Affondare le barche fu la manifestazione chiara da parte dei Basiliani della decisione di non tornare più in Oriente. Si orientarono in diverse direzioni, creando tanti piccoli insediamenti, come Santa Maria d’Aurio, Sant’Elia, Bellisario, Madonna dell’Alto e Cerrate. Inizialmente i monaci di San Basilio badarono a mante­nersi ben nascosti, perché erano ricercati dai soldati-marinai degli imperatori di Costantinopoli; ma temevano anche di non essere bene accetti dai cristiani, dal clero secolare e dalle popolazioni italiane di stretto rito romano. Comincia­rono a manifestarsi liberamente solo dopo l’avvento di Santa Teodora al soglio imperiale di Costantinopoli e con la notizia della fine dell’iconoclastia.

Questi monaci orientali si rivelarono, pur nella continuazione della loro vita ascetica, abili predicatori, ottimi amanuensi, artisti provetti nell’arte del decoro, pittori bravi a dipingere su tavola le loro icone e ad affrescare i muri delle loro chiese e dei monasteri. Furono abili, anche, a diffondere il culto dei “loro” Santi, soprattutto del Cristo, della Madonna, di San Basilio, di San Giorgio e di San Nicola. Il culto e il racconto dei miracoli di San Nicola, vescovo africano di Mira (sec. IV?), ne fecero il Santo taumaturgo per eccellenza, tanto che molte comunità, prima ancora che i marinai-mercanti baresi nel 1087 ne rapisse­ro le spoglie mortali, lo scelsero come protettore. Il racconto dei miracoli con la dote procurata alle tre fanciulle che stavano per essere vendute come prostitute-schiave, la vicenda della tempesta sedata e soprattutto il miracolo dei tre bambini resuscitati dopo essere stati tagliati a pezzi per essere dati in pasto ai maiali commossero i fedeli di Squinzano che cominciarono a venerare San Nicola e ad invocarlo nei momenti di grande difficoltà. E la comunità dei fedeli di Squinzano finirà nel tempo con l’abbandonare il suo santo protettore di sempre, San Vito, per elevare San Nicola a patrono della città e ad intitolar­gli la prima parrocchia e la Chiesa Matrice.

Pagine a cura di Beppe Longo

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