Pubblicato in: Ven, Set 21st, 2012

Educare alla Speranza. Nonostante la crisi

La più grande impresa a cui gli uomini e le donne di buona volontà sono oggi chiamati è quella di met­tere mano alla rifondazione della Speranza. Speranza nella bellezza della vita che rimane comunque un dono e una forza; speranza nel valore di ogni uomo e di ogni donna e nelle potenzialità di ciascuno. Sperare è volere che la novità del tempo che ci attende non sia soffocata da una stanca ripetizione di lamenti, di pianti, di censure e di sterili critiche.

Sperare esige un agire immediato convinto e attivo. Proprio quando il buio si fa più fitto, quando all’orizzonte le difficoltà sembra­no insormontabili proprio allora siamo chiamati tutti ad offrire concreti segni di speranza. Tale affermazione può sembrare contro corrente, frutto di pura utopia o di un modo visionario di interpretare la realtà; può sembrare parola retorica e comunque stridente con un quotidiano che ci presenta ogni giorno scenari di violenze, di morte, d’ingiustizia e di povertà.

Al padre di famiglia che viene licenziato dal posto di lavoro, al giovane che si vede negare il diritto di progettare il suo futuro, all’anziano solo e senza risorse, a tutti costo­ro non si può certo rispondere con una sem­plice esortazione teorica alla fiducia che può sembrare persino sarcastica ma occorre dare conto della speranza che è in noi attraverso gesti umani credibili e convincenti.

Mettere ordine nei conti pubblici è certa­mente un obiettivo virtuoso ma lo spread non può essere né il più importante, né l’unico misuratore di valori morali e sociali. Per educare piccoli e grandi alla speranza occorre piuttosto vincere quelle logiche egoistiche secondo le quali tutti i problemi si risolveranno quando lo spread si ridurrà in modo sensibile, quando le borse riprende­ranno a salire e quando le imprese riprende­ranno ad investire capitali.

È pur vero che, sotto il profilo pratico, queste sono le attese della pubblica opinione ma ciò non potrà mai costituire una rispo­sta a chi oggi ha fame e sete di giustizia ed ha diritto e bisogno di motivazioni per far rinascere la speranza nella vita.

Ne consegue che per parlare con sincerità ed onestà di rifondazione della speranza e per restituire ai giovani la fantasia e la gioia di sognare un futuro degno dell’umanità, è necessario rivedere subito la mentalità corrente e tentare di far andare in crisi chi recalcitra di fronte all’urgenza di mettere in gioco la propria vita e le proprie risorse. Basterebbe restituire anche ad una sola persona il gusto della vita, la fiducia negli esseri umani, la speranza nella felicità intesa come pienezza umana ed integrale per contagiare quanti sono in grado di farsi carico delle ragioni di giustizia e di pace che non possono attende­re domani. 

Maria Rita Verardo Romano

già Presidente Tribunale Minori di Lecce

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti