Educazione e Vita/Viaggio nella Scuola Paritaria e in quella Statale
I RICORDI/UN LUOGO SERENO E ACCOGLIENTE PER UN ADOLESCENTE
Il “Giovanni Paolo II” è un contenitore di ricordi piacevoli per me sempre aperto. Sembra ieri quando mi aggiravo per quelle aule che mi hanno accolto bambina e salutato “maturata”, con un bagaglio di esperienze formative, relazionali ed emotive di cui vado fiera e che mi accompagnano tutt’ora.
La memoria di un frammento di quegli anni ne trascina altrettanti: i paradigmi dei verbi imparati a memoria, le diottrie perse a ricercare le parole sul Rocci, la lotta con le prime versioni dal senso “oscuro”, le cadenze della metrica, le discussioni in classe per gli interrogativi della Filosofia, gli enigmi celati dietro le opere d’arte, gli endecasillabi di Dante e poi le (per me sciagurate!) corse campestri, le gite, gli spettacoli di fine anno, le merende in comune. Sono passati quattro anni da quando ho scelto di proseguire il mio percorso su lidi scientifici: studio Medicina con entusiasmo e soddisfazione.
Eppure l’amore per il mondo classico mi è rimasto dentro. Ho sempre riconosciuto la validità del metodo di studio che la scuola mi aveva lasciato in eredità e quell’abitudine al lavoro serio, strumenti validi per affrontare le nuove sfide. Il liceo è stato per me un luogo sereno ed accogliente di studio ma anche di incontri, rapporti e amicizie che sono rimasti negli anni, di esperienze illuminanti: in una sola parola, un luogo di crescita.
Molto di tutto ciò lo devo alle persone che quell’ambiente lo hanno nutrito giorno dopo giorno con la passione e i frutti del loro lavoro: Preside, Professori, tutti sono stati in grado di uscire fuor di cattedra e portare avanti il loro ruolo di insegnanti ed educatori, con la semplicità e la comprensione che hanno permesso l’instaurarsi di un rapporto vero con noi alunni, oltre che il trapasso di conoscenze.
Le loro espressioni, le parole, i gesti, il tono della voce, li porto nel cuore con dolcezza, insieme a tutta la stima, umana e professionale, che continuo a provare nei loro confronti. In quegli anni poi, al di là delle materie tradizionali, la scuola mi ha dato la possibilità di sperimentare, mettere le mani in pasta in più settori. Mi ha aperto un ventaglio di possibilità che hanno guidato e orientato le mie scelte aiutandomi a scoprire talenti, passioni e limiti: il teatro, l’inglese, la musica, la scrittura, il giornalismo, i giochi matematici, i certamina, lo sport.
Almeno una volta all’anno con i miei ex compagni di liceo ci organizziamo per una grande rimpatriata: passiamo la serata a ridere a crepapelle raccontando aneddoti e ricordando tutti i bei momenti vissuti insieme. Con nostalgia e perché no, un po’ d’invidia, auguro a voi ragazzi che oggi sedete dietro quei banchi per cui sono passata anch’io, di godervi pienamente l’esperienza liceale che state vivendo e sfruttarla come trampolino di lancio per i vostri sogni e scelte future. Quando oggi, tra il nome della molecola di un farmaco e quello di una coltura batterica, mi sorprendo ancora a vedermi riaffiorare alla mente massime filosofiche, passi della Divina Commedia e versi di Omero, sorrido di cuore.
Con affetto, grazie “Giovanni Paolo II” per continuare a colorare i ricordi più belli di una fetta importante della mia vita. Ad maiora!
Lorenza Moscara


















