Pubblicato in: Ven, Giu 26th, 2015

“Epatite C” la svolta/Ma quanto costa curare il fegato…

Virus sconfitto/35mila euro per un solo ciclo di sofosbuvir, ma per la combinazione di più farmaci innovativi si arriva intorno ai 50mila euro a persona.

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Farmaci epocali che potrebbero fare spari­re definitivamente, nel giro di un decennio, l’epatite C. Quello che stiamo vivendo, è secondo gli esperti, un momento storico per la sanità, che vedrebbe un passo avanti nella cura e gua­rigione della malattia infettiva da virus HCV, grazie all’in­gresso di nuove terapie come il Sofosbuvir, il Simeprevir, il Daclatasvir e le combinazioni di Sofosbuvir e Ledipadasvir oppure di Ombitasvir con Paritaprevir e Dasabuvir. Associazioni terapeutiche che aggrediscono direttamente il virus, con successo di gua­rigione dall’Epatite C, pari o superiore al 90% dei casi. “Il ciclo terapeutico – spiega l’infettivologo ed epatologo Roberto Chiavaroli (nella foto), delle malattie infettive di Galatina – può durare dai tre ai sei mesi e il paziente può vedere sconfitto per sempre il virus.” Un successo che fa ben sperare quindi, se non fosse che c’è come sempre il rovescio della medaglia, in questo caso il costo della terapia. Solo per il Sofosbuvir, l’Italia ha ottenuto dalla ditta Gilead, un prezzo pari a 35 mila euro a paziente, per un solo ciclo, se poi si fa ri­ferimento alla combinazione di più farmaci innovativi, mix più efficace per affrontare i diversi genotipi di virus C, il costo potrebbe aggirarsi intorno ai 50 mila euro a persona. Ciò significa che l’Asl dovrebbe anticipare i soldi agli utenti, che si sottopongono alle nuove cure, per poi avere il rimborso dalla Regione e questa dal Ministero, nel giro dei tre anni successivi. Un tempo troppo lungo, che potrebbe scoraggia­re la pubblica amministrazione dal consentire la diffusione della terapia, dovendo anticipa­re fondi propri. C’è poi un secondo problema, ovvero chi deve accedere ai nuovi farmaci anti epatite C. Su questo l’AIFA e il ministero della Salute sono stati chiari nel dire che a poter usufruire delle nuove terapie, devono es­sere persone affette da cirrosi, da tumore epatico e da gravi forme di malattia da HCV, dia­gnosticata attraverso la biopsia o l’esame del fibroscan che, in Puglia, viene eseguito solo a Foggia, Bari e agli infettivi del “Santa Caterina Novella”, in regime di intramoenia, ovvero come esame non rimborsabile dal sistema sanitario e quindi a pagamento per i cittadini . Sarà uno dei centri autorizzati dalla Regione Puglia poi, a poter prescrivere, una volta diagnosticata la gravità dell’E­patite C, la terapia di nuova ge­nerazione.

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Terapia della quale l’Asl leccese, si è rifornita in a base alle richieste degli stessi centri autorizzati. Gli infettivi di Lecce e Galatina, sono i centri con maggiore domande: 50 le richieste del Fazzi, 40 del “Santa Caterina Novella”. Quest’ultima però è in affanno, perché oltre ai pazienti in loco con epatite o forme più gravi, stanno arrivando utenti salentini inaspettati, che in passato erano in cura presso centri del nord e che adesso, in un vero e proprio controesodo, hanno intrapreso la rotta inversa verso il Salento, per avere le nuove cure, appro­dando appunto a Galatina. Nei centri settentrionali infatti, i nuovi farmaci non sono dispo­nibili, per chi non è residente in loco. Questo perché i costi delle terapie sono molto alte e le Asl pugliesi, che dovrebbero rimborsare quelle settentrionali, hanno tempi troppo lunghi che metterebbero in difficoltà il nord che, in assenza di auto­rizzazioni da parte della ASL di Lecce, non elargisce alcuna cura in anticipo, neanche ai pazienti trapiantati o in attesa di trapianto. Così i quaranta pazienti per i quali il “Santa Caterina Novella” aveva fatto richiesta per le cure, sono già diventati 150. Il rischio è che l’Asl salentina, possa non avere i fondi sufficienti a garantire le cure a tutti coloro i quali ne hanno diritto e quindi potrebbe anche accadere, che ad accedere ai nuovi prodotti farmaceutici, sarà colui che arriverà per pri­mo. Una corsa verso un imbuto che si stringe e che potrebbe intasarsi, lasciando fuori decine e decine di persone, senza la nuova cura anti Epatite C. Eppure quello che forse si po­teva o doveva prevedere era proprio una corsa di massa, non solo da parte di chi ha gravi forme di epatiti, tumore o cir­rosi, ma anche da parte di chi è affetto dalla malattia in forma più lieve e chiede le cure, con l’idea di non arrivare a stadi più avanzati. In effetti tra gli “opi­nion leader “ italiani, non man­ca la scuola di pensiero secondo la quale, l’epatite C potrebbe essere eradicata completamen­te, se si allargasse l’accesso alle terapie anti epatite, anche a chi oggi non rientra perché affetto da una forma non complessa della malattia. Ovviamente i costi inizialmente elevati, per­ché si aumenterebbe l’utenza, sarebbero ammortizzati a di­stanza di anni, con la scomparsa definitiva dell’infezione e con la conseguente riduzione delle spese di cura ( ben più alte) per guarire da cirrosi e tumore del fegato. Questa lungimiranza però attualmente non c’è. Le cure vengono somministrate ai più gravi. Nelle Asl pugliesi Brindisi e Taranto sono già partite con le terapie a base di quattro farmaci, Lecce è in ritardo, avendo per ora riforni­mento solo del Sofosbuvir e del Simeprevir. 

Tutto sulla sanità salentina su www.sanitasalento.it

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