Esclusivo (audio)/Intervista al Card. Stanislaw Dziwisz: non siamo orfani, Giovanni Paolo II è sempre tra noi
L’Ora del Salento ha colto un fugacissimo momento di pausa nella sua lunga visita nel Salento per ascoltarlo e accogliere una sua emozionante testimonianza su Giovanni Paolo II del quale, l’attuale Arcivescovo di Cracovia, il Card. Stanislaw Dziwisz è stato per 39 anni il segretario particolare e il vero “custode spirituale”.
Eminenza, nel 2012 ricorderemo il 50° anniversario dell’indizione del Concilio Vaticano II. Uno degli obiettivi di Giovanni XXIII, che lo ha aperto, e di Paolo VI, che lo ha concluso, era sicuramente il rinnovamento della Chiesa, la volontà esplicita di farla correre alla stessa velocità del mondo e dell’uomo. Crede che l’obiettivo sia stato raggiunto?
Certamente. E questo rinnovamento della Chiesa ha esercitato anche una forte influenza su tutto il mondo. L’obiettivo era quello di sviluppare ogni cosa nella giusta direzione, cioè verso l’uomo, soprattutto quello debole. Sono state tante le opere compiute nelle Nazioni del Terzo Mondo e non solo. Wojtyla quando era ancora Vescovo di Cracovia accolse la notizia del Concilio con grande speranza e si impegnò immediatamente alla preparazione del Concilio, partecipando a tutte le sessioni. Scrisse anche un libro sul Concilio e sul post-Concilio. Tutta la sua vita era indirizzata verso il rinnovamento ecclesiale.
Quindi Giovanni Paolo II è stato il reale attuatore di quel Concilio?
Era uno dei Padri del Concilio Vaticano II, perché era molto vicino a Giovanni XXIII e a Paolo VI. Ha sicuramente attuato i principi di quel Concilio Ecumenico, perché era un uomo “del fare” e dell’impegno.
Il ritmo frenetico e continuo dello sviluppo del mondo e i tempi della Chiesa vanno di pari passo? O crede che la Chiesa sia più lenta rispetto alla velocità del mondo?
La velocità è diversa, ma la storia ci dice che la Chiesa, seppur più lentamente, arriva dove deve arrivare, mentre la società, molto più rapida, perde terreno, con le guerre, le povertà, le sofferenze e i numerosi problemi.
La crisi globale che stiamo vivendo è una crisi di valori prima che economica. Quali sono le cause reali e quali potrebbero essere le soluzioni più efficaci?
Giovanni Paolo II ha avvicinato la Chiesa al mondo e viceversa, Fides et Ratio hanno potuto dialogare e questo ha portato i suoi frutti; un esempio è la presenza forte dell’Università nella vita della Chiesa, risultato ottenuto dall’attuazione del Concilio da parte del Beato Pontefice. Questa è la volontà di Gesù, andare avanti e predicare il Regno di Dio. La crisi di oggi è provocata, come afferma Benedetto XVI, dall’abbandono dei valori della persona, dei bisognosi. Non basta arricchirsi, occorre pensare al bene di tutta l’umanità.
Lei è tornato in Polonia da Vescovo, dopo averla lasciata quando i fermenti di Solidarnosc erano ancora all’inizio. Come è, oggi, lo Stato polacco? Si è fatto coinvolgere anch’esso dal turbino della globalizzazione?
Oggi la Polonia fa parte dell’Europa. Prima c’era la cortina di ferro, quando invece sono tornato era già diventato un Paese libero e moderno, ma questo non significa l’ho trovato migliorato. Oggi occorre lottare per mantenere la fede e i valori ben saldi, come ieri si lottava contro il Marxismo.
I cattolici sono ancora forti come prima?
Si mantengono abbastanza bene. Partecipano molto al culto e alla vita della Chiesa, però è cambiata la vita sociale, e questo cambiamento si nota soprattutto guardando i giovani, che cercano lavoro ma si allontanano dalle pratiche religiose. Ma ciò che ha più importanza è la catechesi, perché il nemico da temere di più è l’ignoranza.
Un’ultima domanda. Cosa le manca di più di Giovanni Paolo II?
Ho vissuto 39 anni con lui, era come un padre per noi. Quando è partito ci siamo sentiti un po’ orfani, abbandonati, ma d’altronde lui ci aveva già preparati a questo, quindi lo sentiamo sempre presente tra noi.
Ascolta l’intervista audio
L’ intervista al Card. Stanislaw Dziwisz















