Etica e dintorni/Il valore del Perdono…
Fino a quando?/Parla il teologo dalla madre di Ciro. Una grande lezione di umanità e di riconciliazione
MA IL PERDONO NON SI SOSTITUISCE MAI ALLA GIUSTIZIA
“Le pene, strumento di correzione e di espiazione se il colpevole accetta la pena”.
“Non ho parole, perché per me è una mostruosità quella che ha fatto. Io nel mio cuore già l’ho perdonato ma non riesco a capire quello che ha fatto. Forse sono sbagliata ma io non lo odio. Siamo fratelli d’Italia che sono queste cose?”. Sono le parole sorprendenti di Antonella Leardi, madre del tifoso del Napoli ferito a colpi di pistola da un ultrà romanista, madre e moglie del quartiere di Scampia, che dà una lezione di distensione e di riconciliazione ad un mondo di sportivi che a volte perde di vista la bellezza del ritrovarsi in uno stadio per tifare la squadra del cuore. Ma sarà giunto a destinazione questo messaggio? Cosa avrà provocato nella coscienza degli ultrà di ogni colore? Quello che si spera è che, lontani dalle emozioni forti che una partita può suscitare, rinasca la consapevolezza che il gioco può “simulare” una conflittualità, non radicalizzarla.
Ma tutto si ferma al perdono? Evidentemente ci sono diverse responsabilità in gioco: quella di chi è stato gravemente leso, come il giovane tifoso di Napoli, ma anche di chi è garante del bene comune e dell’ordine pubblico. Il gesto del perdono aiuta a riflettere, stempera un odio che altrimenti diverrebbe una catena interminabile, fa sì che a chi ha errato venga riconosciuta la dignità di persona, senza “appiattirlo” sull’identità di errante, ma chi tutela il bene comune ha un dovere di giustizia che deve essere lungimirante perché aiuta a prevenire episodi simili.
A proposito di problematiche di portata più ampia, quali le situazioni di conflitto internazionale, il “Compendio della dottrina sociale della Chiesa” afferma: “Il perdono reciproco non deve annullare le esigenze della giustizia né, tanto meno, precludere il cammino che porta alla verità: giustizia e verità rappresentano, invece i requisiti concreti della riconciliazione” (n. 518).
Tutto questo vale anche per le situazioni di violenza in oggetto: si deve ristabilire un clima di pace, di accoglienza reciproca, ma non si deve venir meno alle esigenze di giustizia e di tutela del bene della collettività. Quello che è stato alterato nello stadio non è solo il bene di una persona, ma quello di una collettività. Le pene previste per chi ha sbagliato non sono perciò una specie di “vendetta sociale” con la quale si acquietano gli animi di chi è stato offeso, ma diventano uno strumento per la correzione del colpevole “una correzione che assume anche il valore morale di espiazione quando il colpevole accetta volontariamente la sua pena. La finalità cui tendere è duplice: da un lato favorire il reinserimento delle persone condannate; da un altro lato promuovere una giustizia riconciliatrice, capace di restaurare le relazioni di armonica convivenza spezzate dall’atto criminoso” (Compendio n. 403). Questo sarà tanto più efficace quanto più saranno donne che hanno un cuore semplice e grande, davvero di madre, come Antonella Leardi.
Luigi Renna
















