Etica e dintorni/Il valore del Perdono…
Fino a quando?/Ragioni laiche. Anche i non credenti possono perdonare: è segno di intelligenza e di saggezza.
NON UN ATTO DI PIETÀ MA VOGLIA DI SUPERARE LE CONTRADDIZIONI
“Dio non parla solo ai cristiani, parla all’umanità e la invita ad uscire dalla matta bestialità”.
Consideriamo innanzitutto la prima reazione di rabbia e dolore che provoca l’offesa: sentimento di avversione, di odio, di vendetta. La rottura della relazione, la chiusura all’altro, l’ostilità. Il mio limite che si scontra con il tuo. Una reazione distruttiva che logora innanzitutto chi la prova, devastante, che si insinua come un tarlo nell’animo umano. Reazione legittima, comprensibile, ma completamente irrazionale, negativa per sé, demolitrice di rapporti positivi. Il conflitto, i conflitti che ne derivano, la violenza che chiama violenza. E il cerchio si espande dal singolo alla società, microcosmo e macrocosmo, la parte di un tutto che disgrega il tutto, l’armonia, l’equilibrio, la creazione.
L’annuncio evangelico che si basa sull’amore, sul perdono, sulla riconciliazione della persona con se stessa, con gli altri, con le cose, con la natura, non è pura retorica, non è sterile precettistica, non è indicazione per gli stolti, gli smidollati, ma è richiamo concreto a ciò che è costitutivo dell’essere umano, all’essenza della vita stessa che è relazione, apertura, creazione, dagli sviluppi di crescita umana imprevedibile.
Il male, il dolore del mondo nasce dalla rottura di essa, dalla sua negazione. Quel male che alimenta sentimenti negativi, che distrugge innanzitutto chi lo pratica, che ha il volto dell’egoismo, della prevaricazione del potere, che genera le ingiustizie, che affama due terzi della popolazione mondiale, che occulta le risorse di cui ciascuno di noi è portatore, che è lacerazione di rapporti tra padre, madre, figli, tra uomo e donna, tra i vari gruppi sociali, che è all’origine di conflitti, guerre, devastazioni.
Che è profonda stupidità, follia. Morte. Combattere tale stupidità allora non può esser un dovere solo di un cristiano, ma la ragione stessa del nostro essere persona – relazione, la ragione di tutti. È per questo che il perdono non è un semplice atto di pietà, ma è saggezza, intelligenza, comprensione che occorra superare i limiti negativi delle quotidiane contraddizioni che informano i nostri gesti per non rimanerne invischiati e rompere, così, quella spirale di violenza che ci trascinerebbe tutti in un baratro. Il perdono, dunque, ha una ragione laica ed è per questo che anche un non credente può e deve praticarlo. Dio non parla, infatti, solo ai cristiani, parla all’umanità e la invita ad uscire dalla matta bestialità. È il senso profondo di quel perentorio “Nessuno tocchi Caino!”.
Carmen Starace
















