Eventi storici/Il Pontificale di Mons. Costa e il Panegirico di Mons. Murino
25 Agosto 1895/Il Panegirico di Mons. Murino
Una fonte interessante per inquadrare la storia di Lecce e del culto cittadino per il suo Protettore è il Panegirico recitato da mons. Emanuele Murino, Protonotario Apostolico di Salerno, nel Duomo di Lecce il 25 agosto 1895 alla presenza del Vescovo Salvatore Luigi Zola, di mons. Gaetano Bacile dei Baroni di Castiglione, Vescovo titolare di Leuca e di mons. Teodosio Gargiulo, Vescovo di Oria.
Il documento è stato a lungo conservato nella Biblioteca Innocenziana del Seminario di Lecce e serviva come modello di esercitazione per i futuri predicatori che lì si preparavano al Ministero Sacerdotale. Un predicatore salernitano invitato a Lecce da mons. Zola e dal primo Magistrato di “codesta nobilissima città” ha il vantaggio di leggere la storia di Sant’Oronzo con maggiore obiettività e di indagare sulla pregnanza civile di tale storicità sulla nostra popolazione.
Infatti nel Panegirico Murino si sofferma molto a parlare della colonna della Piazza “sulla quale maestosa vidi e ammirai la statua di sant’Oronzo vestita del pontificale indumento”. Come ogni forestiero che viene a Lecce è colpito da questo monumento e come tale va alla ricerca delle sue origini e scopre così le radici cristiane della Civitas: la storia di Lecce combacia esattamente con la storia di Sant’Oronzo.
Lecce, Chiesa del Rosario, transetto sinistro, altare destro
Così scrive il salernitano Murino “ Vidi la colonna, la contemplai, parsemi leggere in essa un’epopea gloriosa di 19 secoli di storia; cento e cento generazioni vostre mirai sfilarle innanti”. In latino è più solenne “nemo natus est qualis ille, qui natus est homo princeps fratrum, firmamentum gentis, stabilimentum populi”.
Ad Oronzo innalzato sulla brindisina colonna lo storico Murino vanto dei Predicatori della Scuola Salernitana applica le parole dell’Ecclesiastico. (49,16) riferite a Giuseppe figlio di Giacobbe “nessuno lo uguaglia nella nascita, egli fatto per essere il principe dei suoi fratelli, il fondatore della sua stirpe, la vita del suo popolo”. Così il Murino descrive a lungo la nobiltà della famiglia di Oronzo, intesse il motivo perché lo possiamo ricordare come princeps fratrum (infatti è il primo vescovo), firmamentum gentis (infatti è il primo martire), stabilimentum populis (infatti è la base delle cittadine grandezze) il tutto arricchito con la migliore storiografia che gli studiosi leccesi del tempo gli fornirono per permettergli di preparare un discorso lungo ben 24 pagine.
Il Panegirico raggiunge il suo apice alla fine quando il Murino lascia esplicitamente le vesti del panegirista e assume quelle dell’ascoltatore: “quanto mi direste di meraviglioso operato da Oronzo per voi nei supremi riscontri della vostra vita… e una voce perenne nell’ aere ascolto, ed è la voce di Oronzo che dice:questa Città è mia, io la proteggerò”.
Carmelo Simmini
















