Facebook e gli adolescenti: Ti incontro o Ti contatto?/Il parere dei docenti
Nella giungla dei social network/Non lasciare soli i ragazzi.
Le comunità virtuali costituiscono uno strumento proficuo per sviluppare rapporti interpersonali e conoscenze, ma che è, com’è noto, non privo di pericoli soprattutto per chi è meno preparato al discernimento e all’uso positivo della libertà. Una realtà da sostenere per gli aspetti positivi, ma anche fonte di preoccupazione, come evidenziano le testimonianze pervenute in questi giorni in redazione.
Emerge…la neotelevisione. Nuovi media e manipolazione degli utenti.
L’universo dei media, nel corso degli ultimi anni, si è notevolmente trasformato. Come nota R. Debray, da una struttura basata sul rappresentare si è progressivamente passati ad un modello comunicativo fondato sulla semplice presentazione.
I mass media, non soltanto la Tv, ma anche i giornali e, ultimamente anche il cinema, sembrano totalmente invischiati nella logica del tempo reale. Il criterio che guida la comunicazione, cioè, non è quello di riferire il fatto dopo che è accaduto, bensì quello di riferire il fatto mentre accade; anzi, spesso questa logica si spinge molto più in là: fare in modo che il media contribuisca all’accadimento del fatto. Succede così che guerre devastanti oppure carestie che decimano interi villaggi, non abbiano spazio alcuno sui giornali o in Tv; mentre, l’arresto in diretta di un possibile colpevole faccia il giro del mondo, semplicemente perché l’arresto è stato ripreso in diretta, o, addirittura, perché il giornalista che seguiva il fatto ha scoperto il colpevole. Si richiedono, allora, competenze di analisi molto elaborate.
A livello televisivo, per esempio, tale logica ha portato all’emergere della neotelevisione, la quale rappresenta un modo di fare Tv interamente fondato sulla logica del tempo reale. Decodificare i messaggi costruiti su questi presupposti implica uno spettatore capace di concepire la distanza che intercorre tra lo spazio della realtà (nel quale si colloca lui) e lo spazio della rappresentazione (nel quale si collocano gli oggetti presentati sullo schermo). Tale compito è reso difficile proprio dal fatto che i nuovi prodotti mediatici tendono a nascondere proprio quegli elementi della rappresentazione che possono restituire allo spettatore la consapevolezza di tale distanza.
Una Tv concepita in questo modo espone lo spettatore sprovveduto a notevoli rischi di manipolazione, poiché lo induce a scambiare per verità incontrovertibili e indiscutibili tutta una serie di messaggi che, invece, sono in se stessi parziali e lontani dalla natura vera dei fatti. Fatti cioè, che non raccontano se stessi, ma le intenzioni comunicative di colui che li propone.
Marco Piccinno
Natalia Basili Reale: “Anche noi nel sistema per interagire con i ragazzi”
La paura si diffonde on-line. Utilizzo il termine paura senza esitazioni, perché il modo in cui i nostri figli approcciano ai social network, il loro affidarsi totalmente ad essi e, purtroppo, non sempre ingenuamente, deve preoccuparci.
Il più diffuso tra i social network è notoriamente facebook: viene utilizzato indistintamente sia dai giovani sia da coloro che non lo sono più. Ma in maniera eguale il rischio che possa divenire strumento per diffamare, offendere, violare la privacy, investe proprio tutti. Questo accade perché facebook come tutti i mezzi di comunicazione on-line non è governabile; le conseguenze del semplice “click” sono ingestibili anche dal suo autore.
Non si torna indietro, ciò che viene scritto resta per sempre là, alla mercé di chiunque voglia approfittarsene. Da tutto questo è necessario proteggere i ragazzi, i nostri figli. Ed allora, in attesa di una diversa regolamentazione del più utile e temibile prodotto della tecnologia avanzata, sembra più facile “entrare” anche noi nel sistema, imparare a farne parte, ad essere “accettati” per partecipare interagendo con i ragazzi al fine di esercitare un controllo diretto delle loro azioni imprevedibili e, come detto, irrimediabili.
Genitore – Presidente Consiglio di Istituto
Adelmaria Natali/”Purchè prevalga il ruolo educativo dell’adulto”
Ritengo che professori e alunni possano comunicare tramite facebook, ma, come per ogni strumento, gli effetti dipendono dall’uso che se ne fa. È uno strumento valido se, nel rispetto dei ruoli, consente ai docenti di conoscere meglio i propri alunni e le loro problematiche, permettendo di interagire con più serenità in funzione educativa.
È comunque uno strumento che manca di profondità e che, per la particolare fascia di età degli alunni della scuola media, può generare confusione ed ambiguità relativamente al concetto di “amicizia”. Deve quindi prevalere il ruolo educativo dell’adulto e la capacità di non creare confusione nei ruoli.
Docente
Maria Simonetta Maddalo/”Una possibile arma pericolosa”
Rispondo volentieri al quesito, esprimendo innanzitutto il mio vivo interesse per il tema che mi coinvolge intensamente come cittadina ed educatrice in sé e per sé è un’ottima creazione, intesa anche come definizione di piattaforma sociale. Tuttavia, l’uso distorno che sempre più se ne fa la rende un’arma pericolosa. Diventa una rete in cui cadono anche gli adulti; immaginiamo gli adolescenti.
Lotta al cybercrime: naviganti ancora tanto indifesi
Proteggere la libertà, la sicurezza e i diritti umani online è un’inquietante esigenza avvertita da tutti. I reati informatici – intrusione illecita nei Pc altrui, intercettazione di comunicazioni private, attacchi DoS per rendere inaccessibili o mal funzionanti siti, furto e frode di identità, sfruttamento sessuale dei bambini, “costituiscono una seria minaccia per i diritti dell’uomo”, come sostiene il Consiglio d’Europa. La lotta alla criminalità informatica, già adottata per l’Europa a Budapest il 23 novembre 2001 ed in questi giorni all’ordine del giorno a Strasburgo, esige una cooperazione giudiziaria internazionale più efficace con linee guida uniche e stretti partenariati pubblico-privati e con il miglioramento della propria capacità di contrasto da parte dei diversi Paesi.















