Famiglia e Valore Legale del Titolo di Studio
Fra giorni, il Governo avvierà la consultazione sulla validità dei titoli di studio. I cittadini saranno chiamati a dire se, a loro giudizio, i diplomi di licenza media e quelli che un tempo si chiamavano: di maturità, debbano continuare ad avere il loro tradizionale valore legale, che consente di accedere alle università ed ai concorsi pubblici, oppure se tali diplomi debbano perdere quel valore formale.
La notizia ha suscitato un po’ di smarrimento fra i giovani studenti degli istituti superiori e fra le loro famiglie. Qualche perplessità la consultazione l’ha generata anche in più d’un insegnante.
Gli studenti e le famiglie hanno paura di perdere il beneficio di un credito maturato dagli studenti in lunghi anni di studio. Molti di loro potranno pensare che, se per iscriversi a qualsiasi facoltà universitaria, e non soltanto a quelle che oggi sono a numero chiuso, sarà necessario sostenere rigorose prove d’ingresso, a prescindere dal diploma e dal voto che contiene, la vita diverrà una competizione sempre più difficile e selettiva.
Qualche insegnante teme, poi, di perdere quell’unico strumento di deterrenz a, che sino ad oggi consente ai professori di fare impegnare in aula ed a casa gli studenti meno portati allo studio.
La proposta di eliminare o ridurre il valore legale dei titoli di studio è fondata sulla speranza che diventi regola generale di vita la massima di Seneca che ammonisce: non scholae, sed vitae discimus. Una volta abolito il valore legale del titolo di studio, dicono i sostenitori della proposta, ci sarà da attendersi che gli studenti saranno in aula con lo stesso interesse con il quale i giovanetti frequentavano le botteghe artigiane del secolo scorso; quei giovanetti erano coscienti che, se non avessero appreso bene le regole del mestiere, da adulti non avrebbero potuto metter su bottega per proprio conto; sarebbero rimasti apprendisti a vita.
Dal canto loro, gli insegnanti trarranno molti benefici da questa innovazione, perché potranno trovare nelle aule alunni che eviteranno responsabilmente occasioni di distrazione, per poter apprendere stabilmente le conoscenze che daranno loro le abilità e le competenze necessarie perché divengano cittadini in grado di svolgere dignitosamente i loro ruoli professionali.
Non vi è dubbio che in una condizione sociale che sia sostanzialmente omogenea per livello di reddito delle famiglie, l’abolizione del valore legale del titolo di studio farebbe aumentare il livello di responsabilità con il quale gli studenti vivono la vita scolastica.
Ma là dove vi siano diseguaglianze nella produzione dei redditi familiari e nella loro re-distribuzione sociale, non sarà difficile attendersi che il grado di profitto scolastico degli studenti e, quindi, il loro successo nel trovare buone condizioni di lavoro professionale, non potranno non essere influenzati dal livello economico delle famiglie.
Le famiglie son ben coscienti che, se la proposta diverrà legge, un giorno di scuola perduto, o male utilizzato, ridurrà progressivamente le chances di successo lavorativo dei figli, molto più di quanto non accada oggi.
Fabio Scrimitore
Dirigente Scolastico del Liceo “Giovanni Paolo II” – Lecce














