Famiglia e Società/Senza aggettivi, sono figli e basta
Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di Decreto Legislativo che completa la normativa sull’uguaglianza tra la prole naturale e quella legittima. Ma il disegno riguarda solo i minorenni.
Lo si attendeva da tempo e, finalmente, lo scorso 12 luglio il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo che completa la normativa sull’equiparazione tra figli naturali e figli legittimi. “Mai più figli divisi in categorie di serie A e di serie B. Da oggi esistono solo figli senza aggettivi… È un fatto di civiltà”. Sono queste le parole con cui il Premier Enrico Letta ha commentato l’approvazione di un decreto che elimina l’intollerabile disparità di trattamento previsto, fino ad oggi, dai nostri codici. Può dirsi definitivamente superata, dunque, la netta distinzione tra figli naturali e legittimi prevista dal Codice Civile del 1942, figlia di una diversa sensibilità e di un’epoca che riconosceva lo status di famiglia esclusivamente ad una tipologia di nucleo basato sul matrimonio.
Tuttavia, per fare chiarezza sul contenuto del decreto in questione, è bene sottolineare che la novità del testo non riguarda l’equiparazione tra figli naturali e legittimi – normativa già approvata in via definitiva dalla Camera il 27 novembre dello scorso anno – quanto, piuttosto, gli aspetti patrimoniali correlati al discorso. Il provvedimento, indubbiamente destinato a lasciare il segno, prevede la modifica della normativa vigente al fine di eliminare ogni residua discriminazione presente nel nostro Ordinamento tra i figli nati dentro e fuori da matrimonio, garantendo in tal modo la completa eguaglianza giuridica degli stessi: la riforma dovrà, quindi, incidere sul codice penale, di procedura penale e civile e sulla legge consolare.
Non si è fatto attendere il plauso dell’Unicef e di molte altre realtà associative di categoria che da decenni si battono in favore dell’equa tutela dei figli, compresi quelli adottivi o nati da fecondazioni artificiali. Un enorme passo avanti per i diritti della persona nel nostro Paese, una riforma che, tuttavia, non è esente da polemiche. Stando a quanto reso pubblico, infatti, sembra che anche questa volta una totale e definitiva ‘uguaglianza’ per i figli adottivi non è praticabile.
Se da un lato il decreto pone un deciso stop alle discriminazioni per i figli adottivi minorenni, che acquisiscono a tutti gli effetti lo stato di figlio nato nel matrimonio, dall’altro si esclude l’equiparazione per gli adottati maggiorenni, per i quali non sorge alcun vincolo di parentela con i parenti degli adottanti. Si può parlare, dunque, di effettiva equiparazione? Quali modifiche comporta il nuovo decreto in materia di diritti e doveri dei figli?
















