Pubblicato in: Lun, Lug 22nd, 2013

Famiglia e Società/Senza aggettivi, sono figli e basta

Si tratta di un decreto che intende elimi­nare ogni forma di discriminazione per lasciare spazio esclusivamente alla con­dizione di ‘figli’, ma cosa muterebbe in relazione ai diritti e doveri di questi ul­timi?

Ripeto, i decreti legislativi servono solo a modificare gli articoli del codice secondo prin­cipi che sono già in vigore con la legge 219 e che devono essere concretizzati in ogni situa­zione particolare. Per cui, per esempio, sarà indispensabile definire la rilevanza e gli effetti che l’unicità dello status di figlio avrà sul dirit­to delle successioni e delle donazioni che do­vranno adeguarsi alla parificazione. Ma ci sono anche i riti e i diritti processuali che dovran­no essere rivisti e ridisegnati, tenendo conto dell’introdotto diritto assoluto del minore a es­sere ascoltato e della unificazione delle compe­tenze per gli affidamenti al tribunale ordinario.

Inevitabile è il collegamento con la que­stione relativa ai figli adottivi. Come si pone la normativa in tal senso?

Negli ultimi anni sta perdendo peso la mo­tivazione della segretezza in materia adotti­va che era basata sull’idea di adozione come innesto definitivo, del bambino adottato, nella famiglia adottante. Oggi prevale il senso di responsabilità della famiglia che vuole ricono­scere al figlio la verità sulle origini; per esem­pio in funzione di speranze terapeutiche, si fa strada la necessità della tracciabilità biologica. Tuttavia, i giuristi devono trovare un punto di equilibrio fra i diritti soggettivi dell’adottato, il diritto della famiglia adottiva alla riservatezza e all’esclusività del rapporto di filiazione, ma anche il diritto della famiglia biologica all’o­blio. Naturalmente la legge 1983 dell’84 dice che l’adottato acquista lo status di figlio legitti­mo dell’adottante e la legge 149/2001 sancisce il diritto dell’adottato a conoscere l’identità dei genitori biologici, in applicazione dei principi della Convenzione di New York del 1989. Non sappiamo come i decreti legislativi riordineran­no questi aspetti, anche dal punto di vista suc­cessorio e dei rapporti di parentela.

Nell’era dei miracoli della scienza, non possiamo ignorare la pratica della fe­condazione assistita, discorso attorno al quale, da oltre un decennio, è in atto una vera e propria battaglia ideologica. A tal proposito, durante la Conferenza Nazionale della Famiglia tenutasi a Mi­lano nel 2010, l’allora sottosegretario Carlo Giovanardi dichiarò che i figli nati grazie all’aiuto della biotecnologia sono ‘figli senza diritti’. Un’affermazione gra­vissima che punta i riflettori su una nuo­va discriminazione, una disuguaglianza di base tra diverse categorie di figli. Nel decreto legislativo in via di approvazio­ne sono previsti interventi sul tema spe­cifico?

Inevitabilmente ci dovranno essere. Come per gli adottati, perché è evidente la proble­matica connessa al diritto di chi è nato con fecondazione artificiale eterologa, a conoscere le proprie origini. La fecondazione eterologa in Italia è vietata, ma sappiamo che c’è la pratica diffusa di attuarla all’estero. È chiara dunque la situazione stridente tra il diritto all’anoni­mato del donatore, il diritto del figlio alla co­noscenza e la responsabilità del genitore che vi ricorre. Insomma, c’è ancora molto da fare: la proliferazione e i tempi lunghi dei decreti legi­slativi, inquietano non poco sul risultato. Con­tiamo, dunque, sulla competenza e la rapidità delle commissioni che sono al lavoro.

A cura di Serena Carbone

Pages: 1 2 3

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti