Famiglia e Società/Senza aggettivi, sono figli e basta
Si tratta di un decreto che intende eliminare ogni forma di discriminazione per lasciare spazio esclusivamente alla condizione di ‘figli’, ma cosa muterebbe in relazione ai diritti e doveri di questi ultimi?
Ripeto, i decreti legislativi servono solo a modificare gli articoli del codice secondo principi che sono già in vigore con la legge 219 e che devono essere concretizzati in ogni situazione particolare. Per cui, per esempio, sarà indispensabile definire la rilevanza e gli effetti che l’unicità dello status di figlio avrà sul diritto delle successioni e delle donazioni che dovranno adeguarsi alla parificazione. Ma ci sono anche i riti e i diritti processuali che dovranno essere rivisti e ridisegnati, tenendo conto dell’introdotto diritto assoluto del minore a essere ascoltato e della unificazione delle competenze per gli affidamenti al tribunale ordinario.
Inevitabile è il collegamento con la questione relativa ai figli adottivi. Come si pone la normativa in tal senso?
Negli ultimi anni sta perdendo peso la motivazione della segretezza in materia adottiva che era basata sull’idea di adozione come innesto definitivo, del bambino adottato, nella famiglia adottante. Oggi prevale il senso di responsabilità della famiglia che vuole riconoscere al figlio la verità sulle origini; per esempio in funzione di speranze terapeutiche, si fa strada la necessità della tracciabilità biologica. Tuttavia, i giuristi devono trovare un punto di equilibrio fra i diritti soggettivi dell’adottato, il diritto della famiglia adottiva alla riservatezza e all’esclusività del rapporto di filiazione, ma anche il diritto della famiglia biologica all’oblio. Naturalmente la legge 1983 dell’84 dice che l’adottato acquista lo status di figlio legittimo dell’adottante e la legge 149/2001 sancisce il diritto dell’adottato a conoscere l’identità dei genitori biologici, in applicazione dei principi della Convenzione di New York del 1989. Non sappiamo come i decreti legislativi riordineranno questi aspetti, anche dal punto di vista successorio e dei rapporti di parentela.
Nell’era dei miracoli della scienza, non possiamo ignorare la pratica della fecondazione assistita, discorso attorno al quale, da oltre un decennio, è in atto una vera e propria battaglia ideologica. A tal proposito, durante la Conferenza Nazionale della Famiglia tenutasi a Milano nel 2010, l’allora sottosegretario Carlo Giovanardi dichiarò che i figli nati grazie all’aiuto della biotecnologia sono ‘figli senza diritti’. Un’affermazione gravissima che punta i riflettori su una nuova discriminazione, una disuguaglianza di base tra diverse categorie di figli. Nel decreto legislativo in via di approvazione sono previsti interventi sul tema specifico?
Inevitabilmente ci dovranno essere. Come per gli adottati, perché è evidente la problematica connessa al diritto di chi è nato con fecondazione artificiale eterologa, a conoscere le proprie origini. La fecondazione eterologa in Italia è vietata, ma sappiamo che c’è la pratica diffusa di attuarla all’estero. È chiara dunque la situazione stridente tra il diritto all’anonimato del donatore, il diritto del figlio alla conoscenza e la responsabilità del genitore che vi ricorre. Insomma, c’è ancora molto da fare: la proliferazione e i tempi lunghi dei decreti legislativi, inquietano non poco sul risultato. Contiamo, dunque, sulla competenza e la rapidità delle commissioni che sono al lavoro.
A cura di Serena Carbone















