Pubblicato in: Ven, Mag 1st, 2015

FAMIGLIE CRISTIANE OGGI/INSIEME NELLA CHIESA PER ABITARE IL MONDO

Il Progetto/Al termine del Convegno ecclesiale, dopo aver analizzato il contesto socio-culturale una serie di proposte d’aiuto e prospettive. 

Lo

Riflessioni Finali/Le indicazioni operative emerse dai lavori dei gruppi di studio. 

SETTE PROPOSTE PER LA PASTORALE FAMILIARE

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Un convegno ha sempre un fine operativo, altrimenti non lascia nessun segno con il rischio di risultare quasi inutile e spesso an­che ripetitivo. Non ci si può accon­tentare di relazioni sia pure impegna­tive e brillanti, o di semplice sguardo sulle attuali situazioni socioculturali, se non portano ad un confronto, ad assumere delle decisioni, a formulare dei progetti e delle programmazioni di prossima realizzazione. È un com­pito che può essere affidato ai gruppi di studio, purché vengano composti da persone di sufficiente competenza ed abbiano del tempo adeguato. Quelli del nostro Convegno, in nu­mero di dieci, sono stati abbastanza partecipati e insieme ad una verifica della situazione hanno offerto inte­ressanti indicazioni operative per la Diocesi e le parrocchie: Si sente il bisogno di avere, un progetto globale, valido per ogni istituzione, ben strutturato intorno ad una meta centrale, articolato in obbiettivi successivi, con scelte graduali e pienamente rispondenti alla situazione, precisando contenuti, metodi e strumenti, con tempi di realizzazione adeguati e verifiche pe­riodiche che permettono di valutare l’efficacia degli interventi operativi ed eventualmente modificarli. Sembra ormai acquisito che al centro dell’intera pastorale di una Chiesa, debba porsi la famiglia, istituzione divina, primaria nello stesso progetto creativo, oggi gravemente messa in discussione e causa evidente della disgregazione sociale, delle gravi incerte nella stessa comunità cristia­na e di una pastorale disarticolata, frammentata e parcellizzata e perciò incapace di unità, e di costruirsi intorno ad un centro prioritario in cui incontrare i destinatari della sua azione educante. Ogni comunità è chiamata ad annun­ciare a tutti con coraggio e coerenza il progetto di Dio sulla famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, la sua verità, bontà e bellezza, con piena fedeltà al magistero, ma con la testimonianza delle stesse famiglie, che realizzano il disegno di Dio. Diventa primario l’impegno a formare famiglie salde nella fede, coerenti nella vita di ogni giorno nella stessa famiglia, ma anche nel mondo della cultura, nella profes­sione, nei rapporti con le istituzioni, attive nella comunità cristiana e nel servizio dei fratelli. Non possono, perciò, mancare gli itinerari di vita cristiana per i coniugi, i gruppi familiari, che vivono insieme, come piccole comunità, il Vangelo, la pre­ghiera, la liturgia, che condividono le esperienze, si sostengono a vicenda, attente soprattutto alle situazioni di debolezza, fragilità, povertà. Ciò è particolarmente importante per le giovani coppie, data la delicatezza e la complessità dei problemi dei primi anni di vita. È fondamentale educare ai grandi valori, specifici della situazione familiare: una saggia affettività, la relazione uomo-donna, l’amore, la donazione, la fedeltà.

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È un’atten­zione che impegna tutto l’arco dell’ età evolutiva e diventa determinan­te nell’adolescenza e nella prima giovinezza, che il più delle volte coincidono con il fidanzamento. Ma, ancor più decisiva è la preparazione alla celebrazione del sacramento del matrimonio, da cui può dipendere una consapevolezza, che dà fonda­mento cristiano all’intera vita coniu­gale e familiare. La indicazione del magistero dei vescovi è chiarissima: devono essere autentici itinerari di fede, con obbiettivi di piena e matura adesione alla vita cristiana. Hanno bisogno di una durata adeguata, almeno un anno e devono essere guidati da una coppia di coniugi competente e di sicura spiritualità coniugale e da un sacerdote. La pastorale familiare non può limi­tarsi all’aspetto strettamente sacra­mentale ed ecclesiale, ma è chiamata anche a relazionarsi con le istituzioni presenti sul territorio e che interferi­scono con la vita familiare: scuole, organismi comunali, sanitari, con­sultori, associazioni… Soprattutto di particolare rilevanza è il rapporto con la scuola oggi, di determinante incidenza sulla formazione dei ragaz­zi. È auspicabile una presenza attiva nei vari organismi, offrendo genero­sa collaborazione. Soprattutto, per quanto riguarda la dimensione reli­giosa la comunità dovrebbe essere in grado di concorrere a progetti unitari, in collaborazione con gli insegnanti di religione cattolica. Problematica è l’attenzione alle convivenze temporanee dei fidanzati, sempre più numerose e alle famiglie “ferite” (conviventi permanenti, ma­trimoni civili, divorziati risposati). L’atteggiamento ordinario è l’acco­glienza sincera e premurosa. Bisogna allacciare delle relazioni positive, per sostenerli nei loro problemi, nelle difficoltà, nell’impegno educativo dei figli, ricordando loro che sono “battezzati” e che per questo hanno il diritto – dovere di essere accom­pagnati nella loro vita di fede e sostenere i figli nella loro formazione cristiana, soprattutto nel cammino dell’iniziazione cristiana. Per realizzare un progetto pastorale è indispensabile avere degli opera­tori ben formati, favorendo la loro partecipazione a istituzioni che ne curano tutti gli aspetti. Questo vale per i coniugi che vogliono impegnar­si in questo servizio ma anche per i sacerdoti, sia negli studi teologici in seminario, sia nei corsi di specializ­zazione.

 Salvatore Carriero

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