Family 2012/La famiglia grembo dell’umano
Il VII Incontro mondiale delle famiglie, che attirerà a Milano un milione di persone e culminerà con la presenza di Benedetto XVI, è una preziosa occasione per ricomprendere il senso dell’esperienza familiare. Evento controcorrente, in un tempo in cui molti considerano la famiglia una istituzione superata: storicamente più fragile, non aiutata, messa in discussione nella sua natura originaria.
Invece, pur tra mille difficoltà, la famiglia c’è e di essa c’è grande e segreta nostalgia: non solo perché la crisi mostra come la vita concretamente regga su una trama di rapporti stabili sui quali poter contare, o perché non a caso le variegate forme della odierna convivenza ambiscono tutte al nome di famiglia. Ma perché essa è il grembo in cui viene generato l’umano: quello di chi nasce al mondo, e attraverso il bene primario degli affetti è riconosciuto e spalancato al futuro da una “promessa di compimento” (contenuta nel sorriso di padre e madre che dice al bambino “è bene che tu sia”); quello di chi decide di unire la propria vita a quella di un’altra persona, scegliendo di camminare insieme verso il proprio compimento.
L’uomo del terzo millennio è chiamato ad una sorta di scommessa, che si gioca in misura non secondaria sul tema della famiglia: cosa è l’uomo? Un io in relazione o il puro esperimento di sé stesso? Il legame stabile tra un uomo e una donna, pubblico, fedele, aperto alla vita, custodito dall’indissolubilità non è una invenzione o una “fissa” dei credenti: un antropologo lontano da simpatie fideiste come Claude Lévy-Strauss ci aiuta a comprenderlo quando afferma che “un’unione socialmente approvata tra un uomo e una donna e i loro figli è un fenomeno universale presente in ogni e qualunque società”.
Il fatto che la famiglia sia un universale scritto nel cuore e nella storia dell’uomo non elimina la sua struttura “drammatica”, il suo essere esposta al limite, alla difficoltà, al bisogno continuo di un abbraccio che le permetta la ripresa del cammino ed l’esperienza del perdono: attendiamo perciò la testimonianza del Papa per essere aiutati a riscoprire come la fede, “amica della ragione”, rende più umani e veri i rapporti, iniziando da quelli prossimi.
Marcello Tempesta
Docente universitario















