Pubblicato in: Ven, Feb 21st, 2014

Family Day a Lecce/Come “resistere” alla rivoluzione antropologica in atto

Parlare di attacco alla famiglia ai nostri giorni non significa parlare di “crisi di valori”, ma di qualcosa di molto diverso, inedito, che non si è mai affacciato nella storia finora. Quella che stiamo attraversando è una rivoluzione antropologica, la prima nella storia dell’umani­tà; non si tratta di un cambiamento della morale, delle abitudini, o delle usanze, ma del tentativo di modificare la natura degli esseri umani, così come è esistita da sempre. La volontà di riconoscere le unioni gay, e di rendere il matrimonio accessibile a persone del­lo stesso sesso significa, in buona sostanza, vo­ler cancellare la differenza sessuale, la diversità fra uomo e donna, una caratteristica costitutiva dell’umanità così come è esistita da sempre.

Ognuno di noi è nato da un uomo e da una donna, da un padre e da una madre, e ognuno di noi è stato uomo o donna fin da quando era un embrione di un’unica cellula. Gli esseri umani sono sessuati, e la massima espressione della loro differenza sessuale è nella procreazione, possibi­le solo fra due esseri umani di sesso opposto. È la differenza sessuale a essere feconda, e a garantire la continuità delle generazioni. Il matrimonio è un patto fra un uomo e una donna che si riconoscono reciproci diritti e doveri, che ha valenza pubblica, e quindi sociale, ed è potenzialmente fecondo. È quindi costruito proprio sulla differenza sessuale, ed è questo il motivo per cui non è accessibile a coppie di persone dello stesso sesso – anche secondo la nostra laica costituzione – che comunque non hanno attualmente alcun impedimento a vivere liberamente la loro affettività: dal punto di vista sociale e culturale le unioni gay sono oramai accettate, e anche dal punto di vista dei diritti individuali il quadro normativo nel nostro paese consente loro solidarietà e assistenza reciproca in molti ambiti della vita quotidiana.

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L’accesso al matrimonio alle coppie gay apre la strada, ovviamente, all’adozione e alla procre­azione in vitro, cancellando così la differenza sessuale. Quando si accetta e si riconosce pubblicamente come vera la finzione che due uomini e due donne possano avere figli così come avviene per un uomo e una donna, vuol dire che si negano le differenze nei corpi sessuati, che oggettiva­mente sono maschili e femminili, per affermare quelle nei comportamenti sessuali, che sono soggettivi e mutevoli.

Non più un mondo di uomini e don­ne, ma di eterosessuali e omosessuali, anzi, di identità LGBTQI (lesbica, gay, bisexual, transgender, queer, intersex), di individui ciascuno con una sua identità data non più dall’oggettività del corpo sessuato, maschile e femminile, ma dalla percezione di sé, che va oltre la polarità maschio/femmina, e non è mai definitiva, nel corso della vita. È la realizzazione della teoria del gender, avve­nuta anche grazie alle tecniche di fecondazione in vitro rese accessibili a coppie dello stesso sesso e a singole persone. Ma siamo sicuri di volere tutto questo? 

Assuntina Morresi

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