Feste e Tradizioni/Il culto a San Lorenzo e a Maria SS. Assunta
A Lizzanello e Merine…
Il Comune di Lizzanello include la frazione di Merine. Il territorio arriva alle porte della città di Lecce, ed è coperto da un fitto oliveto di alberi millenari. L’attività principale dei suoi abitanti, fino a pochi decenni fa, è stata l’agricoltura che esercitavano su un terreno alquanto avaro. Molti dei suoi abitanti trovarono da vivere nella produzione e nel commercio della legna da bruciare per usi domestici, ricavata dalla lavorazione degli ulivi circostanti. L’eredità cristiana in tutta la diocesi ha radici profonde nel tempo ed estese sul territorio. A Lizzanello le tracce del vissuto sono state segnalate dallo storico Cosimo De Giorgi nativo del luogo. Successivamente hanno riferito sulle impronte cristiane lo storico Mario De Marco e Dorina Martina. I riferimenti specifici sono costituiti dal culto di San Lorenzo protettore di Lizzanello e dal culto di Maria SS. Assunta protettrice di Merine. Nel passato la cappella di Maria SS. Assunta di Merine (qui denominata “la chiesa ecchia = vecchia” ) svolse la funzione di sede parrocchiale . Originale il suo impianto architettonico. Incuriosiscono le due caditoie poste in alto in corrispondenza delle due porte d’ingresso. Proprio quelle caditoie rimandano al tempo della presa di Otranto da parte dei Turchi Ottomani (1480) e al tristissimo commercio degli schiavi che avveniva “legalmente” tra le due sponde dell’Adriatico. Dal mare spuntavano gruppi di pirati che con la forza sequestravano, spesso notte tempo, ragazzi e ragazze e una volta trasportati sulla sponda opposta del mare diventavano merce da vendere ai migliori offerenti. Sistema diffuso e praticato tanto dai mussulmani quanto dai cristiani con l’unica differenza commerciale che gli schivi mussulmani erano venduti sui porti di San Cataldo, di Gallipoli, di Otranto, mentre gli schiavi cristiani erano venduti sui porti di Valona e di Istambul – Costantinopoli. Sono significativi i cognomi diffusi tra di noi : “Turco”, “Saraceno”, “Moro”, “Greco”. Un vero flagello la pirateria da cui tutti cercavano di difendersi. Sorsero così le Torri di avvistamento sul mare e le masserie fortificate nell’entro terra. A Merine sorse pure la chiesa fortificata proprio quella della Madonna Assunta, la quale custodisce preziosi affreschi di squisita fattura tardogotica.
Nel 1641, il Vescovo di Lecce, mons. Luigi Pappacoda, annota nel registro delle visite che la chiesa dell’Assunta è coperta di canne e tegole e le pareti sono in parte dipinte e in parte sono bianche. Gli affreschi di questa cappella richiamano gli Angioini e rimandano agli affreschi della Basilica di Santa Caterina di Galatina e della chiesa di Santo Stefano di Soleto. L’affinità è evidente tanto da far pensare ad una stessa scuola o forse addirittura alla medesima mano di un solo pittore. Segnalo il dipinto nell’abside dell’Assunta che rappresentata la crocifissione di Gesù sul Calvario:. Gesù è inchiodato sulla croce, intorno a lui sono riconoscibili la Madre sfinita dal dolore è sostenuta da due donne; Maria Maddalena è inginocchiata ai piedi della croce; mentre San Giovanni è seduto ed impietrito, egli appoggia il capo nella sua mano destra. Svolazzanti due angeli presso il corpo di Gesù. Uno in un calice raccoglie il sangue di Gesù Cristo zampillante dal costato. Fuori dalla scena, in basso, sono raffigurati, in abiti pontificali, il Papa San Gregorio Magno e il Vescovo San Ludovico d’Angiò. “La chiesa ecchia”sorge al centro del paese. Quelle caditoie collocate in alto suggeriscono a tutti ammirazione per una fede che ha saputo resistere alla prova degli eventi avversi. Ora questo luogo costituisce una tappa per chi ama il bello, il vero, il buono.
Antonio Febbraro
















