Fotosub, gli scatti dell’anima
Avventura/Giuseppe Piccioli resta dell’Università del Salento premiato al Festival de l’Image Sous-Marine.
“Quando ho la fotocamera in mano penso solo a bearmi del dono che ho di poter ammirare la meraviglia della vita marina”.
Le sue fotografie subacquee non sono nuove al raggiungimento di importanti riconoscimenti internazionali, ma due vittorie come quelle conseguite a Marsiglia e ad Ortona nel giro di un mese non capitano tutti i giorni. Il docente dell’Università del Salento, Giuseppe Piccioli Resta, torna a raccontarci la sua passione per la bellezza della natura e a parlarci degli ultimi prestigiosi premi ottenuti. Quando, poi, ad essere riconosciuto in tutto il mondo è il fascino delle meraviglie naturali che popolano i nostri mari salentini, la soddisfazione non può che raddoppiare…
A distanza di poco tempo ha vinto due importanti competizioni con le sue fotografie. Quali sono stati i suoi pensieri in quelle circostanze?
Credo che sia stata una congiuntura unica, che non so quante altre volte è già accaduta, almeno a questi livelli. Di certo so che a me non accadrà più. Se dobbiamo dirla in termini statistici è come essere colpiti due volte di fila da un fulmine e cavarsela senza un graffio… Ancora devo realizzare bene cosa mi è accaduto…
Cosa è il Festival Mondial de l’Image Sous-Marine e che cosa rappresentavano gli scatti con cui si è aggiudicato la vittoria?
È la massima espressione mondiale delle arti fotografiche subacquee, è come una olimpiade cui può partecipare chiunque, ma vanno avanti solo veri e propri capolavori della fotografia. Per me è un grandissimo onore iscrivermi al festival e vedere le mie fotografie esposte a accanto a quelle delle leggende viventi della fotosub. La cerimonia di premiazione, poi, rispecchia in tutto e per tutto quella della notte degli Oscar di Los Angeles, con tanto di palco delle celebrità, di suspence e di consegna di una statuetta che ha la forma di un sommozzatore in immersione e si chiama Plongeur d’Or. Tutto questo fu voluto quarant’anni fa dal mitico comandante Jacques-Yves Cousteau, che istituì il premio per celebrare il mare.
Il pesce nastro
Lo scatto con cui ho vinto raffigura un raro e magnifico esemplare di pesce nastro, una specie di alte profondità casualmente incontrata nelle acque di Gallipoli, stranamente a pelo dell’acqua. Varrebbe la pena scrivere un racconto intero sull’incontro, perché tutto è stato eccezionale e irripetibile. Ancora lo sogno la notte e tutti i giorni ammiro gli scatti che gli ho fatto, perché è proprio un essere angelico. Il secondo titolo invece è stato assegnato a una immagine che raffigura un piccolo mollusco, la ciprea, incontrato in una grotta costiera durante una immersione notturna in grotta a Santa Maria al Bagno, dove vivo e mi immergo da sempre. Anche quello è stato un incontro strepitoso. Ricordo di essere stato quasi in adorazione per un’ora.
Ci parli ora del traguardo raggiunto a Ortona sabato scorso…
Beh, Ortona è ormai uno dei palcoscenici più importanti d’Europa per quel che riguarda la fotografia subacquea. Avere una foto premiata lì significa essere passati sotto il giudizio di una giuria severissima, tra le più serie e selettive di tutto il mondo. Il concorso è giunto alla sua ottava edizione e mai come quest’anno ha attirato tanti partecipanti, nomi importantissimi a livello mondiale che hanno presentato in tutto oltre 550 immagini. Questa è la terza volta che vinco a Ortona su quattro partecipazioni, ma ogni volta l’emozione è fortissima, non ci si abitua mai, perché ogni anno la competizione è sempre più sentita e difficile e funge da stimolo a fare sempre meglio, a dare di più.
Apertura orale di una piccola stella marina con un gambero microscopico che si avvicina incuriosito. Spesso il mondo racchiuso in dimensioni molto contenute riserva sorprese, incontri e situazioni di una bellezza irripetibile. Santa Caterina di Nardò, notturna, 5 mt.
Che cosa è, per lei, la fotografia?
Per me la fotosub è un vero e proprio stato di grazia dell’anima. Scatto solo quando sto bene, quando sono felice, quando sento di poter esprimere un sentimento. Quando ho la fotocamera in mano non penso mai a un concorso, penso solo a bearmi del dono che ho di poter ammirare la meraviglia della vita marina. Con questo stato d’animo, poi, cerco di fissare in memoria (una volta si diceva “su pellicola”) gli incontri che effettuo. Lo scopo e il senso ultimo, quindi, è di poter condividere con le altre persone, che magari non possono entrare in acqua, le emozioni che provo. Per me la fotosub è questo. Più dei premi, infatti, per me vale figurare al fianco dei mostri sacri della fotografia, alcuni dei quali sono italiani. Per me questo è un immenso onore: so di avere tantissimo da imparare e molta, ma molta strada da percorrere prima di potermi definire un fotografo subacqueo.
Come riesce a coniugare i suoi impegni accademici con questa sua passione?
Il lavoro assorbe molta parte del tempo, come del resto la fotosub. Per questo motivo la pratico la sera e la notte. Peraltro in queste fasi moltissimi animali sono più facilmente avvicinabili perché escono dalle loro tane o semplicemente sono meno diffidenti. Recentemente, però, ho realizzato un progetto al mio Dipartimento di afferenza dell’Università del Salento, che ha visto la luce pochi giorni addietro: il primo laboratorio di fotografia subacquea indirizzato al monitoraggio dei sistemi sommersi costieri. Ho unito, quindi, con grande soddisfazione, il lavoro alla passione.
La ciprea
Quali sono i suoi prossimi progetti?
A livello lavorativo abbiamo moltissime ricerche da svolgere, si è aperto un panorama vastissimo in cui stanno giungendo da tutte le parti richieste di collaborazione. È il punto di partenza che secondo me darà alla fotografia subacquea la sua giusta e meritata dignità di strumento scientifico di analisi. A livello fotografico sto realizzando un progetto abbastanza interessante di mostra fotografica itinerante. Cercherò di fare il più possibile, con la voglia di immergermi e di fotografare di nuovo appena potrò.



















