Fra’ Pantaloni/L’invisibile reso visibile in un volto umano
Tra il ‘600 e il ‘700 una folta schiera di Francescani Artisti. Nel secolo scorso primeggia la figura di Fra’ Raffaello.
San Francesco d’Assisi è un grandissimo artista. Il suo ideale di vita è formulato in quella sua sublime composizione nota con il titolo Il cantico delle creature. Il testo oltre ad essere il primo vagito della lingua italiana è pure il manifesto di un nuovo sentire artistico che presto sarà chiamato umanesimo per via di quel sigillo divino impresso e leggibile sul creato che nobilita ed esalta l’uomo opera delle mani di Dio. San Francesco opera il passaggio dalla visione bizantina del mondo che era statica, ieratica, trasfigurata verso una visione della vita dinamica, umana, reale, partecipata. Quanto detto è bene raccontato in quell’episodio narrato nella vita di San Francesco quando ancora giovane Francesco prega nella chiesetta di San Damiano dinnanzi ad un grande crocifisso bizantino rappresentato con tanto di occhi sbarrati rivolti in alto, insensibile alla sofferenza. Su questa immagine reale si sovrappone un’altra immagine di crocifisso che lo percepiamo mentre leggiamo l’episodio: si ode la voce del crocifisso umano che parla la lingua del posto, muove gli occhi, guarda in basso. Questo crocifisso invita Francesco a fare qualcosa per la sua chiesa che va in rovina. L’episodio di San Damiano ci aiuta a mettere a confronto due modi di raffigurare il sacro, nel difficile equilibrio tra terra e cielo, tra spirito e materia. Un primo modo è come frenato dal divieto biblico di rappresentare il divino di cui risentono le chiese benedettine e ancora di più le chiese della Riforma Protestante che risultano molto spoglie di immagini; il secondo modo fa riferimento al vangelo dove si legge che l’invisibile si è reso visibile in un volto umano per cui San Francesco per primo e quindi le chiese francescane raffigurano spesso il Presepe e il Calvario. Nel Salento, tra il ‘600 e ‘700, si affermò una vera e propria scuola d’arte francescana i cui nomi più noti sono Fra’ Angelo da Pietrafitta scultore, Fra’ Giuseppe da Soleto scultore, Fra’ Francesco da Martina Franca pittore, Fra’ Giuseppe da Matera pittore, Fra’ Giacomo da San Vito dei Normanni pittore.
Nel corso del ‘900 hanno operato nel campo dell’arte molti altri frati ma ne segnalo solo due per la quantità e per la qualità delle opere: Fra’ Gregorio d’Ostuni di Manduria -Ta. (1910-1999) laurea in lettere e filosofia, poeta in vernacolo, docente. In arte fu autodidatta e si espresse intagliando il legno. Le sue tarsie sono esposte sulle pareti della sagrestia della chiesa di S. Antonio a Fulgenzio a Lecce, esse sono state realizzate nella seconda metà del sec. XX. Fra’ Raffaello Pantaloni da Santa Fiora – Gr. (1888-1952) pittore che primeggia su tutti e merita l’attenzione di tutti. Operò in Toscana, nel Salento e nel Marocco. La sua maggiore impresa pittorica è stata realizzata a Lecce nella chiesa di S. Antonio di Fulgenzio che dipinse nella prima metà del secolo XX. Il tema trattato è sintetizzato nella cupola dell’edificio: Gesù Cristo è la chiave di volta di tutto l’universo. Il tema è abbreviato nelle tre lettere raggiate di San Bernardino da Siena poste proprio come chiave di volta della cupola. Il tema quindi è stato sviluppato in tre tempi e tre spazi distinti costituiti dalle tre semicupole dell’edificio. Nella semicupola laterale a sinistra si descrive l’incipit della vita con uno scorcio dell’Eden, in corrispondenza l’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria di una miracolosa maternità operata dallo Spirito Santo. Il frutto del grembo della Vergine Maria sarà chiamato Gesù. Nella semicupola centrale Pantaloni propone il titolare della chiesa che è S. Antonio di Padova il quale ostenta a tutti i fedeli Gesù Bambino. Nella semicupola laterale destra Raffaello Pantaloni propone Gesù Crocifisso contemplato da San Francesco e da lui stesso proposto a tutti i fedeli con la sua vita modellata sul crocifisso.
Antonio Febbraro
















