Mente abierta, corazón creyente
Francesco abbraccia Lecce…
Gli occhi rendono luminoso il volto, l’attenzione verso malati, disabili e anziani genera gioia e speranza, il tenero bacio ai bambini è segno di festosa benevolenza: tanti i gesti che coinvolgono l’intera piazza, gremita come in ogni udienza pubblica.
La semplicità di Papa Francesco è evidente segno della tenerezza di Cristo, che s’intrattiene con i fanciulli e apre il cuore a chiunque ha bisogno. E l’emozione della folla aumenta ancor più quando egli fa salire sulla jeep un giovane napoletano di Boiano, affetto da sindrome di Down. È il suo stile di comunicazione. Con un contatto fisico che fa riferimento alle stesse relazioni di Gesù, che utilizzava moltissimo il linguaggio simbolico dei gesti.
Il Papa usa una modalità di rapporto che privilegia la semplicità dell’incontro persino rispetto all’abbondanza dell’intervento verbale, tanto che i suoi discorsi sono volutamente brevi. Secondo uno stile connaturale alla sua persona, e non solo rispondente a un efficace criterio pastorale.
Il Papa affronta la Nuova Evangelizzazione, mediante termini che, se a volte (come per il lemma “periferie”) richiamano coinvolgimento e forti corresponsabilità verso situazioni problematiche di emarginazione, sono spesso aperti ai grandi ideali, da perseguire con cammini di speranza, fiducia, pace, sperimentazione della forza del perdono divino, immersione nel valore della bellezza. O da raggiungere con la forza del silenzio, com’è avvenuto sul balcone che per la prima volta lo presentava al mondo Vescovo di Roma. “Mente abierta, corazón creyente” è, appunto, il titolo di un testo di esercizi spirituali dell’allora card. Bergoglio. Francesco ama parlare usando metafore.
Nella sua comunicazione si susseguono immagini molto significative, come quella del pastore che deve vivere così vicino al gregge da impregnarsi dell’odore delle proprie pecore. Nell’udienza alla quale partecipa l’Arcivescovo di Lecce con 1.300 diocesani, commenta il capitolo settimo della Lumen Gentium e riprende l’immagine di Paolo ai Corinzi del rapporto capo-corpo, Cristo-Chiesa. Naturalmente, usa tante frasi-slogans: “L’unità è superiore ai conflitti”, “Quanto male fanno le chiacchiere, quanto male! Mai chiacchierare degli altri, Mai!”, Egli ama avvalersi dello stile narrativo: “Oggi prima, di uscire da casa, sono stato quaranta minuti, più o meno, mezz’ora, con un pastore evangelico…”.
“Ha un linguaggio tutto suo. Non è stato facile tradurre in italiano perché spesso ha usato parole, non dico inventate, ma adattate da lui al contesto”, spiega la giornalista Francesca Ambrogetti, autrice con Sergio Rubini di un noto libro-intervista pubblicato cinque anni fa. La sua pedagogia catechistica si fonda su un serio studio filosofico e teologico, usa il vocabolario del sorriso arricchito da uno sguardo profondo e accompagnato da parole immediatamente comprensibili ed espressioni fortemente significative, da memorizzare agevolmente.
Adolfo Putignano
















