Pubblicato in: Ven, Giu 28th, 2013

Mente abierta, corazón creyente

Francesco abbraccia Lecce…

Gli occhi rendono luminoso il volto, l’attenzione verso malati, disabili e anziani genera gioia e speranza, il tenero bacio ai bambini è segno di festosa benevolenza: tanti i gesti che coinvolgono l’intera piazza, gremita come in ogni udien­za pubblica.

La semplicità di Papa Francesco è evidente segno della tenerezza di Cristo, che s’intrat­tiene con i fanciulli e apre il cuore a chiun­que ha bisogno. E l’emozione della folla au­menta ancor più quando egli fa salire sulla jeep un giovane napoletano di Boiano, af­fetto da sindrome di Down. È il suo stile di comunicazione. Con un contatto fisico che fa riferimento alle stesse relazioni di Gesù, che utilizzava moltissimo il linguaggio simbolico dei gesti.

Il Papa usa una moda­lità di rapporto che privilegia la semplicità dell’incontro persino rispetto all’abbondan­za dell’intervento verbale, tanto che i suoi discorsi sono volutamente brevi. Secondo uno stile connaturale alla sua persona, e non solo rispondente a un efficace criterio pa­storale.

jeep 2

Il Papa affronta la Nuova Evangelizzazione, mediante termini che, se a volte (come per il lemma “periferie”) richiama­no coinvolgimento e forti corresponsabilità verso situazioni problematiche di emargi­nazione, sono spesso aperti ai grandi ideali, da perseguire con cammini di speranza, fiducia, pace, sperimentazione della forza del perdono divino, immersione nel valore della bellezza. O da raggiungere con la forza del silenzio, com’è avvenuto sul bal­cone che per la prima volta lo presentava al mondo Vescovo di Roma. “Mente abierta, corazón creyente” è, appunto, il titolo di un testo di esercizi spirituali dell’allora card. Bergoglio. Francesco ama parlare usando metafore.

Nella sua comunicazione si susse­guono immagini molto significative, come quella del pastore che deve vivere così vicino al gregge da impregnarsi dell’odore delle proprie pecore. Nell’udienza alla quale partecipa l’Arcivescovo di Lecce con 1.300 diocesani, commenta il capitolo settimo del­la Lumen Gentium e riprende l’immagine di Paolo ai Corinzi del rapporto capo-corpo, Cristo-Chiesa. Naturalmente, usa tante frasi-slogans: “L’unità è superiore ai conflitti”, “Quanto male fanno le chiacchiere, quanto male! Mai chiacchierare degli altri, Mai!”, Egli ama avvalersi dello stile narrativo: “Oggi prima, di uscire da casa, sono stato quaranta minuti, più o meno, mezz’ora, con un pastore evangelico…”.

“Ha un linguaggio tutto suo. Non è stato facile tradurre in italiano perché spesso ha usato parole, non dico inventate, ma adattate da lui al contesto”, spiega la gior­nalista Francesca Ambrogetti, autrice con Sergio Rubini di un noto libro-intervista pubblicato cinque anni fa. La sua pedago­gia catechistica si fonda su un serio studio filosofico e teologico, usa il vocabolario del sorriso arricchito da uno sguardo profondo e accompagnato da parole immediatamente comprensibili ed espressioni fortemente si­gnificative, da memorizzare agevolmente.

Adolfo Putignano

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