Francesco Bruno: La violenza può essere sempre evitata
Prevenire la violenza a livello familiare è facile: perché in famiglia i diritti e i doveri non sono semplici accordi scritti. È importante incentivare, il ruolo educativo dei genitori nei processi di formazione e accentuare il compito del padre e delle regole.
Intervista esclusiva/Risponde il noto criminologo e consulente scientifico di numerosi organismi internazionali.
“DELITTI IN FAMIGLIA: INNANZITUTTO UN PROBLEMA SOCIALE. URGENTE INTERVENIRE CONTRO LA MANCANZA DI VALORI”.
“Si vive un presente senza passato. È assolutamente necessario che l’anziano trasmetta ai giovani la sua esperienza, altrimenti viene meno l’orgoglio di rappresentare i propri antenati”.
Sabato 9 giugno si è svolto presso l’Hotel Hilton di Lecce il seminario sugli omicidi in famiglia nel Salento. Il prof. Francesco Bruno, Criminologo, Psichiatra e docente di Pedagogia Sociale ha illustrato le motivazioni all’origine del fenomeno ed ha indicato alcune ipotesi di prevenzione.
“I delitti in famiglia sono un problema sociale – dice Bruno – e derivano dalla perdita dei valori morali e da una società senza padre. Una forma di prevenzione dovrebbe essere fornita dai centri di salute mentale che dovrebbero seguire la gente invece del territorio ed insieme con essi bisognerebbe agire sulla mancanza di valori incentivando, a livello sociale, il ruolo del padre e delle regole”.
Professore, cosa si intende con legami di sangue?
Il termine è usato nel doppio senso di parentela, che noi sappiamo essere basata sul cosiddetto sangue, sul fatto che due sposi mettono al mondo dei figli che poi riconoscono questo legame normalmente nei confronti dei genitori, nei confronti dei nonni e successivamente nei confronti dei propri figli. Paradossalmente si potrebbe dire che consanguinei sicuramente non sono il marito e la moglie e non dovrebbero esserlo anche perché se lo fossero si creerebbero delle incompatibilità che possono riflettersi poi sul patrimonio genetico dei figli. Contemporaneamente sangue significa il fatto che la famiglia che dovrebbe essere il luogo degli affetti e della comprensione e dei comportamenti solidali è in realtà il luogo in cui spesso vengono fuori gli odi più forti che possono condurre anche all’omicidio.
La violenza intrafamiliare, generata dalla crisi di identità e dalla fragilità di chi la agisce, può essere evitata?
La violenza può essere sempre evitata. L’uomo si distingue per essere un animale violento, ma anche per essere soprattutto un animale dotato di ragione e quindi di controllo sulla propria violenza bruta. L’uomo nel tempo ha potuto discostarsi dal mondo animale per convogliare in forme di convivenza sociale regolamentate da norme. Prevenire la violenza a livello familiare è facile, perché la famiglia è una piccola società in cui i diritti e i doveri delle norme non sono semplici accordi scritti su pezzi di carta, ma provengono dalle usanze ancestrali che hanno sempre legato i figli con i genitori e i figli tra loro. La famiglia è la sede dei processi di formazione con i genitori nel ruolo di educatori che dovrebbero comprendere il naturale processo di crescita del figlio ed evitare le incomprensioni. In realtà la società costringe le famiglie a rinunciare alle sue funzioni fondamentali. Una donna che lavora, ad esempio, è costretta a limitare il tempo di cura nei confronti del figlio. Sarebbero necessarie delle norme sociali che consentano alla mamma di stare con il proprio figlio per il tempo necessario che è almeno tre anni, senza lavorare. Una norma di questo genere contrasta, però, con gli interessi economici della società.
In ottica pedagogica, sembrano mutati i bisogni educativi della società. Quali funzioni deve o può assumere l’anziano?
È assolutamente necessario che l’anziano trasmetta ai giovani la sua esperienza. Perché questo possa avvenire, c’è bisogno di una linea di comunicazione, di informazione aperta tra il mondo degli anziani ed il mondo dei giovani. Questa linea per ora è interrotta dai genitori che ospedalizzano l’anziano e lo escludono dal proprio ambiente. In questo modo i giovani perdono la trasmissione dell’esperienza che assume necessariamente un aspetto educativo e la continuità con il tempo, per cui viene meno l’orgoglio di rappresentare i propri antenati. Si vive un presente senza passato.
Negli ultimi due anni la cronaca salentina si colora di delitti in cui l’autore è un padre, dai casi di figlicidio alla vicenda di Brindisi. Qual è quindi il ruolo del padre oggi? Cosa ci si aspetta dalla figura paterna?
Oggi siamo in una società che è stata definita senza padre in cui la figura paterna è stata demolita e ridicolizzata, praticamente abolita. Le radici di ciò risiedono nel fascismo. Il fascismo apparentemente era basato sull’autorità ed il suo superamento, in seguito alle seconda guerra mondiale, ha portato ad un rifiuto globale della stessa in ogni forma. I sessantottini, me compreso, in realtà hanno confuso l’autorità con l’autoritarismo e quindi hanno combattuto il principio dell’autorità senza il quale, in realtà, non si può formare la società. Oggi è necessario reintrodurre un nuovo principio di autorità basato sulla consapevolezza che viene dalla ragione, ma soprattutto basato sul principio di responsabilità per cui se ti assumi le responsabilità sei autorevole.
Perché nel Salento si assiste a questi delitti?
Il Salento come tante terre, ha in sé un male oscuro che ogni tanto si manifesta. Questo male oscuro può produrre odio, sette sataniche, criminalità diffusa ed organizzata e poi anche episodi come il più recente di Brindisi. Non è facile individuare l’origine di questo male oscuro, qualcuno parlava di terra del rimorso e del senso di colpa, evidentemente è presente un’attrazione degli opposti proprio in queste terre baciate dalla fortuna da sempre considerate terre di briganti, soggette a vilipendio da parte del mondo intero senza possibilità di sanare tale immagine.
Il profilo/Consulente dei casi più clamorosi
Francesco Bruno, 64 anni, calabrese di Celico (Cs) vissuto a Roma, si laurea in Medicina e Chirurgia e si specializza in Neurologia e Psichiatria. Consulente Scientifico per vari organismi internazionali (Onu, Consiglio d’Europa, Comunità Europea, Oms) ha diretto e coordinato diversi programmi di ricerca sui problemi criminologici, giuridici e sociali dell’abuso di droga. Da oltre 30 anni svolge un’intensa attività pubblicistica sui principali organi d’informazione e partecipa, in qualità di criminologo e psichiatra forense, alle indagini e ai processi sui più clamorosi casi di cronaca giudiziaria dal caso Moro all’attentato al Papa, dal Mostro di Firenze al delitto di via Poma, dal mostro di Foligno all’omicidio di Castelluccio dei Sauri fino al caso Cogne. Professore alla Sapienza, docente di Criminologia in diverse università italiane e straniere, è Professore Ordinario di Pedagogia Generale e Sociale.
Anno 2010/DELITTI DENUNCIATI DALLE FORZE DI POLIZIA ALL’AUTORITÀ GIUDIZIARIA A LECCE
Omicidi volontari consumati3
Tentati omicidi 16
Infanticidi 1
Omicidi colposi 23
Percosse 178
Lesioni dolose 711
Minacce 1207
Violenzesessuali 57
(valori assoluti) – LECCE Fonte ISTAT, 2010
Attentato Brindisi/La sua valutazione
Vantaggiato: paranoide al limite della schizofrenia
In riferimento all’ultimo drammatico episodio accaduto nel Salento con la morte di Melissa Bassi la posizione del prof. Bruno è stata quella di definire il Vantaggiato “un soggetto paranoide al limite della schizofrenia” caratterizzato da diffidenza e sospettosità che spingono a leggere i comportamenti degli altri come malevoli per la propria persona.
La moglie/Ricercatore e opinionista su Rai 2
posato con Simonetta Costanzo, psicoanalista e ricercatore confermato di pedagogia generale e sociale presso l’Università della Calabria, autrice di molti libri sulla prevenzione del disagio familiare e scolastico.La Costanzo è nota al pubblico per le sue partecipazioni a “Pomeriggio sul2” come opinionista e criminologa su temi di attualità e cronaca nera.
L’impegno dell’Associazione A.I.A.S.U./Dignità umana e pace fra i popoli
Associazione Internazionale per le Applicazioni delle Scienze Umane – è un’associazione a carattere internazionale con lo scopo di promuovere l’interdisciplinarietà e l’integrazione tra le scienze umane. È fondata su una concezione generale che intende la scienza al servizio dell’umanità nel rispetto della dignità e dei diritti dell’uomo e nella prospettiva della pace, dello sviluppo, della comune conoscenza e della collaborazione tra i popoli. L’associazione opera promuovendo, organizzando e coordinando progetti di studio e di ricerca, iniziative di rilievo culturale e sociale, assistendo le istituzioni nella realizzazione di programmi applicativi, attraverso le proprie attività di analisi dei problemi e l’individuazione e l’indicazione dei mezzi tecnici, scientifici ed operativi necessari per la loro soluzione. AIASU intende favorire lo sviluppo di tutte le Scienze Umane nelle loro applicazioni positive alla vita dell’uomo inteso come individuo e sistema.
Due Master Universitari/Sul recupero delle devianze e professionalità del criminologo
Il Master Universitario di II Livello in Educatore professionale e Probation officer operatori nei percorsi di prevenzione, trattamento e recupero delle devianze nella società dell’Università di della Calabria forma un nuovo modello di educatore professionale che agisce a tutto tondo nelle istituzioni di prevenzione, trattamento e recupero, rispondendo ai bisogni imposti dalla società. In una parola questo tipo di educatore professionale e di Probation officer deve formare ai presupposti della democrazia ed al suo esercizio concreto e sociale.
Il Master Universitario in Scienze Forensi “Criminologia- Investigazione- Security-Intelligence” dell’Università di Roma “Sapienza” è un Master di eccellenza, finalizzato alla formazione teorica e professionale propria del Criminologo, inteso come figura professionale in grado di fornire competenze interdisciplinari e multidisciplinari che portano ad una visione complessiva ed integrata dell’evento criminoso.
Progetto umanizzazione delle cure/Diritto alla cura e alla persona
L’AIASU è attualmente impegnata, insieme con tutti coloro che ne condividono gli ideali e gli scopi, a favorire, nel contesto culturale della società attuale, un progetto di umanizzazione che in tutti i settori possa sostenere una nuova centralità dell’uomo in un periodo in cui, per vari processi in atto, l’uomo la sta perdendo per confondersi in valori e meccanismi sociali e culturali che non gli appartengono né gli competono. Il primo ambito in cui ci si sperimenta è quello della medicina sostenendo la: Dichiarazione per il diritto alla cura e alla persona e per l’umanizzazione delle cure mediche, chirurgiche e psicologiche.
Per sostenere la dichiarazione si può telefonare allo 06.88327350; inviare una mail all’indirizzo: info@aiasu.it oppure firmando online sul sito internet: www.aiasu.it
Pagina a cura di Manuela Settimo















