Papa Francesco: Cattolici e Ortodossi uniti nel Mistero Pasquale
Unica data/Nel solco del dialogo ecumenico la proposta del Santo Padre per celebrare l’evento più importante dell’Anno Liturgico.
La proposta di Papa Francesco di celebrare la Pasqua, Cattolici e Ortodossi, in una stessa data, si inserisce nel solco di un dialogo ecumenico, che nei passati decenni, subito dopo il Concilio Vaticano II ha registrato una grande vitalità. Fra i temi in agenda vi sono state anche delle consultazioni per individuare nella seconda domenica di aprile una data comune per celebrare la Risurrezione del Signore. Ma un po’ tutto il dialogo ecumenico si era come intiepidito, e la data comune della Pasqua era rimasta in coda alle priorità. Per altro verso, la proposta avanzata da Papa Francesco ha il sapore delle grandi svolte vissute dalla Chiesa. Una data comune della Pasqua, sin dai primissimi secoli, ha rappresentato sempre un motivo di divergenza fra Chiesa orientale e occidentale. Sin dal II secolo i cristiani non erano concordi circa la data della celebrazione della Pasqua: la Chiesa di Roma e di Alessandria, insieme ad altre numerose Chiese occidentali e orientali, la celebravano la domenica immediatamente successiva al primo plenilunio di primavera; le Chiese dell’Asia Minore, tra cui Efeso, la celebravano il 14° giorno della prima luna di primavera (il 14 di Nisan secondo il calendario ebraico), ispirandosi alla tradizione giovannea che faceva coincidere l’immolazione di Gesù, vero agnello pasquale, con lo stesso giorno in cui gli ebrei celebravano la loro Pasqua. Due date, due sottolineature teologiche della Pasqua: quella romana-alessandrina sottolineava della Pasqua l’evento della risurrezione, quella quartodecimana sottolineava la dimensione soteriologica ponendo al centro la passione e morte del Signore. Già nel II secolo vi è stato un tentativo di unificare le due tradizioni della Pasqua, con Aniceto vescovo di Roma e Policarpo vescovo di Smirne. Fra i due vi fu un primo confronto fra le due differenti prassi liturgiche ma né Aniceto riuscì a persuadere Policarpo, né Policarpo riuscì a convincere Aniceto.
Il loro incontro a Roma si concluse comunque nella concordia ecclesiale: nessuno dei due interruppe i rapporti con l’altro, né il successore di Aniceto, Papa Sotere. Verso la fine del secolo, Papa Vittore ripropose il confronto sulla data della Pasqua con Policrate di Efeso, anzi impose a quest’ultimo di uniformarsi alla prassi romana. Policrate, da parte sua, rivendicò con fermezza l’apostolicità della prassi quartodecimana. La Chiesa in quell’occasione rischiò uno scisma. Una efficace mediazione fu svolta da Ireneo, vescovo di Lione. La controversia sulla Pasqua, comunque, non si sopì ma ebbe degli strascichi anche nel secolo successivo. Solo con il Concilio di Nicea (325), la Chiesa adottò il criterio di celebrare la Pasqua il giorno di domenica, con il definitivo affrancamento dalla Pasqua ebraica ma con differenti criteri per fissarne la data. Ad oggi, gli ortodossi individuano la data della Pasqua basandosi sul calendario giuliano, in uso fino al 1582 anche all’interno della Chiesa cattolica, che da quella data in poi ha adottato il calendario gregoriano in uso in tutto l’Occidente. La proposta di Papa Francesco perché tutti i cristiani celebrino la Pasqua nella stessa data diventa così un evento mai vissuto nella storia della Chiesa, va oltre alla mera sfera disciplinare e tocca il cuore stesso della fede cristiana. Vale a dire: la Pasqua per la vita della Chiesa è tutto. Da sola, questa Festa è la commemorazione di tutta la storia della salvezza, dalla creazione alla parusia (ritorno glorioso di Cristo); celebrarla insieme diventerebbe un segnale più esplicito che l’umanità intera cammina, attraverso alterne vicende, verso il pieno compimento della storia che altro non è che il pieno compimento della Pasqua di Cristo.
Luigi Manca
















