Francesco G. Raganato/Il Sogno: Raccontare con le immagini/Da Copertino a Tripoli per un nuovo programma su Sky
Intervista al Regista salentino ancora sul set…
“FOTOGRAFARE E RIPRENDERE, UNA PASSIONE MOLTO SIMILE ALL’INNAMORAMENTO”
GLI INIZI: “Il primo amore è stato il teatro ma sentivo la necessità di un mezzo tecnologico. Per cui ho fatto ore e ore di volontariato sui set cinematografici con due maestri: Francesco Cabras e Alberto Molinari”.
ASSEDIATI DALLE IMMAGINI: “È paradossale che un linguaggio così delicato, difficile ma anche immediato come quello fotografico, non venga insegnato nelle scuole dell’obbligo. Ce ne sarebbe un disperato bisogno”.
Le immagini, i film e i programmi televisivi costellano in ogni momento le nostre giornate. Ma come nascono queste creature artistiche, che lavoro c’è dietro e soprattutto come un giovane può addentrarsi in questo intricato universo di significati che prescindono dalle parole? A spiegarcelo sarà Francesco Giuseppe Raganato, un salentino atipico originario di Copertino, da anni impegnato nell’unica attività che svolge con passione e abnegazione, “raccontare le storie con le immagini”, collaborando anche per la realizzazione di programmi sui canali Rai, La7 e Sky. Proprio su Sky Arte partirà da dicembre “Fotografi”, da lui ideato e che si propone, in otto puntate da 30 minuti, di raccontare il mondo odierno attraverso gli scatti dei più grandi fotografi italiani.
Quando e come è iniziata la sua carriera di regista?
Ho capito che volevo fare il regista all’Università. Studiavo Lettere alla Sapienza ed in quegli anni il primo amore era il teatro, avrei voluto fare il regista teatrale, ma quasi subito mi son ricreduto. Sentivo la necessità di un mezzo tecnologico – la telecamera, il montaggio – che scongiurasse l’altissimo rischio di perdita di tempo quando si ha a che fare solo con il fattore umano, cioè gli attori. Quindi ho deciso di investire il tempo che mi rimaneva dallo studio nel volontariato sui set cinematografici. Facevo lo “schiavo”.
Per fortuna ho incontrato quasi subito due ottimi maestri, Francesco Cabras ed Alberto Molinari, che mi hanno preso a cuore e mi hanno insegnato tutto quello so. Dopo 5 anni di strenuo apprendistato, ho debuttato alla regia con un documentario su San Giuseppe da Copertino, il santo del mio paese. Ho pensato che sarebbe stato opportuno esordire con la storia che conoscevo meglio.
















