Pubblicato in: Gio, Apr 10th, 2014

Francesco Muolo: “Non disperdere la tradizione della Banda”

La banda ha sempre eseguito di tutto. In quale genere ha raggiunto un livello più alto sia di esecuzione che compositivo?

È vero, la banda ha eseguito di tutto e lo fa tutt’ora. Soprattutto nella seconda parte XIX se­colo e nei primi del XX secolo, assolveva il compi­to di divulgare la musica “colta” ovvero la musica dei grandi autori che grazie alle trascrizioni, so­prattutto quelle del Vessella e di tanti altri, veniva conosciuta dalla gente “comune” che, per la sua collocazione geografica, non aveva la possibilità di andare e raggiungere teatri o di ascoltare quel­la musica. Tra fine Ottocento e primi del Nove­cento l’opera era l’unico genere di riferimento per la musica italiana, pertanto le numerosissime tra­scrizioni delle più disparate opere, anche di quel­le ormai andate nel dimenticatoio, secondo il mio parere, raggiunsero un livello alto di esecuzione.

L’Italia si è distinta per la liricità dei me­lodrammi nel panorama musicale e per le marce “sinfoniche” in quello bandistico. Sarebbe giusto valorizzare questa tradi­zione italiana?

Certo! Purtroppo noi italiani, dobbiamo am­metterlo, viviamo di esterofilia. Ovvero tutto quel­lo che ci viene proposto da altri paesi ci sembra come “vero e giusto”, dimenticando che posse­diamo una tradizione che non ha eguali in tutto il mondo! La marcia sinfonica che caratterizza le nostre bande è un genere che ha fatto e fa scuo­la, infatti i pilastri di questo genere rimangono sempre Gennaro ed Ernesto Abbate, Piantoni per citare, a mio avviso i maggiori.

Si dovrebbe rivedere il modo di scrivere marce creando magari una nuova via?

Credo proprio di si. Il problema a mio avvi­so riguarda il mercato. È chiaro che se la ban­da continuerà a fare processioni si comporranno sempre delle marce sull’esempio del passato con pochissimi interessi compositivi nuovi, se invece la marcia avrà la capacità di liberarsi dalle pro­cessioni o da altre forme a cui è ancorata avrà la possibilità di diventare un vero e proprio genere a se stante.

Le nostre bande amatoriali fino a che li­vello possono formare lo strumentista che poi si avvierà alla professione?

La formazione dello strumentista va legata ai luoghi deputati per questo ovvero al Conservato­rio. All’interno delle varie compagini bandistiche poco c’è di formazione. Il corso di strumentazione per orchestra di fiati, ad esempio, è veramente un momento di crescita musicale dell’allievo che vo­glia intraprendere la strada affascinante del mon­do delle bande, perché accanto alla composizione gli allievi vengono condotti alle varie forme com­positive e quindi anche alla marcia e non solo, oltre che alla conoscenza di tutti gli strumenti a fiato in modo tale da trarre da loro il massimo rendimento. Il tutto è arricchito da un corso di di­rezione che mette “sul campo” l’allievo.

 Antonio Martino

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