Francesco Muolo: “Non disperdere la tradizione della Banda”
La banda ha sempre eseguito di tutto. In quale genere ha raggiunto un livello più alto sia di esecuzione che compositivo?
È vero, la banda ha eseguito di tutto e lo fa tutt’ora. Soprattutto nella seconda parte XIX secolo e nei primi del XX secolo, assolveva il compito di divulgare la musica “colta” ovvero la musica dei grandi autori che grazie alle trascrizioni, soprattutto quelle del Vessella e di tanti altri, veniva conosciuta dalla gente “comune” che, per la sua collocazione geografica, non aveva la possibilità di andare e raggiungere teatri o di ascoltare quella musica. Tra fine Ottocento e primi del Novecento l’opera era l’unico genere di riferimento per la musica italiana, pertanto le numerosissime trascrizioni delle più disparate opere, anche di quelle ormai andate nel dimenticatoio, secondo il mio parere, raggiunsero un livello alto di esecuzione.
L’Italia si è distinta per la liricità dei melodrammi nel panorama musicale e per le marce “sinfoniche” in quello bandistico. Sarebbe giusto valorizzare questa tradizione italiana?
Certo! Purtroppo noi italiani, dobbiamo ammetterlo, viviamo di esterofilia. Ovvero tutto quello che ci viene proposto da altri paesi ci sembra come “vero e giusto”, dimenticando che possediamo una tradizione che non ha eguali in tutto il mondo! La marcia sinfonica che caratterizza le nostre bande è un genere che ha fatto e fa scuola, infatti i pilastri di questo genere rimangono sempre Gennaro ed Ernesto Abbate, Piantoni per citare, a mio avviso i maggiori.
Si dovrebbe rivedere il modo di scrivere marce creando magari una nuova via?
Credo proprio di si. Il problema a mio avviso riguarda il mercato. È chiaro che se la banda continuerà a fare processioni si comporranno sempre delle marce sull’esempio del passato con pochissimi interessi compositivi nuovi, se invece la marcia avrà la capacità di liberarsi dalle processioni o da altre forme a cui è ancorata avrà la possibilità di diventare un vero e proprio genere a se stante.
Le nostre bande amatoriali fino a che livello possono formare lo strumentista che poi si avvierà alla professione?
La formazione dello strumentista va legata ai luoghi deputati per questo ovvero al Conservatorio. All’interno delle varie compagini bandistiche poco c’è di formazione. Il corso di strumentazione per orchestra di fiati, ad esempio, è veramente un momento di crescita musicale dell’allievo che voglia intraprendere la strada affascinante del mondo delle bande, perché accanto alla composizione gli allievi vengono condotti alle varie forme compositive e quindi anche alla marcia e non solo, oltre che alla conoscenza di tutti gli strumenti a fiato in modo tale da trarre da loro il massimo rendimento. Il tutto è arricchito da un corso di direzione che mette “sul campo” l’allievo.
Antonio Martino















