Pubblicato in: Ven, Feb 14th, 2014

Fuori dal Palazzo/“Fa male al Paese sfregiare le Istituzioni”

A colloquio con Giacinto Urso: Reagire in maniera corale ricordando che i nostri rappresentanti derivano dal nostro voto. 

montecitorio

“Circolava un alto tasso di umanizzazione tra le singole persone, che lievitava, nel contesto generale, aperture e remore”. 

I tumulti romani, gli scontri vivaci e, a volte impropri, in aula, a cui si assiste or­mai con una cadenza fin troppo ordinaria spingono a verificare quanto sia cambiato negli ultimi anni l’approccio dei rappresentanti della demo­crazia con le istituzioni parla­mentari. Un testimone di ieri è sicuramente Giacinto Urso. 

On. Urso, lei è stato mem­bro della Camera dei Deputati per cinque legi­slature, Presidente della Commissione Sanità e componente del Governo sino al 1983, quando, pur in buona salute politica, ha rinunziato al rinnovo della candidatura. Allora come erano i comporta­menti parlamentari e poli­tici rispetto agli attuali?

Va premesso che ogni epoca ha le sue storie, anche di ordine comportamentale. Perciò, è sempre azzardato il raffronto. Spesso, vi è pure il vezzo, soprattutto negli anzia­ni, di esaltare i tempi passati e di detestare quanto avviene nel presente. Aggiungo che, nei mandati parlamentari dei miei tempi, non tutto era incornicia­to da rose e fiori. Tra l’altro, imperversavano le negatività della cosiddetta “guerra fred­da”, che rimbalzavano nelle aule parlamentari e nell’agone politico, producendo scontri e faziosità. Gli ideologismi era­no duri a morire e l’assalto, da sinistra, contro le tradizioni democratiche del mondo occi­dentale, si presentava aspro e invasivo. 

Però, in tanto turbinio di posizioni conflittuali, il ri­spetto delle istituzioni e il primato del Parlamento, non scadevano in dileggi violenti. Fu così?

Per vero, in alcune occa­sioni si scantonò. Non man­carono, sia pure sporadiche, cadute di stile. Per fortuna, a lenire gli eccessi vi era una intensa passione civile, che sia pur lentamente, sprigio­nava uno sforzo comune per sospingere i pietrificati ideo­logismi verso l’aria pura degli ideali, promuovendo il dialogo tra le parti, avviando intensa capacitazione sui problemi e stemperando le durezze di una avversione preconcetta. Aiuta­va, in tal senso, la robusta for­mazione, ricercata e acquisita, e l’insegnamento magistrale di Spiriti Eletti. In conseguenza, non si pativa di improvvisazio­ne e l’osservanza delle regole riusciva a frenare le intempe­ranze, che venivano assorbite dal serio controllo generale e dall’impegno di un autocon­trollo, castigando le brutte pa­role e i gesti inconsulti. 

urso

In sintesi, si potrebbe dire che vi era l’aspirazione a conseguire una buona Po­litica?

Ferme le intenzioni di molti, non sempre ciò accade­va. Ma, come già accennato, si ambiva, da tutte le parti in causa, a incrementare la com­postezza e la normalizzazione. Circolava – a conforto – un alto tasso di umanizzazione tra le singole persone, che lievitava, nel contesto generale, apertu­re e remore. In più, diffusa era l’ansia a riscattare la Politica dai preconcetti distorti e, a tal fine, meditare sui richiami ma­gistrali, come l’avvertenza del deputato Giorgio La Pira, il quale asseriva: “la politica è l’attività religiosa più alta dopo quella dell’unione intima con Dio. Perché è la guida dei po­poli, una responsabilità immen­sa e un severissimo servizio”. Pronunciamenti che stupivano e conquistavano credenti e non credenti alla moderazione. 

Per quel che abbiamo sentito e veduto nei passati giorni, non sembra che le considerazioni, appena da lei pronunciate, risultino acquisite e praticate. Tumulti chiassosi, scontri vivaci e comportamenti impropri nelle aule parlamentari e fuori hanno fatto da padrone. Come li giudica?

Non mi piace emettere sen­tenze. Ma non resto insensibile a tali scorrerie. Criticamente sento in me da cittadino, che ha speso 65 anni dei suoi qua­si 89 anni di età, un profondo disagio e mi convinco che l’ir­responsabilità di alcuni è giun­ta all’essere temeraria. Non è consentito a nessuno sfregiare il Parlamento e la Politica con atti diseducativi e indecorosi, che sanno di teppismo. Fanno male all’Italia e al popolo ita­liano, sottoposti, oggi più che mai, agli occhi del mondo e, per giunta, nel mentre impaz­za il vortice di una devastante crisi economica ed etica. In proposito, dobbiamo riflettere e reagire in maniera corale, anche come società, mai di­menticando che Parlamentari e Governanti derivano dal no­stro voto. Occorre, perciò, bo­nificare, innanzitutto, noi stessi prima di bonificare gli altri. Intanto, si dia un po’ di sollie­vo, assicurando almeno carità di parola e seguendo l’invito di S. Paolo: “usare un parlare, condito di sapienza”. È questo l’auspicio da rendere operante nei fatti, ripudiando, da subito, le mistificazioni del giornali­smo deteriore.

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