Fuori dal Palazzo/“Fa male al Paese sfregiare le Istituzioni”
A colloquio con Giacinto Urso: Reagire in maniera corale ricordando che i nostri rappresentanti derivano dal nostro voto.
“Circolava un alto tasso di umanizzazione tra le singole persone, che lievitava, nel contesto generale, aperture e remore”.
I tumulti romani, gli scontri vivaci e, a volte impropri, in aula, a cui si assiste ormai con una cadenza fin troppo ordinaria spingono a verificare quanto sia cambiato negli ultimi anni l’approccio dei rappresentanti della democrazia con le istituzioni parlamentari. Un testimone di ieri è sicuramente Giacinto Urso.
On. Urso, lei è stato membro della Camera dei Deputati per cinque legislature, Presidente della Commissione Sanità e componente del Governo sino al 1983, quando, pur in buona salute politica, ha rinunziato al rinnovo della candidatura. Allora come erano i comportamenti parlamentari e politici rispetto agli attuali?
Va premesso che ogni epoca ha le sue storie, anche di ordine comportamentale. Perciò, è sempre azzardato il raffronto. Spesso, vi è pure il vezzo, soprattutto negli anziani, di esaltare i tempi passati e di detestare quanto avviene nel presente. Aggiungo che, nei mandati parlamentari dei miei tempi, non tutto era incorniciato da rose e fiori. Tra l’altro, imperversavano le negatività della cosiddetta “guerra fredda”, che rimbalzavano nelle aule parlamentari e nell’agone politico, producendo scontri e faziosità. Gli ideologismi erano duri a morire e l’assalto, da sinistra, contro le tradizioni democratiche del mondo occidentale, si presentava aspro e invasivo.
Però, in tanto turbinio di posizioni conflittuali, il rispetto delle istituzioni e il primato del Parlamento, non scadevano in dileggi violenti. Fu così?
Per vero, in alcune occasioni si scantonò. Non mancarono, sia pure sporadiche, cadute di stile. Per fortuna, a lenire gli eccessi vi era una intensa passione civile, che sia pur lentamente, sprigionava uno sforzo comune per sospingere i pietrificati ideologismi verso l’aria pura degli ideali, promuovendo il dialogo tra le parti, avviando intensa capacitazione sui problemi e stemperando le durezze di una avversione preconcetta. Aiutava, in tal senso, la robusta formazione, ricercata e acquisita, e l’insegnamento magistrale di Spiriti Eletti. In conseguenza, non si pativa di improvvisazione e l’osservanza delle regole riusciva a frenare le intemperanze, che venivano assorbite dal serio controllo generale e dall’impegno di un autocontrollo, castigando le brutte parole e i gesti inconsulti.
In sintesi, si potrebbe dire che vi era l’aspirazione a conseguire una buona Politica?
Ferme le intenzioni di molti, non sempre ciò accadeva. Ma, come già accennato, si ambiva, da tutte le parti in causa, a incrementare la compostezza e la normalizzazione. Circolava – a conforto – un alto tasso di umanizzazione tra le singole persone, che lievitava, nel contesto generale, aperture e remore. In più, diffusa era l’ansia a riscattare la Politica dai preconcetti distorti e, a tal fine, meditare sui richiami magistrali, come l’avvertenza del deputato Giorgio La Pira, il quale asseriva: “la politica è l’attività religiosa più alta dopo quella dell’unione intima con Dio. Perché è la guida dei popoli, una responsabilità immensa e un severissimo servizio”. Pronunciamenti che stupivano e conquistavano credenti e non credenti alla moderazione.
Per quel che abbiamo sentito e veduto nei passati giorni, non sembra che le considerazioni, appena da lei pronunciate, risultino acquisite e praticate. Tumulti chiassosi, scontri vivaci e comportamenti impropri nelle aule parlamentari e fuori hanno fatto da padrone. Come li giudica?
Non mi piace emettere sentenze. Ma non resto insensibile a tali scorrerie. Criticamente sento in me da cittadino, che ha speso 65 anni dei suoi quasi 89 anni di età, un profondo disagio e mi convinco che l’irresponsabilità di alcuni è giunta all’essere temeraria. Non è consentito a nessuno sfregiare il Parlamento e la Politica con atti diseducativi e indecorosi, che sanno di teppismo. Fanno male all’Italia e al popolo italiano, sottoposti, oggi più che mai, agli occhi del mondo e, per giunta, nel mentre impazza il vortice di una devastante crisi economica ed etica. In proposito, dobbiamo riflettere e reagire in maniera corale, anche come società, mai dimenticando che Parlamentari e Governanti derivano dal nostro voto. Occorre, perciò, bonificare, innanzitutto, noi stessi prima di bonificare gli altri. Intanto, si dia un po’ di sollievo, assicurando almeno carità di parola e seguendo l’invito di S. Paolo: “usare un parlare, condito di sapienza”. È questo l’auspicio da rendere operante nei fatti, ripudiando, da subito, le mistificazioni del giornalismo deteriore.

















