Galleria F. Foresta/Balsebre, tra materia e scrittura
Omaggio al pittore-poeta…
Un luogo in cui la creatività è promozione e identità, ricerca e valorizzazione, contesto dinamico: questo è lo spirito colto ma non altezzoso della Galleria Francesco Foresta punto di incontro e di partenza. Un’idea di valore che restituisce al centro storico di Lecce una qualificazione sempre più rispondente alle istanze culturali e ai fermenti di rinnovamento. Qui nasce il progetto promosso dal gruppo Foresta “iArchitettura”, un co-working in cui i rapporti umani sono il collante per un fitto dialogo tra arte, architettura, design, pittura e qui vive la rassegna, “punto a sudestArte”, a cura di Ester Annunziata e Lorenzo Madaro, con il patrocinio del Comune di Lecce, Accademia delle Belle Arti, Lecce 2019. Corredo mnemonico efficace è la collana dei Quaderni della Galleria Francesco Foresta, editi dalla stessa galleria, a cura di Ester Annunziata e Alfredo Foresta, strumento utilissimo per valorizzare e approfondire le iniziative di pregio.
“La cultura non ha confini “ così intitola il suo contributo l’Annunziata ed è proprio con questo spirito che la galleria ha ospitato la mostra Vittorio Balsebre (1916-2013) Tra materia e scrittura, a cura di Lorenzo Madaro. Balsebre nella sua carriera tra Matera, Roma e Lecce, ha amalgamato il suo itinerario di esperienze, una fitta trama di relazioni, ad una vivacità personale inquieta e sperimentale tesa alla linea esperienziale della astrazione. La forma annullata dalla non forma riconoscibile, l’utilizzo di materiali divergenti e occasionali e la frequentazione di tecniche molteplici, disegno, collage, video, installazione, fotografia, Mail Art lo hanno collocato tra i maggiori artisti contemporanei. La mostra è un omaggio relativo agli ultimi anni di lavoro di Balsebre, provenienti dalla collezione degli eredi e da alcune raccolte private. Scrittura poetica e astrazione, destrutturazione della forma cromatica e volumetrica, strappi non casuali di un pensiero apparentemente senza costrutto, ma la cui linea compositiva tradisce una meditazione lungamente metabolizzata. è un ritorno alla grafica accesa degli anni ’70 quando il manifesto e il carattere tipografico dominavano le riflessioni e riempivano di contenuti anche polemici le esperienze artistiche. è un diario finale una eredità emotiva in cui la riflessione iconica si attualizza nella direzione delle parole annotate sul verso di questi collage, tutti di dimensioni medio piccole, più consone allo spirito privato della produzione.
Maria Agostinacchio
















