GETTATE LE RETI/ECONOMIA CIVILE, FARE IMPRESA PER LA COMUNITÀ
Il terzo incontro con Ivan Luigi Vitali, fondatore e docente della Sec di incisa Val d’Arno.
Il terzo appuntamento del Laboratorio dal Basso “Gettate le reti” ha visto la docenza del prof. Ivan Luigi Vitali, consigliere, fondatore e docente della Scuola di Economia Civile (Sec) di Incisa in Val D’Arno (Fi), che annovera tra gli altri fondatori i proff. Luigino Bruni e Stefano Zamagni. L’incontro si è svolto in due moduli da tre ore ciascuno. Nel primo modulo, di mattina, si è sviluppato il concetto di Economia Civile e di come le parrocchie possono generarla (e di fatto spesso già lo fanno) attraverso iniziative e attività di impatto sociale ed economico sui propri territori.
Nel pomeriggio, in forma di laboratorio, si è dato spazio allo studio di alcuni casi suggeriti dai presenti (sull’impresa digitale: “Progetto Mosè”; sull’impresa sociale: “Cooperativa EG 186”), valutando il livello di economia civile offerto dalle imprese o aspiranti tali. “Fare impresa in parrocchia” significa “essere una parrocchia che intraprende”, che propone sul territorio azioni utili alla comunità secondo un principio di inclusione che non lascia nessuno fuori dal benessere socio-economico, e che non guarda quindi solo alla “maggioranza dei beneficiari”. L’incontro ha molto incuriosito e ha coinvolto attivamente oltre 40 partecipanti nelle due sessioni. La lezione è andata in diretta streaming e ha raggiunto pienamente gli obiettivi prefissati.
INTERVISTA/“NON SI TRATTA DI FARE PROFITTO MA DI GENERARE UN SISTEMA FONDATO SULLE RELAZIONI, SUI VALORI, SULLA RESPONSABILITÀ”.
“ANCHE LA PARROCCHIA PUÒ GENERARE BENESSERE”
“Per i giovani è difficile instaurare processi educativi rivolti un’economia nuova, come quella civile, fondata sulla persona”.
Abbiamo intervistato il prof. Vitali, milanese, ospite del terzo appuntamento del Laboratorio dal Basso “Gettate le reti”. A lui abbiamo rivolto alcune domande sull’Economia Civile e sul tema dell’incontro, “fare impresa in parrocchia”:
Professore, è possibile “fare impresa in parrocchia”? In che modo?
è possibile fare impresa in parrocchia non per fare profitto ma per generare un’economia fondata sulle relazioni, sui valori, sulla responsabilità sociale, civile, ambientale… Non è solo possibile ma è anche auspicabile. Consideriamo infatti che le parrocchie hanno i giusti requisiti per “intraprendere” azioni sane sui propri territori: sono inserite in una rete, sono capaci di fare rete a loro volta, hanno a disposizione tutta una serie di informazioni sulle persone, sulle attività, sui bisogni del territorio… D’altra parte molte imprese sociali, anche di grandi dimensioni, nascono proprio dalla realtà parrocchiale, generando benessere per chi vi lavora e per chi fruisce dei servizi offerti. Anche qui a Lecce ho avuto modo di conoscere la Cooperativa “EG186”. Quindi sì, è assolutamente possibile fare impresa in parrocchia.
È possibile secondo lei fare impresa in Parrocchia innovando? Magari con i giovani…
È una sfida molto accattivante ma anche difficile. Per i giovani l’attuale contesto che stiamo vivendo genera mancanza di fiducia e la crisi è decadenza, quindi è difficile instaurare con loro processi educativi rivolti un’economia nuova, come quella Civile, fondata sulla persona, sulle relazioni e sul benessere condiviso. Con la nostra Scuola, però, vogliamo provarci…
Ecco, lei è uno dei fondatori della prestigiosa Scuola di Economia Civile, che annovera tra gli altri fondatori i proff. Luigino Bruni e Stefano Zamagni… Perché una Scuola di Economia Civile? Da chi è frequentata?
Perché ad oggi si comincia a parlare dell’Economia Civile come risposta ad una economia di tipo capitalistico-liberistico che non ha mantenuto le sue promesse. L’Economica Civile va incontro ad un concetto di economia diverso, che mette al centro la persona e le relazioni, che non è quindi un’interessante alternativa filosofica ed ermeneutica: la realtà ci dice che quello attuale un modello che funziona e che può dare una risposta nel medio e lungo termine. La Scuola di Economia Civile va in questa direzione e prova a fornire gli strumenti per un approccio più “civile” dell’economia. Di solito dei propri docenti si segue qualche lezione e si legge qualche libro. Pensiamo ad esempio proprio a Luigino Bruni e Stefano Zamagni, sempre molto impegnati. La Scuola di Economia Civile (Sec) nasce anche per incontrarli, per parlare e pranzare con loro, per dialogare, per fare proposte e fare partecipazione, facendo da propulsione per nuove idee. È un luogo di apprendimento orizzontale, voluto per raccontare per incontrare e per conoscere le loro scelte di Economia Civile, ma anche per presentare le proprie idee…
Lei è anche consulente e fondatore di importanti realtà sociali del Nord, cosa la spinge ad occuparsi, oltre allo studio e alle docenze, del Terzo Settore in modo così diretto?
Provo che tutto ciò che noi spieghiamo in più parti abbia necessità di alimentarsi in due modi: l’impegno nel settore scientifico e della ricerca; la declinazione completa nelle prassi e nel rispondere e anticipare dei bisogni. A ciò si aggiunge un livello di gratificazione e soddisfazione personale nel vedere che lo stesso pensiero e il proprio impegno possono maturare e diventare realtà.
Servizio a cura di Emanuele Perlangeli

















