Gettate le Reti/Valori e Relazioni oltre il profitto
Quarto incontro: il marketing nelle comunità ecclesiali e i vari campi di applicazione.
Il quarto appuntamento del Laboratorio dal Basso “Gettate le reti” ha visto la docenza di don Marco Sanavio, consigliere e fondatore del We.Ca. (Associazione dei WebMaster Cattolici Italiani), Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Padova e autore di format e iniziative mediatiche di vario tipo per giovani e ragazzi (Mediaset, Rai…).
L’incontro è stato utile anche a marcare l’innovatività del progetto “Mosè”, in via di sperimentazione nella Diocesi di Lecce, sul quale molti operatori del settore sono curiosi e in attesa di conoscere i risvolti del progetto. L’incontro ha molto coinvolto anche attraverso un semplice e interessante laboratorio circa 30 partecipanti e ha raggiunto pienamente gli obiettivi prefissati.
A colloquio con Don Marco Sanavio, Consigliere e Fondatore del We.Ca. (Webmaster Cattolici Italiani).
“IMPARARE A CONDIVIDERE BENI SPIRITUALI”
Don Marco, parlando di marketing collegato all’ambito ecclesiale, non le sembra che siano un po’ contrastanti l’uno con l’altro?
Innanzitutto bisogna chiarire bene i termini. Il marketing oggi non è più solamente una disciplina dedicata a potenziare la vendita e il profitto. Molte aziende utilizzano particolari tecniche di comunicazione per arrivare a condividere un valore con i consumatori e stabilire con loro una relazione. Questo aspetto può interessare anche l’ambito ecclesiale che è ben consapevole di quanto valide e potenti siano le relazioni umane anche nei percorsi di trasmissione della fede. Suor Angela Ann Zukowski, una delle prime persone che ha iniziato a collegare Internet con la pastorale, ha definito l’essere connessi in rete come “una conversazione, nel mercato del mondo, per condividere beni spirituali”. Questa definizione mette in evidenza come il web possa essere veicolo utile a condivisione profonde e ricche di valori umani ma al tempo stesso rileva che le regole che governano questi scambi sono più simili a quelle del mercato che ad altri contesti. Domanda e offerta aiutano a concentrarsi sull’essenziale, eliminando processi di comunicazione non più utili e attuali.
Lei, parla spesso di “racconti digitali”, di cosa si tratta?
La narrazione è alla base di molti processi comunicativi ed è efficace perché coinvolge l’aspetto emotivo nell’immaginazione, consentendo di fissare nella memoria non solo nozioni ma anche sentimenti e percezioni che possono influenzare i comportamenti quotidiani. Gesù stesso usava la narrazione per coinvolgere e orientare i suoi uditori. Nel cosiddetto “marketing esistenziale” il raccontare storie diventa un veicolo potente per comunicare e condividere valori. Testi, foto e video diventano veicoli facili da usare e da diffondere grazie alle tecnologie che ci offre il web.
Che agganci vede tra queste strategie e la comunicazione che oggi utilizziamo nelle Diocesi e nelle Parrocchie?
Il mio intervento nell’ambito del Laboratorio dal Basso “Gettate le Reti” mi ha dato occasione di conoscere uno dei progetti più interessanti che in questo momento ci sono in Italia in ambito di comunicazione pastorale, ovvero “Mos³” (Mosè) dell’Associazione “Marrosso” di Squinzano. Lo dico senza piaggeria: da parte di molti operatori del settore c’è curiosità nei confronti dei risvolti di questo progetto, che è in fase di avvio. Il segreto sta nel mettere insieme le relazioni in presenza che sono il patrimonio più importante delle nostre comunità con il potenziamento delle relazioni stesse che il web ci può offrire. Ci interessa comprendere anche il modello di sostegno economico di queste proposte. Il “crowdfunding”, a cui ho fatto cenno nella relazione tenuta all’Issr di Lecce, è una richiesta di piccoli contributi proposta a molti individui, tramite Internet. Si tratta del meccanismo della colletta di denaro, che per molte comunità si è sempre rivelata un sostentamento prezioso, trasferito in ambito elettronico. Questo sistema garantisce anche una certa assunzione di responsabilità verso un valore in cui si crede e si vuole investire e quindi può essere una risorsa valida per rendere più partecipi parroci e fedeli in un processo di comunicazione pastorale molto innovativo.
Emanuele Perlangeli
















