Giorgio De Giuseppe/Riforme, una stagione lunga 31 anni
La seconda puntata della lunga chiacchierata con il Difensore Civico della Provincia di Lecce.
“Renzi ha il merito di aver dato indicazioni temporali precise, mentre gli altri dicevano: ‘dobbiamo fare le riforme’ e si affidavano al destino”.
Nella nostra lunga chiacchierata, la cui prima parte abbiamo pubblicato nel n. 26 del settimanale, con il sen. Giorgio De Giuseppe, Difensore Civico della Provincia di Lecce si è parlato anche della stagione delle riforme che, con il Governo Renzi, hanno assunto una priorità politica e istituzionale senza precedenti. Ma il senatore parte da lontano: le riforme non sono un’invenzione di Renzi.
TRENTUNO ANNI DI PAROLE
“Il testo della prima mozione – racconta De Giuseppe – che fu approvata in Senato per la costituzione di una Commissione speciale per formulare proposte di riforme costituzionali e legislative risale al 1983 e reca la mia firma, in quanto allora Presidente del Gruppo parlamentare della Democrazia Cristiana, quella di Perna del Partito Comunista, quella di Formica del Partito Socialista, di Conti Persini dei Socialdemocratici, di Gualtieri dei Repubblicani e di Malagodi del Partito Liberale. C’erano le firme di tutti tranne quella dei Missini con i quali la discussione si infrangeva dinanzi alla loro presa di posizione: ‘nella Costituzione, noi, non ci riconosciamo’. Al contrario noi, non solo ci riconoscevamo, ma tentavamo di aggiustarla e di modificarla sempre nel pieno rispetto della prima parte. Di fatto, dal 1983 ad oggi, quindi dopo 31 anni, se ne è solo parlato ma si è fatto poco e niente, anzi quel poco che si è fatto è stato realizzato pure male, come la modifica del Titolo V della Costituzione che ha complicato le cose senza accomodarle”.
IL RISCHIO DELL’ASFISSIA
Ma, secondo il Difensore, Renzi ha meriti che ai suoi predecessori non è possibile riconoscere. “Un Paese che, nel XXI sec. non realizzi riforme – prosegue – muore di asfissia ed è quello che sta accadendo in Italia, per cui le riforme vanno fatte, non già perché l’Europa le richiede, ma perché se non le facesse soccomberebbe. Detto questo, a mio modo avviso, Renzi è detentore di un grande merito quello di aver dato delle indicazioni temporali precise. Mentre gli altri dicevano: ‘dobbiamo fare le riforme’ e si affidavano al destino, egli invece riesce a fissare una data in cui agire per cambiare le cose. Purtroppo però in Italia non c’è bisogno di una riforma, qualunque settore si voglia esaminare, da quello strettamente costituzionale ad altri settori: pubblica amministrazione, magistratura, esercito, attività commerciali… Qualunque settore della vita del Paese necessita di una riforma e farle tutte insieme diventa estremamente complicato anche perché da ogni riforma occorre individuare il nesso cui ispirarsi e poi una volta rintracciato il bandolo della matassa bisogna far sì che una riforma sia compatibile con l’altra poiché esse non sono delle monadi” ovvero non sono delle realtà chiuse fra di loro ma interagiscono per cui è necessaria una visione d’insieme che, allo stato attuale, manca”.
















